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Sibilia: “penalizzati ragazzi e adolescenti”

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Il calcio dilettantistico non chiude. Non ancora, o almeno non del tutto: continuano tutti i tornei tranne la terza categoria e le giovanili sotto gli juniores nazionali. Addio al calcetto tra amici, ma almeno i 690 mi-la ragazzini che frequentano scuole calcio e settori giovanili potranno continuare ad allenarsi, tenendo in vita un intero settore.

Cosimo Sibilia, 61 anni, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, respira ma non sorride: «Chiudere il calcio dilettantistico sarebbe stato come fargli il funerale, ma impedire le competizioni a bambini e ragazzi equivale a creare un forte squilibrio tra una socialità organizzata e quella disorganizzata».

Sibilia, è giusto continuare l’attività con 12 mila contagi al giorno?
«Certo. Le società in estate hanno fatto mutui per adeguare le strutture ai protocolli, per sanificare, per garantire il rispetto di protocolli e standard di sicurezza. Se avessimo chiuso, non avremmo riaperto più».

Eppure la Lombardia ha chiuso.
«Spero che altre non seguano lo stesso esempio. Il fatto che la prima a chiudere gli sport dilettantistici sia stata una regione con un alto numero di contagi rischiava di essere un’indicazione. Non devo parlare con Fontana: l’avrei fatto volentieri prima, per informarlo su quelli che sono i numeri reali. Mi sembra incredibile prendersela con noi, siamo l’unico anello della catena che non ha i mezzi per difendersi».

Ne avete parlato col governo?
«Io non parlo con nessuno da maggio, è grave non aver cercato un confronto con chi organizza e gestisce lo sport di base nel nostro Paese: ora si rischia comunque di penalizzare ragazzi e adolescenti».

Si è letto però di alcune gare rinviate a causa dei contagi.
«Noi siamo un milione di tesserati, in proporzione la percentuale di contagi è molto più bassa che in Serie A. Prima della riapertura delle scuole in Lombardia erano state rinviate 4 gare su 900. E anche adesso siamo a poche decine di partite rinviate ogni settimana sulle migliaia previste, e tutte per un positivo che costringe all’isolamento gruppi di 30/40 persone. Non siamo noi gli untori».

Dove pensa sia il problema?
«Tutte le regioni mi confermano che il numero dei rinvii si è alzato dopo la riapertura delle scuole. I ragazzi hanno ripreso a contagiarsi non in campo, ma salendo su metropolitane stracolme o per strada. Il calcio offre la possibilità di vivere la socialità in sicurezza, nel rispetto di protocolli validati dal Cts. Preferite forse vedere i giovani divertirsi senza regole o assembrati nei centri commerciali?».

Avete parlato con Federcalcio e Coni del problema?
«I vertici del calcio mi hanno detto che se il governo avesse chiuso il calcio dilettantistico, loro sarebbero stati pronti a bloccare anche la Serie A e la Serie B. Per dare un segnale. È come a maggio, se non andiamo alla stessa velocità siamo spacciati».

Perché spacciati?
«Siamo un’impresa, la Lega Dilettanti ha 370 dipendenti, se non giochiamo chiudiamo lasciando per strada queste famiglie, oltre a 2000 collaboratori e i tantissimi volontari. Ma l’indotto è enorme: chi vende palloni, scarpe, tute, e poi ristoranti, alberghi che ospitano le società».

Fonte larepubblica.it

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