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“TATTICAMENTE BY ROMANZINI”: IL SETTIMO TARANTO.

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TATTICAMENTE. IL SETTIMO TARANTO.

Quello che abbiamo visto domenica sera nel derby contro i cugini leccesi è stato il settimo Taranto differente, negli uomini e negli schemi, targato mister Prosperi.

La gara contro la capolista del girone C di Legapro ha presentato molte criticità, dovute soprattutto alla forza dell’avversario, capace la domenica precedente di spodestare l’ex battistrada Juve Stabia dopo una gara vinta in rimonta.

Di fronte ad una squadra ospite così forte, abbiamo notato nel Taranto ulteriori variazioni tattiche e di uomini rispetto alle precedenti partite, variazioni che da un certo punto di vista hanno una logica visti i rientri di qualche titolare assente da tempo, ma contrastano con una continuità tecnico-tattica che con questo allenatore sta mancando.

Analizziamo anzitutto il reparto arretrato rossoblù, croce e delizia di questo campionato, visto che è stato sino al derby di Foggia tra i meno battuti del girone, salvo poi perdere questa qualità a seguito soprattutto degli infortuni subiti dai protagonisti in campo.

La difesa rossoblù ha beneficiato del rientro di un elemento fondamentale come Stendardo, ma non è stata schierata “a tre” come solitamente ha giocato con Stendardo in campo, ma è stata impostata diversamente, “a quattro”, grazie allo spostamento di Nigro centrale e soprattutto di Pambianchi a sinistra. Il quartetto è stato completato dal già citato Stendardo al centro e dal sempre presente De Giorgi a destra.

L’idea di Prosperi è stata probabilmente quella di rendere più impermeabile agli attacchi salentini la zona sinistra difensiva, vero punto debole delle squadra che manca di un terzino sinistro di ruolo o in alternativa di un esterno sinistro capace di coprire tutta la fascia di competenza. In fase di possesso la tattica avrebbe trasformato la linea a 4 in una linea nuovamente a 3 con l’avanzamento di De Giorgi sulla linea dei mediani.

Il piano tattico dell’allenatore è saltato quasi subito, a causa del gol di Tsonev al 10 minuto del primo tempo, ma nella circostanza grandi colpe al reparto arretrato non ci sono, visto che il gol è arrivato con un tiraccio da 25 metri che non ha visto contrasti.

Responsabilità evidenti nella circostanza sono ricadute integralmente sulla mediana, incapace di filtrare a dovere gli attacchi avversari e soprattutto privata dell’unico elemento in grado di pressare i portatori di palla ospiti, ossia Nigro. Nello specifico, il centrocampo schierato “a due” ha visto in Sampietro un elemento protagonista di una buona gara, mentre il compagno di reparto Bobb, ragazzo interessante in fase di impostazione, ha manifestato come in precedenti circostanze una scarsa predisposizione all’azione di tamponamento e filtro delle azioni dei centrocampisti avversari, oltre ad una lentezza nell’incedere che spesso gli fa perdere in fase di non possesso l’avversario da marcare.

Peccato, perchè la bravura di Tsonev nei tiri dalla distanza si era già manifestata a Castellammare la domenica precedente con il bulgaro autore di un gran gol da lontano.

Il quadro tattico rossoblù contro il Lecce è stato completato da una batteria di trequartisti, di nome più che di fatto, composta da destra a sinistra da Bollino, Paolucci e Potenza. Dei tre il più pericoloso è stato Potenza, soprattutto per quelle doti di velocità che possiede, mentre Paolucci ha avuto soprattutto il compito di marcare il play basso leccese Arrigoni, mente della mediana avversaria, e Bollino invece è stato bloccato da un sistematico raddoppio di marcature compiuto dagli avversari.

Il centravanti di giornata, Magnaghi, è stato pertanto privato sia di rifornimenti dalle fasce, inesistenti, sia di palle giocabili dalla trequarti, con i compagni di squadra preoccupati di bloccare le avanzate leccesi.

Il risultato è stato un primo tempo durante il quale è emersa una superiorità tecnica e anche atletica da parte del Lecce, che ha legittimato l’esiguo vantaggio. Nella ripresa il Taranto, piazzato in campo sempre con il 4-2-3-1 iniziale, ha messo nella sfida quel cuore e quella determinazione necessari ad una squadra inferiore tecnicamente all’avversario, ed ha prodotto 20 minuti di buon calcio, durante i quali la squadra è riuscita anche a pareggiare, grazie ad un gran tiro di Potenza non trattenuto dall’estremo giallorosso Gomis, con pallone ricacciato fuori dalla porta quando la sfera ha abbondantemente oltrepassato la linea fatale.

Un gioco maggiormente aggressivo e qualche calcio d’angolo conquistato sono stati il risultato di questi 20 minuti iniziali davvero discreti. I cambi successivi operati dal mister non hanno permesso alla squadra di guadagnare pericolosità, sia perchè è stato tolto inspiegabilmente dal campo l’unico a sapersi rendere pericoloso davanti, ossia Potenza, sia perchè chi l’ha sostituito, Viola, non ha fatto vedere granchè, tranne un tiro dalla distanza respinto in angolo.

Il secondo cambio ha visto finalmente in campo un elemento tra i più in forma del centrocampo, Lo Sicco, inspiegabilmente relegato in panca dopo la buona prova di coppa di mercoledì scorso. Il sostituito è stato Sampietro, probabilmente per infortunio dello stesso, visto che tra lui e Bobb il più positivo è stato senz’altro l’ex doriano.

Delle sostituzioni, comunque, la più incomprensibile è stata la terza, avvenuta esattamente al 90′, con l’ingresso in campo di Balzano per Magnaghi e conseguente spostamento nel ruolo di centravanti di Stendardo.

Lo spostamento di un centrale difensivo in attacco è mossa comprensibile nei minuti di recupero, meno comprensibile è risultato privarsi di una torre ulteriore in area avversaria, Magnaghi, e soprattutto la rinuncia ad un altro attaccante a disposizione, Balistreri, mortificato dalla scelta tattica. Forse l’idea poteva essere sfruttare i lunghi lanci di Balzano o la sua predisposizione al tiro da fuori, ma nei 4 minuti di recupero il ragazzo non ha fatto né una cosa né l’altra, preoccupato di mantenersi sempre sulla linea dei difensori.

Il triplice fischio dell’arbitro ha sancito una sconfitta che, nonostante ci potesse stare visto che abbiamo giocato contro la capolista, lascia un grande amaro in bocca a tutti, sia perchè il Lecce non è stato quello squadrone ammirato in altre domeniche, sia perchè probabilmente il Taranto avrebbe meritato di più per l’impegno profuso e per il gol realizzato e non visto.

Sabato prossimo, a Monopoli, rientreranno in squadra altri elementi come Altobello, assente per squalifica. La domanda che ci poniamo è sempre la stessa: vedremo continuità tattica, oppure assisteremo all’ennesima rivoluzione negli uomini e nei ruoli?

La speranza è che il mini-ciclo di tre gare in otto giorni contro avversari alla portata possa portare in dote punti indispensabili alla classifica. Per il gioco, per le tattiche e per giocatori migliori si dovrà necessariamente attendere gennaio, il mercato di riparazione, durante il quale non sarà facile il compito che attende il nuovo DS De Poli, chiamato a rimodellare una squadra in confusione.

ALESSANDRO LA TANZA

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