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TARANTO FC

Ripescaggio? Per noi si deve fare

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Vittorio Galigani ha evidenziato le criticità, secondo il suo parere, a cui andrebbe incontro il Taranto in caso di domanda di ripescaggio in C.

Partiamo da una premessa: i criteri non sono ancora stati resi noti, ma abbiamo pochi dubbi sul fatto che i suoi “spifferi” saranno certamente confermati a stretto giro, soprattutto per quanto cerne la parte riguardante l’esborso economico. Resta il dubbio sull’eventuale regola dei cinque anni dall’ultimo ripescaggio, della quale non fa menzione, che escluderebbe il Taranto (e solo il Taranto) dalla possibilità di fare domanda.

Galigani ha argomentato le sue perplessità partendo dal fattore economico: 350 mila euro di fondo perduto più un paio di fidejussioni a garanzia di pari importo, tassa d’iscrizione di 100 mila euro, per un totale 1,4 milioni. Oltre ai soldi per costruire la squadra.

Tralasciando i discorsi relativi all’impianto della Salinella (nessuno ce ne voglia ma ci viene difficile pensare che la messa a norma dello Iacovone sia ostacolo insormontabile, visto quanto c’è in giro in serie C in termini di stadi), veniamo subito al dunque.

Tutto si riduce ad una sola domanda: la società attuale deve far fronte all’incombenza pur di abbandonare il dilettantismo oppure rischiare un altro anno sulla roulette del girone H?

Il presidente Giove ha dichiarato tempo fa che il Taranto avrebbe fatto domanda di ripescaggio e che i contatti con la Federazione erano già stati avviati per dimostrare disponibilità e capire come articolare la richiesta. Contatti che anche il Comune ha confermato per quanto riguarda l’impiantistica, come dichiarato dall’assessore ai lavori pubblici Motolese, intervenuto in diretta un paio di settimane fa a “100sport Magazine”.

Certo a Taranto ne abbiamo viste di tutti i colori, tanto da essere iper diffidenti sulle dichiarazioni della dirigenza di turno. Sarebbe però azzardato da parte della Società dichiarare la propria disponibilità al ripescaggio e poi non procedere nel caso ci siano effettivamente le possibilità normative per avanzare la richiesta.
Pensiamo quindi che Giove abbia fatto i suoi calcoli, prima di esporsi senza se e senza ma.

La richiesta del presidente di “appoggio” da parte della città ci pare lecita, oltre che opportuna.
Si fa dappertutto, anche in realtà che proprio in questi giorni stanno festeggiando promozioni sul campo (vedasi Pordenone) ma anche in capoluoghi vicinissimi al nostro non tutto è farina di un unico sacco. In questo senso crediamo che il Comune debba fare di più nel convogliare il maggior numero di sponsorizzazioni a sostegno della “candidatura Taranto” al ripescaggio, perché continuiamo a pensare che il calcio sia volano importante per l’economia della città e per il risvolto sociale conseguente in termini di aggregazione, spinta emotiva e rilancio d’immagine. Cose che solo il calcio in quanto sport più amato e seguito al mondo può fare, soprattutto in una città depressa come Taranto.

Siamo d’accordo con Galigani sul discorso “brand” da consolidare. In quest’ultimo decennio il Taranto ha avuto società ballerine e poco lungimiranti. Ciò ha un peso non indifferente in termini di credibilità. Ma esula dal discorso ripescaggio. Si può consolidare il “brand” anche in C facendo della buona gestione l’obiettivo primario da conseguire.
Ad esempio, per quanto concerne le risorse per la costruzione della squadra, molto si gioca sulle competenze giuste al posto giusto.

Il pubblico tarantino ha a più riprese dimostrato di essere maturo in questo senso. Ma sostenere oggi davanti ai tifosi rossoblu la tesi della vittoria sul campo suona quasi come una barzelletta: abbiamo una lunghissima storia di fallimenti sportivi e non alle spalle.

Pensare di ripartire dalla D rinunziando volontariamente al salto d’ufficio in C, porterebbe rischi comunque da tenere in conto, in un campionato, quello di serie D che non garantisce, anche facendo le cose per bene e spendendo cifre considerevoli, l’ottenimento della promozione. Il calcio ha troppe variabili che possono minare l’andamento di una stagione e in un campionato in cui sale solo la prima, ogni astro si deve allineare, dentro e fuori dal campo. Potresti fare “lo squadrone” e arrivare comunque dietro il Picerno (ma anche Matera, Andria, Francavilla) di turno.

Restiamo quindi dell’idea che se tra un mese si dovesse aprire uno spiraglio per abbandonare la serie D, tutti dovrebbero fare il massimo affinché il nostro Taranto rientri nel professionismo, Società, Comune, imprenditoria, stampa e tifoseria.

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