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CALCIO

Superlega? Mazzata finale su un calcio già morto

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La scissione dei 12 top-clubs, tra cui Juve-Inter-Milan, la continua ricerca di soldi per strapagare i giocatori, la necessità di non correre il rischio di fallire la qualificazione alla Champions. Tutto scaricato sulle presunte esigenze di un pubblico di 1,5 miliardi di tifosi… seduti in salotto.

Partiamo da un concetto: a noi, tifosi di squadre di provincia come milioni (sì, milioni) di altri in Italia e nel mondo, delle vicende dei top-clubs, poco importa.

Tuttavia, conoscendo il presupposto di base che spinge le società di calcio, cioè la continua ricerca di maggiori entrate economiche in un crescendo senza fine e anche senza logica, le iniziative dei clubs più ricchi (non in assoluto i più blasonati, come erroneamente viene scritto da alcuni giornalisti), incutono sempre una certa diffidenza, soprattutto per i contraccolpi verso il sistema calcio.

Il calcio appunto, lo sport più democratico e a portata di tutti nel mondo, tanto che le capacità tecniche ed organizzative talvolta hanno la meglio sul portafogli delle squadre facenti capo a multinazionali o ricchi sceicchi arabi.
Certo, può sembrare fastidioso per società da introiti enormi e da altrettanto enormi buchi di bilancio, doversi andare a guadagnare un posto in Champions ogni anno sui campi di provincia e magari perdere a confronto di chi con talento ed impegno riesce ad imporsi verso il più quotato (anche in borsa) avversario.

Però bisogna guardare in faccia alla realtà e dirci con onestà come stanno le cose: il calcio, quello vero, è morto già da tempo. La sedicente “Superlega” semmai darà il colpo di grazia ad uno sport scivolato sempre più verso una dimensione da salotto, acuita negli ultimi 14 mesi dalla pandemia.

Il calcio negli ultimi 20 anni è stato drogato dai soldi delle Tv, che hanno fatto crescere a dismisura gli ingaggi dei giocatori, alcuni di loro poco più che bravi pedatori, al confronto dei grandi campioni del passato. Soldi che hanno aumentato a dismisura la forbice tra i più grandi ed i clubs minori, i quali se la giocano con le loro armi, che sono organizzazione, lancio dei giovani talenti e tecnici preparati.

Chi mai si è opposto al continuo snaturamento del calcio perpetrato negli anni se non i tifosi, soprattutto quelli delle curve?
Questo calcio ci fa Skyfo” oppure “Ci avete rotto il ca…lcio“, basti ricordare questi striscioni che comparivano negli anni in cui le TV hanno cominciato ad imperversare con i loro denari, stravolgendo calendari e format sempre più allargati di Coppe e campionati.
Tutto con la compiacenza di chi il calcio lo gestiva, nelle stanze della politica del pallone, spesso in confidenza più che ambigua con certi presidenti. Basta ricordare il famigerato ingresso della Juve U23 in serie C, progetto dal dubbio impatto benefico per il calcio giovanile, ma avallato dai vertici di Federazione e Lega di C.

Leggendo il comunicato dei 12 clubs fondatori, ci sarebbe da sfaldarsi dalle risate, se non fosse che il momento è drammatico per l’esistenza stessa dello sport più popolare del mondo.
Eppure proprio nel comunicato si fa riferimento a presunti mutati interessi dei tifosi, per giustificare una riforma che è più una scissione, uno strappo che proprio le curve dei 12 clubs stanno subendo, non senza far sentire il proprio parere, inequivocabilmente contrario.

Come finirà? Non vi è dubbio, vinceranno ancora una volta i soldi. Con buona pace dei tifosi, ancora una volta non interpellati.

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