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Inchieste e curiosità

Perché gli arabi non investono in Serie A

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Fonte calcioefinanza.it (Gabriele Buscaglia 14 Novembre 2021)

Le parole con cui Amanda Staveley ha chiuso definitivamente le porte alla possibilità dell’acquisto dell’Inter da parte del Public Investment Fund hanno fatto scalpore. La donna d’affari, proprietaria al 10% del Newcastle con il fondo PCP Capital Partners e braccio destro del fondo sovrano dell’Arabia Saudita nell’acquisto del Newcastle, ha definito la Serie A «un disastro».

Il Corriere dello Sport, in un articolo a firma di Alessandro Giudice, ha quindi voluto analizzare le ragioni dell’atteggiamento degli investitori arabi nei confronti del nostro campionato, spiegando così il rifiuto da parte di Staveley e del PIF.

La prima considerazione riguarda le infrastrutture: gli stadi della Serie A sono vecchi, e non consentono di sfruttare i box office. I club italiani incassano in media 14 milioni da questa voce, contro i 28 milioni dei tedeschi, i 29 degli spagnoli e i 38 degli inglesi.

Un’altra considerazione riguarda i diritti tv. Il fatturato medio delle società di Serie A è 100 milioni di euro inferiore a quello delle controparti inglesi, 74 milioni contro 174 milioni, e risulta inferiore anche a quello delle tedesche (82 milioni) e delle spagnole (91 milioni). Tutto questo si traduce in disparità tecnica, che amplifica a sua volta gli squilibri economici.

Investire in Serie A: perché gli arabi no, ma gli americani sì?

La Serie A non è comunque ignorata dai capitali stranieri. Il campionato italiano è infatti oggetto di grande interesse da parte degli investitori americani, come testimoniano le recenti operazioni di Spezia e Genoa. Perché quindi i club italiani attraggono i capitali statunitensi invece che quelli arabi?

Il motivo risiede nel diverso approccio e nelle diverse culture imprenditoriali delle due realtà. Gli americani sono attirati dalla dimensione ridotta dell’investimento in Serie A, dove con poche decine di milioni ci si può aggiudicare un club (a differenza del Regno Unito), e credono nella capacità di prendere per mano l’azienda e ristrutturarla.

Gli arabi hanno un approccio differente: provenendo da sistemi economici a bassa mobilità, tendono a a vedere stabili gli equilibri di mercato, quindi vedono scarse possibilità di ristrutturazione e di ascesa economica. In un investimento cercano la tenuta nel valore del tempo, consapevoli di dover ridurre la loro dipendenza dalle risorse naturali, mentre gli americani mirano a risultati economici positivi, da monetizzare rapidamente.

Infine bisogna considerare l’aspetto “geopolitico”. Per entrare in Italia e in Unione europea, i capitali arabi sono soggetti a grosse limitazioni e complicazioni, che invece non si presentano per l’ingresso nel Regno Unito, con i quali sono più affini e di cui apprezzano l’apertura e la facilità del business.

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