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Sergio Buso, il mister gentiluomo

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Oggi ricorrono i 70 anni dalla nascita di Sergio Buso, indimenticato portiere prima e allenatore poi del Taranto.

Nato a Padova il 3 aprile del 1950, Buso nella sua ventennale carriera ha esordito tra i professionisti con la squadra della sua città nel 1968, prima del salto nel Bologna di Giacomo Bulgarelli, con cui vinse una Coppa Italia in finale contro il Palermo nel 1974 ai calci di rigore.

A seguire il Cagliari nell’ultima stagione di Gigi Riva, conclusa con la retrocessione in B nel ’75-’76, Novara in B l’anno seguente e Taranto nel ’77-’78, a fare la staffetta con Zelico Petrovic. Per lui, infatti, furono 15 le presenze in questa prima stagione in rossoblu, quella della presidenza Fico e del sogno infranto di Erasmo e della A.

Dopo una parentesi a Teramo in C, torna a Taranto nel ’79-’80, quello del primo Carelli, a dividersi il compito di estremo difensore ionico con l’amico Petrovic, collezionando altre 16 presenze.
A fine campionato, dopo una salvezza sofferta, Buso passa al Pisa. Con la società toscana disputa 4 stagioni, ottenendo alla seconda di queste, la promozione in serie A.
Nell’84-’85 è a Mantova in C2, prima di chiudere la carriera di giocatore alla Lucchese con cui ottiene una promozione in C1.

Con la Lucchese inizia la carriera di allenatore che lo vedrà tornare a Taranto per allenare nel settore giovanile nel 1989-90. La svolta a livello professionale a Bologna, come secondo di Renzo Ulivieri dal ’95 al ’99: con i felsinei ottiene la promozione in A.
Dopo una breve parentesi in panchina come allenatore nell’interregno tra Mazzone e Guidolin, approda nel 2000 sulla panchina del Taranto in C2, per il suo quarto ritorno in rossoblu, fortemente voluto da Ermanno Pieroni, convinto di affidare a lui la squadra appena ripescata ma con l’obiettivo del doppio salto immediato in C1.

Il cammino altalenante nel girone d’andata e la sconfitta a Gela nella prima di ritorno, portano il Taranto al quarto posto e ad un -7 dal Campobasso capolista, nonostante un gioco da categoria superiore espresso dalla sua squadra. Si pensò infatti, nei commenti di tifosi e addetti ai lavori, che la C2 fosse un campionato non adatto alle caratteristiche di gioco mostrato dal Taranto di Buso, bello da vedere ma forse poco concreto per la categoria visto l’utilitarismo delle altre contendenti, che puntavano più sull’agonismo e sul solito gioco ostruzionistico.
Fu così Massimo Silva a raccogliere la sua eredità, portando in porto la stagione recuperando il distacco dal Campobasso e vincendo il campionato con una gara d’anticipo.

Buso torna in A, nello staff tecnico del Venezia nel 2001 ed in seguito colleziona esperienze con Napoli, Reggina, Fiorentina, Catanzaro e ancora Bologna. Nel 2006 arriva la chiamata di Roberto Donadoni, CT della Nazionale, come vice, con la quale disputa l’Europeo del 2008 in Germania (eliminazione ai rigori contro la Spagna che diventerà Campione).
Forse il punto più alto della sua carriera di tecnico.
Il rapporto con Donadoni continua anche dopo l’allontanamento dello stesso dal ruolo di CT della Nazionale, con l’ex ala di Atalanta e Milan che lo porta con sé a Napoli dal 2008 al 2010.

Il resto è ciò che accade agli uomini, anche a chi vive un’esistenza intera dedicata allo sport ed ai rapporti con gli altri, con l’educazione che contraddistingue chi è dotato di sani principi morali. Sergio Buso era infatti un uomo che non amava le parole fuori posto, né le luci della ribalta. Forse per questo è ancora ricordato con piacere in tutte le piazze dov’è stato, tra le quali Taranto, che l’ha salutato calorosamente e con emozione il 24 dicembre del 2011, nella chiesa di Sant’Egidio al rione Tramontone.

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