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Inchieste e curiosità

Più playoff (e playout) per Ghirelli

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Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli ha esaltato recentemente la formula dei playoff che suscita molto interesse nei tifosi e moltiplica le presenze negli stadi.

Addirittura ha ipotizzato un possibile cambio di format da studiare al fine di rendere più interessante il campionato ed avvicinare maggiormente il pubblico, soprattutto quello più giovane.


TUTTO CONDIVISIBILE, MA…

È un dato di fatto che una partita ad eliminazione diretta susciti certamente più pathos nei supporters che una gara di campionato, fatte le dovute eccezioni per alcune partite cruciali o dal forte richiamo durante la stagione regolare.
Vale così anche per la Champions League: la fase iniziale a gironi non ha lo stesso fascino che si riscontra nelle gare dagli ottavi in poi.
Il dentro o fuori senza appello ha il riscontro dell’interesse del pubblico, molto attirato dalle sfide secche. Non a caso, durante i playoff è facile individuare gente che non ha mai messo piede in stagione nello stadio, se non nell’intera vita in alcuni casi.

È anche evidente però ciò che ripetiamo da anni, alla luce della forte sponsorizzazione della stessa Lega Pro verso le seconde squadre. Lo spettacolo di pubblico della doppia sfida di finale tra Padova e Palermo, con 15mila spettatori all’andata e 35 al ritorno, in entrambi i casi col tutto esaurito, non sarebbe mai potuto essere eguagliato da un Juve-Inter U23. Che, per inciso, si sarebbe benissimo potuto giocare a Vinovo o al Breda di Sesto San Giovanni, dove si esibiscono le rispettive primavere.

E veniamo al dunque. Vanno bene le riforme, ma non bisogna snaturare la serie C, campionato nel quale s’incrociano società blasonate rappresentanti di grandi piazze e piccole realtà che a turno si affacciano al calcio dei professionisti e che, in alcuni casi, vedasi Sassuolo o Chievo, possono arrivare anche alla serie A se sostenute da proprietà importanti.

In definitiva, benissimo i playoff, ma i numeri di Palermo-Padova sono dovuti sì al fascino di una partita spareggio, unito però al seguito delle singole squadre coinvolte.
Con tutto il rispetto, Palermo-Padova in diretta su Rai2 è stato un spot sensazionale per la Terza Serie, ma il fiuto dello share per una partita simile ha fatto la differenza verso una, pur possibile, finale tra Feralpisalò e Virtus Entella o Renate e la stessa U23 della Juventus.

RIFORMA SÌ O NO, DUE IDEE PER IL FUTURO

La serie C ha subito innumerevoli cambiamenti negli ultimi anni. Con problemi che restano immutati, primo su tutti la sostenibilità di un campionato “a perdere”, troppo oneroso a fronte di introiti mai abbastanza sufficienti.
Di seguito due proposte per una C che sia sempre più interessante per un pubblico più vasto:

1) Giusto dare un impulso maggiore all’abbassamento dell’età media, nell’ottica della riduzione dei costi e fungere da serbatoio di giovani calciatori che possa rifornire la serie A di nuovi talenti già abituati alle partite vere, anche davanti a decine di migliaia di spettatori, aumentando a tal scopo i fondi per il minutaggio, eventualmente solo per quelli cresciuti nel proprio settore giovanile;

2) Giusto pensare ad una formula che aumenti l’attrattiva del pubblico. Sarebbe opportuno indirizzarsi verso una riduzione delle gare della stagione regolare, il che si può ottenere solo mediante una diminuzione degli organici: tornare a gironi da 18 squadre, come è stata la C1 (e la C2) per oltre 30 anni, sarebbe la soluzione ideale, con i playoff fino alla 9ª ed i playout dalla 10 alla penultima. Quindi nessuno escluso dalla seconda fase ad eliminazione diretta.
Se si accetta con tranquillità che una formazione classicatasi 10ª e con un distacco abissale dalla 2ª possa giocarsi la promozione, allo stesso modo dovrebbe essere accettabile che la penultima si salvi a discapito dell’11ª. Obiettivo ancora più semplice da attuare con gironi da 18 squadre
.

IL CASO TARANTO 2021-22

Il caso del Taranto dello scorso anno è emblematico.

Una salvezza praticamente in tasca con un girone d’anticipo, seguito da un ritorno da incubo in cui la squadra rossoblu ha comunque centrato l’obiettivo praticamente con una sola vittoria, se si esclude l’affermazione in casa della Turris alla prima di ritorno.
Al di là delle situazioni contingenti che hanno portato a quei risultati negativi, è plausibile che l’obiettivo quasi raggiunto a metà campionato abbia affievolito la fame del gruppo, non stimolato a dovere al raggiungimento di un obiettivo superiore, i playoff, comunque alla portata in quel momento della stagione.
Anche l’interesse del pubblico tarantino è scemato, con punte negative di poco più di duemila presenze nelle fredde serate d’inverno contro Paganese o Campobasso.

Il campionato dei rossoblu si è virtualmente concluso con i tre punti ceduti al Messina nella gara che ha sancito la salvezza matematica per entrambe, prima della passerella finale col Bari e del punto di Picerno. È molto probabile che la possibilità di giocare i playout classificandosi nella seconda metà della classifica avrebbe aggiunto un valore maggiore all’appeal delle singole partite di tutto il girone di ritorno ed un’impostazione differente dell’intera stagione, oltre che delle strategie del mercato invernale.

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