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CALCIO

Presto ci potrebbero essere due B…

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Ennesima proposta del presidente Gravina in merito ad una possibile riforma dei campionati.

Ora l’idea del numero 1 della Figc sarebbe quella di introdurre un’altra B: oltre alla già presente serie cadetta, si costituirebbe una B2 con le migliori società della C, non necessariamente quindi le più blasonate.

Entrambe le categorie avrebbero 18 squadre ed insieme alla serie A, che resterebbe a 20 squadre, costituirebbero le serie professionistiche, relegando la C al rango di semiprofessionismo oltre al declassamento a 4ª serie.

Il tutto per ridurre il numero delle squadre professionistiche e dare una sostenibilità maggiore alla C.

Che la C sia una categoria non più sostenibile è un dato di fatto ormai acclarato. Centinaia sono le società fallite negli ultimi 20 anni, alcune anche più volte. È da sottolineare che in verità negli ultimi anni sono fallite anche squadre di B (Siena, Avellino, Bari e Palermo) e in un caso anche di A (il Parma a cui fecero terminare la stagione praticamente pro-forma).

Quindi è evidente che sia più un problema di gestione economica delle società, legate alle fortune e alle capacità manageriali delle proprietà di turno. Il che non si risolverà con nessun tipo di riforma dei campionati, perché (e così sarà per sempre) ogni società si regge sulla volontà (e le capacità economiche) di andare avanti del proprietario pro tempore.

In quest’ottica ci sfugge il motivo dell’istituzione di una B2 a 18 squadre che varrebbe una terza serie, estesa però sull’intera lunghezza dello stivale, isole comprese. Un campionato con un appeal tutto da valutare, clone della vera, vecchia e amatissima Serie B, ma dal fascino e dal ritorno economico tutto da scoprire.

In più il declassamento della C, terza serie per antonomasia, ad una sorta di D che rischierebbe di avere gironi anche più blasonati di questa fantomatica B2.
Situazione, peraltro, già visibile quest’anno, basta vedere quali sono le società che partecipano alla B e quelle che sono relegate in C.

Più logico tornare al doppio girone di C nord e sud, al fine di salvaguardare le (tantissime) piazze blasonate di provincia, relegate ai margini del calcio che conta e ridurre a massimo sei gironi la D.
Una riforma semplice che ridurrebbe le formazioni professionistiche alle sole serie A e B (40 squadre), renderebbe la terza serie semiprofessionistica e più snella oltre a regalare due promozioni a girone.

Una C che continuerebbe a garantire un livello dignitoso a tutte quelle società e città importanti che hanno scritto la storia del calcio di provincia italiano e che, per ovvie ragioni di rotazione fisiologica, non trovano posto, tutte insieme, in serie A o in B.

In più la D con un massimo di sei gironi avrebbe finalmente i contorni di un campionato cuscinetto, con un profilo meno regionale di quanto appaia attualmente (quest’anno 11 pugliesi nel girone H…).

Insomma, non serve inventarsi nulla, basta mantenersi sul semplice e sul logico…





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