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CALCIO

Seconde squadre, ok ma… il calcio di provincia?

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Ieri si è svolta presso l’Allianz Stadium di Torino il convegno sulle cosiddette seconde squadre. Ospiti della Juventus, unica aderente al progetto lo scorso anno, i vertici del calcio italiano e i rappresentanti delle società e delle varie categorie.
È emersa una certa distanza di vedute tra chi è promotore del progetto (Juventus in testa, il presidente dell’Assocalciatori Demetrio Albertini e Beppe Marotta, attuale dirigente dell’Inter, ex fresco della Juventus) e chi il progetto lo percepisce come una vera e propria imposizione della vecchia gestione commissariale, cioè la nuova Figc di Gravina, la lega di C di Ghirelli e la maggioranza (quasi totalità) dei presidenti delle squadre di C e B.

Ma quale sarà il futuro prossimo? Difficile dirlo. A parole la Federazione e la lega di C sono favorevoli. Ma rivedendone i parametri e in sostanza rimodulando il progetto rendendolo più digeribile, soprattutto a livello economico, per la lega di C.
Il progetto, come è adesso, non ha alcun vantaggio per le società di B e C, estromesse dai grossi guadagni della serie A e che spesso vanno avanti con risorse personali dei presidenti di turno.
Una A che con le seconde squadre potrebbe fagocitare definitivamente anche le serie professionistiche minori.

Un progetto che ingolosisce i club con una dimensione “europea” a cui fa comodo acquistare giocatori in erba e mandarli a farsi le ossa in C senza prestarli a nessuno.
Il problema principale, inutile nasconderlo, è la possibilità di ritrovarsi presto con 7-8 o anche più squadre B in una lega di C destinata a tagliare gli organici in un prossimo futuro.
Seconde squadre che potrebbero anche essere promosse in serie B.
Cosa non remota come qualcuno potrebbe pensare.

Le tifoserie si sono già espresse. La Juventus U23 non ha praticamente alcun seguito, mentre molte tifoserie avversarie hanno boicottato la partita contro i bianconeri.
Ma il parere delle tifoserie evidentemente è l’ultimo dei problemi e ieri non era neanche in agenda.

Le big di A vedono nelle squadre B la soluzione per colmare il gap con i club di vertice a livello europeo. La Federazione le vorrebbe capaci di sfornare giovani fenomeni da destinare alla nazionale.
Troveranno l’accordo.

Intanto il calcio di provincia muore. Tra l’indifferenza sostanziale di chi dovrebbe rappresentarne le istanze con pari dignità rispetto ai club di A, ma anche dei tifosi, ormai assuefatti dal calcio dei fenomeni in TV, al calduccio, davanti ad una pizza d’asporto.

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