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Ta-Fg dagli spalti: Ci voleva un’impresa, e l’impresa è arrivata.

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E arrivò finalmente. Mentre il pubblico ne reclamava la sostituzione ogni volta che la palla usciva dal terreno di gioco, ecco IL CALCIO. Per chi non comprende ancora come mai questo sport sia il più seguito al mondo, il pomeriggio in curva allo Iacovone per il derby col Foggia è il migliore esempio esplicativo di cosa può produrre il pallone, in termini di emozioni, attimi che possono cambiare una partita, un campionato, un destino che appare inverosimilmente avverso.

Una palla difesa bene e girata in porta come fanno i Centravanti, incrociando sul palo opposto, e poi la liberazione, di tutti. In primis lui, Magnaghi, che subito dopo ha pensato solo a correre sotto la Nord, a togliersi la maglia, il gesto della liberazione più totale, dopo sei mesi di digiuno casalingo. Torna a segnare nella stessa porta di quella partita di agosto col Melfi, una doppietta che sembrava l’inizio di un annata importante, per lui e per il Taranto. Torna a segnare il numero 9, proprio nella prima gara dopo l’anniversario della morte di Erasmo, unica bandiera, invocato a gran voce dal pubblico rossoblu a inizio partita. A noi, tifosi del Taranto, malinconici e abituati alla sofferenza e alla delusione, ci piace pensare che il grande Iaco per un attimo abbia rimesso quella maglia e, da Centravanti, abbia compiuto quel gesto, proprio nella gara più difficile, nel derby, contro la capolista, spezzando l’incantesimo.

Così proprio lui, Simone Magnaghi, numero 9 rossoblu, segna un gol importante, un gol che indirizza la partita in favore del Taranto, scatenando l’incredula e liberatoria felicità dei tifosi, che fino a un secondo prima ne chiedevano il cambio. Un Foggia spento in avanti e vittima della sua presunzione, si fa imbrigliare da un Taranto attento, volitivo e ben messo in campo da mister Ciullo. I rossoblu fanno la partita che deve fare una squadra che si trova in zona play out al cospetto di una capolista. Difesa e contropiede, col Foggia che tiene il pallino del gioco per la maggior parte della gara, ma che mai riesce a mettere l’uomo davanti alla porta. Le occasioni migliori della partita sono tutte del Taranto. Il 2-0 di De Giorgi, perfeziona il magico pomeriggio dello Iacovone, ma in fondo ristabilisce la normalità delle cose: lo Iacovone non deve essere terra di conquista per nessuno, come lo è stato troppo spesso quest’anno.

Nel nostro stadio si vince, e la curva lo ha chiesto a gran voce, già da inizio gara. Il Foggia non esce ridimensionato da questa partita, nel calcio ci sta tutto. Il Taranto invece ne riceve una grande iniezione di fiducia, di ottimismo per il proseguo del campionato. Un plauso va fatto a tutti coloro che sono andati allo stadio, nonostante la classifica e il timore di perdere ancora.

Ci voleva un’impresa, e l’impresa è arrivata. Questa volta chi non c’era non ha avuto ragione.

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