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TARANTO CATANIA CON GLI OCCHI…E IL CUORE DI DALILA!

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Taranto-Catania…
Partirò da questo match per parlare un po’ di me. Personalmente, non ne so molto di questa “fatidica” partita, ho solo 19 anni e l’ultimo precedente si è disputato ben quattordici anni fa allo stadio Erasmo Iacovone durante la stagione 2001-02, sfida che ha le colpe di aver fatto allontanare molti tifosi dal Magico…allontanati, sì, ma sempre innamorati di soli due colori: il rosso ed il blu.

Insomma, ero un po’ piccolina per capirne qualcosa, ma tifavo e il mio cuore era già rossoblu. E per di più, sono una ragazza. Rettifico: credo che l’ultima parte non abbia importanza e non influisca sul fatto di capirne o meno di calcio. Sì, sono una ragazza e amo il calcio, quello vero, il calcio giocato con passione. Quello sport di squadra in cui tutti, dal primo all’ultimo, ci mettono il cuore. Per me, chi sceglie di giocare a calcio e decide di far parte di una determinata squadra, a prescindere da tutto, ha un solo dovere: scendere in campo sudando la maglia, per onorarla come si deve. E per farlo al meglio è necessario metterci voglia e grinta e, come si suol dire, “buttare l’anima in campo”.

Tornando alla partita. Sono una ragazza e all’epoca avevo solo 5 anni. Ricordate, voi che c’eravate, e provate ad immaginare, per chi come me non avesse vissuto quei momenti, il caos di quei giorni: un’intera città in tilt, in preda all’euforia, con il clima partita che iniziava a farsi sentire già da inizio settimana, appena dopo il match di andata a Catania vinto dagli etnei per 1-0, con i rossoblu che si videro annullare un goal regolare. Già da quel momento, si iniziò a capire che qualcosa non andava come avrebbe dovuto. O meglio, non andava per il verso giusto. Ahimè, dopo anni e anni di corsi e ricorsi storici, si può benissimo affermare che le cose andarono proprio come sarebbero dovute andare: filò tutto liscio, andò tutto come previsto dalla volontà dei “poteri forti” (a buon intenditor, poche parole). Il Taranto era destinato a restare in serie C anche quell’anno, vedendosi soffiare la promozione dal Catania. Ma i tifosi tarantini, si sa, sono così: non mollano mai, sempre passionali e pronti a difendere ad ogni costo il Taranto per tutti i 90 minuti.

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Non ero mai stata allo stadio e nemmeno quel giorno papà mi ci portò; troppo piccola, troppo pericoloso portare al campo una bambina di 5 anni quando LA partita da disputare era Taranto-Catania, quel Taranto-Catania e non un Taranto-Catania qualunque. Di lì a poco, avrebbe avuto luogo la fase finale di ritorno dei playoff per tornare in seconda serie, la tanto agognata serie B che il Taranto non vedeva da tempo. Restai a casa con il resto della mia famiglia. Non ricordo davvero nulla di quel giorno, sarà che la mia memoria avrà voluto rimuovere certi momenti prima ancora che potessi farne tesoro. Non ricordo la reazione dei trentamila tifosi presenti sugli spalti ad incitare i colori rossoblu come non ci fosse un domani, implorando vendetta contro l’ingiustizia subita nel match di andata. Tantomeno ricordo il loro sgomento e l’indignazione a fine partita. Non ricordo la delusione dipinta sul volto di papà una volta tornato a casa, senza dubbio amareggiato e con la voglia di parlare pari a zero. La notizia che campeggiava era solo una: Taranto  zero Catania zero e per il Taranto, sconfitto a Catania, sarebbe stata ancora terza serie.

Il Catania uscì indenne da uno Iacovone che, definire una bolgia, è alquanto riduttivo. Quella domenica allo stadio c’era più gente di tutta quella che si può trovare in giro per le strade del centro. Una città intera innalzava un solo grido: FORZA TARANTO! E, alla fine di tutto, quella stessa città vide i propri sogni infrangersi contro la rete. I cosiddetti “poteri forti” decisero il nostro destino, condannandoci ad una lunga sofferenza e distruggendo le ambizioni tarantine. Ovunque io vada e a chiunque io chieda informazioni, spiegazioni riguardanti la partita innominabile, la risposta è a senso unico: partita venduta. Ogni tanto chiedo a mio padre di parlarmene, ma è davvero difficile per lui rivangare il passato e far riaffiorare ricordi che vorrebbe soltanto rimuovere. Mi dice sempre che, molto semplicemente, quella partita da parte dei nostri non fu mai giocata, fu tutta una presa in giro.

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La partita della vita, insomma, quei 90 minuti che, dopo la pesante sconfitta rimediata all’andata, i nostri avrebbero dovuto giocare col sangue agli occhi non concedendo davvero nulla all’avversario. Invece era stato già tutto deciso da “cause di forza maggiore”. E i tanti, tantissimi tifosi accorsi allo stadio Erasmo Iacovone per festeggiare la serie B, certi di poterlo fare, ne sono usciti scioccati, profondamente delusi, presi in giro da chi aveva in mano il potere e le sorti del Taranto. E da quel momento, per molti di loro, si aprirono le porte della sofferenza. Troppi furono coloro che, con un nodo in gola e un macigno sul cuore, decisero di abbandonare il loro più grande amore, di non seguire più le vicende legate al calcio tarantino.

“Basta, da oggi io col Taranto ho chiuso e al campo non ci torno più. Tanto è sempre la stessa storia, chiamatemi quando riavremo la nostra serie B”. Insomma, fu una giornata davvero sconvolgente per chi ama da sempre i colori rossoblu. E, ancora oggi, c’è chi davvero la pensa così e non è ancora tornato a vedere una partita del suo amato Taranto. Non saremo in serie B, è vero, ma da quando seguo la mia squadra non ho mai smesso di tifare e di andare al campo e purtroppo ho vissuto più serie D che altro. Ma le emozioni che questa squadra, il mio Magico Taranto, sa procurarmi quando sono lì su quei gradoni ad incitare i miei colori, nessun’altra squadra sa darmele.

Aspettare tutta la settimana che arrivi domenica “solo” per tornare a mettere piede nel tempio del calcio tarantino, è un’attesa che solo in pochi conoscono. “TANTO NON CAPIRAI”, ed è vero. Chi non capisce quanto il cuore possa batterti forte in petto quando sei lì, circondato da tanti altri innamorati come te, non potrà mai provare certe emozioni. Emozioni che solo tu conosci. Tu e tutti i veterani tifosi rossoblu. “Quando il Taranto è in campo, fortissimo batte il mio cuor”. E domani sarà proprio così.

Finalmente potrò vivere anche io un Taranto-Catania, non sarà sicuramente dello stesso calibro di quello di 14 anni fa, ma per me, che avrei voluto vivere quello storico, significa tanto. E sono agguerrita più che mai. Domani un solo grido: “QUANDO L’URLO SI ALZERÀ, TUTTO IL MONDO TREMERÀ! CANTEREMO FINO ALLA MORTE, INNALZANDO I NOSTRI COLOR”. FORZA TARANTO!!! OGGI, DOMANI, SEMPRE!

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