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CALCIO

Riforma dei campionati, ecco l’idea di Gravina

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Serie A a 18 o 20 squadre, B e C d’élite in un’unica Lega, serie C che diventa 4ª serie con due gironi da 18, D d’élite con 3 gironi da 18 e D attuale che diventa 6ª serie. Il tutto entro il 2024-25. La piramide del calcio italiano si allunga, ma non c’è traccia di contenimento dei costi da parte dei clubs che continuano a spendere più di quanto incassano, soprattutto in ingaggi. La serie A? Nessun futuro senza competitività. Rendere il sogno Scudetto possibile non solo per le solite, grazie alla ridefinizione dei diritti TV, unica soluzione per aumentare l’interesse dei tifosi ed avvicinare investimenti stranieri. Di seguito l’articolo della gazzetta della sport che riassume le idee di Gravina, a prima vista molto garantiste verso la massima serie e altamente penalizzanti per la serie C.

Fonte gazzetta.it

Dalle parole ai fatti, almeno sulle idee che già trovano il consenso di tutti (o quasi). La riforma del calcio firmata Gabriele Gravina sta prendendo vita: ieri in Consiglio federale il presidente delle Figc ha presentato alle varie componenti del mondo del pallone la bozza del suo piano e già lunedì 2 agosto inizieranno gli incontri di un tavolo di lavoro permanente per definirne i primi passi (che riguarderanno Serie B e C), con l’obiettivo di completare la trasformazione per il campionato 2024/25. “È tempo di cambiare, diamo una prospettiva a lungo termine al calcio italiano”, ha detto Gravina, definendo questa svolta imminente “una vera rivoluzione per riportare sostenibilità e stabilità di sistema, al di là del cambio dei format”.

LA SERIE A 

Ecco, i format. Nella sua idea iniziale la Serie A avrebbe dovuto avere due squadre in meno, “ma non è lì il cuore della riforma: 20 o 18, la questione non mi affascina, la lascio agli imprenditori del calcio italiano”. Insomma, Gravina non pensa sia necessario modificare il numero delle partecipanti al massimo campionato e passa la palla alla Lega. I club hanno già affrontato il discorso la scorsa settimana, grazie anche al prospetto della Deloitte, e la maggioranza è apparsa molto più che scettica. Dalle prime stime i ricavi scenderebbero infatti del 15-20% (tra diritti tv, biglietteria e sponsorizzazioni) e in un momento in cui il calcio italiano, comprese la squadre maggiori, fa davvero fatica a sostenere i costi, il rischio appare eccessivo.

Allora dov’è che il presidente ritiene indispensabile intervenire? Innanzitutto sul numero di retrocessioni, “che deve assolutamente diminuire”, e poi sulla creazione di due sole Leghe, perché “tre livelli di professionismo non sono più sostenibili, quindi ho proposto una fusione tra la Serie B e la Serie C”. Andiamo con calma e partiamo dalle retrocessioni. Secondo Gravina ce ne sono troppe (così come le conseguenti promozioni) non solo limitano la stabilità delle diverse categorie, ma di fatto compromettono pure la sostenibilità del sistema: “Qui ci sono squadre che investono tutto pur di non retrocedere”. Spendono anche al di sopra delle loro possibilità, creando poi situazioni debitorie sempre più pesanti. E gli effetti di certi comportamenti nel nostro calcio si sono visti già troppe volte. Se questo accade, continua il presidente, è soprattutto a causa di una “ripartizione delle risorse in cui il rapporto tra Serie A e Serie B è 1 a 8 e quello tra B e C addirittura 1 a 10. Questo genere di divario non può più esistere”. E allora ecco nella bozza due retrocessioni dalla A, due dalla B e 3 dalla C Elite.

DUE SOLE LEGHE 

E qui veniamo al secondo punto, una nuova Lega di B con all’interno l’attuale Serie B e quella che è stata definita appunto Serie C Elite che, stando a questo primo piano presentato, dovrebbero avere entrambe 18 squadre. Sarebbe poi mantenuta una Serie C classica (con 36 squadre divise in due gironi e per la quale si sta valutando l’ipotesi del semiprofessionismo, a oggi però ancora non normato), quindi una Serie D Elite (creata come campionato cuscinetto per facilitare la transizione) e la Serie D. Occhio alla tempistica: la creazione di Serie C Elite e Serie D Elite è prevista già dalla stagione 2022/23. Alla C Elite, che in un primo momento potrebbe essere a 16, accederebbero 12 squadre di Lega Pro (tolte le quattro che come da attuale regolamento verranno promosse in Serie B) e le due retrocesse dalla B. A queste, se il campionato cadetto accettasse la riduzione a 18, si aggiungerebbero poi le altre due “tagliate”. Per la Serie D Elite si parla invece di 36 squadre nella prima stagione per arrivare a 54 a regime. L’obiettivo è un “raffreddamento del sistema, con contenimento dei costi e una nuova suddivisione delle risorse”. Il tempo stringe e oltre al tavolo di lavoro permanente Gravina si prepara anche a convocare un Assemblea federale che si terrà a novembre per modificare alcune norme dello Statuto federale in modo da semplificare la fattibilità della riforma. Perché, come ribadisce il presidente, “le criticità nel calcio a livello finanziario hanno radici profonde che ora vanno estirpate”. Passando dalle parole ai fatti.

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