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TARANTO FC

Taranto, quel “peso” da recuperare

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La vicenda Logo potrebbe (anzi dovrebbe) essere giunta a conclusione con l’accordo tra il Taranto Fc e l’Aps Taras per la cessione gratuita del marchio. Bene ha fatto la Taras, il suo passo indietro evita conseguenze che avrebbero arrecato solo inutili tensioni nella tifoseria.

Meno bene la storia dei comunicati, in cui i due “contendenti” esprimono la propria versione dei fatti, con la Taras che rimarca il proprio ruolo in “difesa della storia e dell’identità del Taranto“, mentre il Taranto Fc sottolinea che “Il Marchio del Taranto torna finalmente nella proprietà del club” che “non esiste società sportiva che non risulti essere proprietaria del proprio segno distintivo”.

Traspare dai rispettivi comunicati stampa come entrambi i soggetti siano ben lungi dall’avere quella considerazione reciproca utile a soddisfare l’esigenza, più volte richiesta da entrambe le parti, di unità d’intenti, volta a creare l’humus giusto sul quale costruire le vittorie che merita questa tifoseria.

Una tifoseria unica e irrepricabile, quella tarantina, vessata da anni di dilettantismo e incompetenza, indicando col primo termine un dato di fatto sancito -anche- dalla categoria di competenza del Taranto Fc, col secondo la gestione spesso approssimativa e casereccia del calcio rossoblu non all’altezza della piazza e della città che si rappresenta.

L’accordo di cui sopra ha evitato l’incancrenirsi di una faccenda che nulla ha a che vedere col calcio, poco col marketing, vista l’attuale appeal del Taranto, in serie D da anni, molto su ripicche personali, col Taranto (inteso come la squadra che tutti amiamo fin da bambini) vittima assieme alla propria tifoseria di continue situazioni che minano, inutilmente, la tranquillità della piazza.

Intanto, mentre qui si litiga per il Logo, da altre parti sono pronti a dar battaglia per accedere in C dalla porta di servizio dei ripescaggi con presidenti di leghe che si sbilanciano a favore di eventuali riammissioni a tavolino (vedasi Ghirelli-Foggia). Il Taranto?

Il Taranto nostro non è più nei desideri di chi gestisce i fili del calcio italiano, a causa dei continui fallimenti e delle chiacchiere che negli anni hanno di gran lunga superato i risultati. Un Taranto gestito da chiacchieroni inaffidabili non lo vuole nessuno, nonostante una tifoseria unica per passione, sempre pronta a scaldarsi per quella maglia, quasi mai ripagata a dovere dai risultati, neanche al minimo sindacale.

Bisogna recuperare terreno sul piano della considerazione dei vertici del calcio, l’unico modo è dimostrando serietà e quell’unità d’intenti, società-tifosi-politica locale, più volte reclamata a parole che renderebbe Taranto un blocco granitico dal “peso” adeguato alle dimensioni della città ed alla storia rossoblu.

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