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TARANTO FC

Un altro Taranto? Meglio di no…

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Scoppia la polemica su di un ipotetico “altro Taranto” (o presunto tale) scaturito da un sondaggio su Facebook di Blunote.it, che giocherebbe in promozione o giù di lì attraverso l’acquisizione di un titolo sportivo.

Il post (seguente) di Galigani chiama in causa l’Aps Taras, che non tarda a smentire le illazioni, con apposito comunicato (che riportiamo a parte).

Sondaggio legittimo ma inutile: il Taranto è uno solo.

Pensiamo che chiunque possa e debba fare calcio come meglio gli aggrada e in base alle proprie disponibilità. E che le società di calcio, a livello dilettantistico, sono sempre una risorsa per il territorio per i risvolti sociali, soprattutto se radicati in certi quartieri difficili della città, magari recuperando alcune strutture che attualmente versano nel degrado assoluto, in cui allevare i giovani del posto. Se ce ne fossero tante, come ai bei tempi, sarebbe bellissimo.

Ma se l’idea di base fosse quella di fare calcio partendo dalla promozione o dalla prima categoria (sic!) poggiando sul concetto (velato ma non troppo) di contrapposizione verso il Taranto Fc 1927 (magari con l’obiettivo di arrivare in D a giocarsi il derby, doppio sic!) e di scalzarlo nelle preferenze dei tifosi rossoblu… beh, ci viene un certo magone, solo a pensarci. Abbiamo un esempio a Messina proprio in questa stagione, città paragonabile alla nostra, almeno come bacino d’utenza: due squadre in D praticamente con lo stesso nome e gli stessi colori sociali, una proveniente dalle categorie regionali, l’altra erede del Messina fallito, un tentativo di fusione saltato, una tifoseria confusa, risultati poco consoni alla storia calcistica pregressa spacciati per buoni, circostanza quest’ultima vissuta purtroppo anche e più volte qui a Taranto. Un incubo insomma che preferiremmo non aggiungere a quelli già vissuti recentemente.

In questo periodo di emergenza sanitaria che mette in pericolo la stabilità economica del Paese, parlare di soldi e di investimenti in una società di calcio ci sembra oltremodo fuoriluogo e forse poco rispettoso del sentire comune.
Resta il fatto che se ci fosse davvero qualcuno disposto a fare calcio (vero) in una piazza importante come Taranto, non dovrebbe prescindere dalla continuità storica, alla base del legame identitario con la tifoseria, che per ovvie ragioni mal sopporta la D, figuriamoci le categorie regionali.


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