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Taranto Andria 2-0: Il commento dalla curva.

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Partiamo alle 19 e 30 direzione stadio. Ha appena smesso di piovere. Solita sosta scaramantica al solito Bar, in viale Magna Grecia. C’è gente fin fuori, stanno guardando un altro derby, con una certa partecipazione emotiva e forse chissà, qualcuno di loro magari neanche sa che il Taranto gioca in casa. Consumiamo velocemente il nostro caffè e andiamo via, direzione curva Nord, pensando che se arriviamo prima della fine della partita in Tv evitiamo la fila all’ingresso. Fortunatamente non siamo gli unici a pensarla così. 20 e 12 siamo dentro. A occhio e croce saremo 4000. Sull’onda lunga della sconfitta di Caserta, c’è già chi ha mollato, la settimana è stata costellata di commenti pessimistici quasi fossimo destinati inevitabilmente alla retrocessione.

cuTanti bidoni, tra i nostri. E in curva molti mugugni alla lettura delle formazioni. Ma il calcio si sa, non è una scienza perfetta. Una volta, anni e anni fa, lessi un’intervista al prof. Scoglio, all’epoca allenatore del Messina. Sosteneva che era matematicamente impossibile prendere gol su palla inattiva. La domenica seguente perse qui a Taranto 1-0, Dalla Costa su punizione.

Ed è così che Bobb e Balistreri, per citarne due che in curva non godevano, diciamo così, di molta stima all’inizio dell’incontro, sono usciti tra gli applausi al momento del cambio.

Minuto di silenzio e coro per ricordare che non si può morire per il lavoro, cosa tristemente ricorrente a Taranto.
Il Taranto gioca un gran primo tempo.  Quasi mai in affanno passa meritatamente in vantaggio con Bollino, un ragazzo che cresce di partita in partita e che dà la sensazione di avere numeri importanti, se solo osasse di più. ‘Ma piccè nonge tirene mbort…’ è il primo quesito di giornata nelle occasioni in cui si è esagerato nel voler cercare l’assist (un paio di volte Bollino ma anche Bobb). Il gol arriva su un’azione bellissima conclusa con un colpo di testa sul primo palo sotto la Nord di Bollino su cross di un inesauribile De Giorgi. L’urlo è forte, il gol è bello e Bollino si gode il momento inebriandosi i timpani.

Il Taranto gioca, per la prima volta quest’anno non lascia l’iniziativa all’avversario. Bobb e Lo Sicco, sostenuti dagli esterni De Giorgi e Garcia, non vanno in affanno e dimostrano di avere buona tecnica. Anche il lavoro di Bollino che galleggia tra le linee aiuta i due a non essere messi ‘in mezzo’. Il solito Maurantonio e la solita difesa fanno il resto. Finisce il primo tempo con la sensazione che si sarebbe potuto fare anche di più.
‘Speriamo ca mantenime’ il commento di chi già immagina un secondo tempo di sofferenza. Ma la ripresa si apre con il match-ball che capita tra i piedi di Bollino su spizzata del solito Balistrieri. Tutto solo, il nostro spara fuori. ‘Ma piccè nonge segnene…’ il secondo quesito di giornata, pieno di sofferenza, sussurrato da qualcuno che ha trovato involontariamente una risposta al primo quesito.

nigroqL’Andria comincia a spingere sull’acceleratore e Papagni toglie Balistreri per Viola. ‘Questa sostituzione non l’ho capita’ dice uno che voleva fuori Magnaghi. Ma Bali, in campo a sorpresa, veniva da un’infortunio, cambio giusto. Come quello di Bobb con Nigro… bisogna evitare preziosismi inutili.
Nel frattempo Fall manda alto di testa l’occasionissima per l’Andria. C’è da soffrire e lo si capisce dall’ultimo cambio. Entra Balzano per Magnaghi. ‘e cce ha mmise n’otre difensore?’ si chiede chi non approva. Ma Balzano lotta come un leone, s’invola un paio di volte palla al piede, fa a sportellate e mostra i denti agli avversari in più di una circostanza. Manca poco, l’Andria attacca e i nostri cercano di pungere con le ripartenze. Paura su un calcio di punizione dal limite che però sbatte sulla barriera e poi il contropiede di Viola, lanciato a rete e steso in area. L’arbitro ci pensa un po’, ma poi indica il dischetto.

La partita è finita, ma 2-0 sarebbe più bello. Viola non sbaglia ed è apoteosi rossoblu. Festa in campo e sugli spalti. ‘Vi vogliamo così’ è il coro finale, il giusto riconoscimento per un Taranto che sta crescendo.

GABRIELE FRANCHINI

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