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UNA CHIACCHIERATA CON...

Picci:”a Taranto ti sentivi calciatore”

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Quattro stagioni in rossoblu, 3 in B e una in C1, 133 presenze e 4 reti. Uno degli artefici dell’ultima promozione in B del Taranto, stagione dei record 1989-90.
Stiamo parlando di Silvio Picci, nato a Pisa il 20 settembre di 54 anni fa.

-Ciao Silvio, innanzitutto auguri, come vedi Taranto non ti ha dimenticato

“E io non ho dimenticato Taranto, siete dei “pazzi”, è un piacere sentirvi.”

-Silvio, quel tuo primo Taranto, in B nel 1986-87, si salvò con una rimonta incredibile culminata con gli spareggi di Napoli

“Il merito fu di Veneranda. Prese la squadra in corsa e tirò fuori da ognuno di noi il 200%. Aveva metodi duri, non guardava in faccia a nessuno e alcuni con lui finirono ai margini.”

-Ce lo descrivi un attimo che tipo era Veneranda?

“Voleva il massimo sempre, il suo atteggiamento non era amichevole, diciamo che era abbastanza scontroso. Ci chiamò ad uno ad uno nel suo spogliatoio, a me disse di non conoscermi e questo mi diede la spinta per dimostrare il mio valore.”

-valore che hai dimostrato nel corso di quella stagione e sopratutto in quell’ultima giornata contro il Genoa a Lecce. Tutti si ricordano i gol di De Vitis e Maiellaro, ma non di Picci, praticamente incontenibile per i genoani, che non sapevano come fermarti

“E me lo hanno rinfacciato spesso quando ci ho giocato contro in seguito. Loro con una vittoria sarebbero andati in A. Invece fummo noi a vincere e a guadagnare gli spareggi. In quegli anni il Genoa ci soffriva sempre, eravamo una sorta di bestia nera, pareggiammo 0-0 a Marassi in 8 contro 11, mentre un altra volta vincemmo là 1-0 con gol di Dalla Costa.”

-… e lo battemmo 1-0 allo Iacovone due anni dopo, con gol di Lerda. A proposito quella squadra iniziò benissimo ma poi retrocesse

“Avevamo una squadra forte con giocatori esperti e giovani interessanti, ma forse ci cullammo troppo sull’idea di poter recuperare la domenica successiva e l’abbiamo pagata con una retrocessione forse inaspettata.”

-Ma l’anno seguente si vinse subito il campionato, con record di punti

“C’erano giocatori davvero troppo forti per la categoria (li cita tutti…), ma avevamo anche una mentalità da grande squadra. Sapevamo che dovevamo vincere e che non si doveva fallire.”

-una domanda sulla tua carriera, come mai, nonostante le tue qualità, di quella nidiata di giovani fenomeni che comprendeva oltre te, De Vitis, Maiellaro, Biondo, Spagnulo, Brunetti, D’Ignazio, tutti 20enni o poco più, non sei riuscito a tornare a giocare in A, come i tuoi compagni?

“In realtà l’anno dopo la promozione andai alla Triestina, dove feci bene in B. Cosi mi prese la Lazio, ma non superai le visite mediche per un problema cardiaco. Problema che non mi impedì di essere ingaggiato dal Pisa in B. Giocai fino a gennaio, poi ebbi due gravi infortuni e praticamente la mia carriera fini lì.”

-Comunque la A l’hai assaggiata col Torino da giovanissimo

“Si infatti, il Taranto mi riscattò proprio dal Toro, dimostrando di credere nelle mie doti.”

-Segui ancora il Taranto e se sì, cosa pensi del Taranto attuale

“Seguo il Taranto attraverso voi, tramite i social. Non so perché non si riesca a risalire, ma vedo che i soldi si spendono, lo stadio e spesso gremito, forse lo sapete meglio voi di me perché non si riesce a tornare a certi livelli.”

-Beh, un’idea ce la siamo fatta dopo tutti questi anni… diciamo che forse dopo tanti anni spesso ci facciamo prendere dall’ansia da prestazione…

“Giocare a Taranto non è per tutti. Bisogna reggere la pressione di una tifoseria esigente che giustamente vorrebbe tornare a certi livelli. Ma è il bello di giocare in piazze simili. Anch’io ricordo che non potevamo pareggiare una partita in casa che già si era contestati. Ma a Taranto ti sentivi giocatore. Altrimenti vai a giocare dove ci sono 200 spettatori.”

-Sante parole, grazie Silvio e ancora tanti auguri.

-Un saluto a tutti e forza Taranto!


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