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Pelé, dai tre Mondiali ai mille gol: la storia di ‘O Rei’

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Edson Arantes Do Nascimiento, detto Pelé, O Rei. Muore la più grande leggenda del calcio di tutti i tempi. I numeri parlano per lui: l’unico ad aver vinto tre Mondiali, 1.281 gol in carriera ed un’unica vera squadra, il Santos che adesso vuole ritirarne la mitica 10, numero iconico grazie lui.

Aveva 82 anni.

IL GIOVANE PELÉ

Figlio di un ex calciatore (Dondinho) che aveva terminato in anticipo la carriera per un infortunio al ginocchio, nasce il 23 ottobre 1940 a Três Corações e trascorre un’infanzia in povertà. Tira i primi calci con il Baurù – dove si era trasferito a 5 anni con la famiglia – e un soprannome “Pelé” che lui non amava perché affibbiatogli in modo dispregiativo. O Rei” arriverà evidentemente dopo. Viene notato nei campetti sterrati dagli osservatori del Santos ed a 15 anni passa nel club che sarà la sua unica vera squadra per i successivi 19 anni.

PELÉ ED IL SANTOS

Esordisce in prima squadra in un amichevole contro il Corinthians il 7 settembre 1956 realizzando una delle reti nel 7-1 finale per il Santos.
A 16 anni è già capocannoniere del campionato Paulista, exploit che gli regala la convocazione al mondiale di Svezia 1958.
Con la maglia bianca del Santos vince 10 volte il campionato Paulista, 6 volte il campionato Brasilerao di serie A, 5 Coppe del Brasile, 2 Coppe Libertadores e 2 Coppe Intercontinentali.
Il 22 novembre del ’64 realizza il record di 8 reti in un’unica gara, nel 11-0 contro il Botafogo. Il 19 novembre del ’69 realizza su rigore contro il Vasco da Gama il 1000º gol in gare ufficiali.
Vince le due Coppe Libertadores nel ’62 in finale contro il Peñarol e nel ’63 in finale contro il Boca. Negli stessi anni conquista la Coppa Intercontinentale battendo 3-2 il Benfica al Maracanà con doppietta dello stesso Pelé e l’anno seguente il Milan in una contestata tripla finale disputata su gare di andata e ritorno più una di spareggio.
Nel 1974 dopo 19 stagioni Pelé decise di ritirarsi dal calcio giocato.

PELÉ ED I COSMOS

Nel 1975 Pelé fu ingaggiato dai New York Cosmos, squadra della North American Soccer League (NASL) per promuovere il calcio nell’America del Nord. Si trattava di un super team nel quale giocavano anche Carlos Alberto, Beckenbauer,
Chinaglia e diversi altri campioni a fine carriera.

Con i New York Cosmos vinse il campionato nel 1977 e per tre stagioni di fila fu inserito nell’All-Star Team della NASL, di cui fu nominato Most Valuable Player nel 1976.
Il 1º ottobre 1977 Pelé concluse la sua carriera disputando un’amichevole tra Cosmos e Santos, le sue due squadre.

L’ex portiere del Taranto Cimpiel in una foto con Pelé all’epoca della NASL


PELÉ E LA SELEÇAO

Con la maglia del Brasile Pelé ha disputato in totale 92 partite (67 vittorie, 14 pareggi e 11 sconfitte), realizzando 77 reti (miglior cannoniere della Nazionale brasiliana di sempre con una media 0,837 gol a partita) vincendo tre Mondiali.

Pelé debuttò nella Nazionale brasiliana il 7 luglio 1957, a 17 anni, contro l’Argentina che in quell’occasione sconfisse il Brasile per 2-1. L’unica rete dei verdeoro fu messa a segno proprio da Pelé.
Nel ’58 è protagonista del Mondiale vinto in Svezia per la prima volta dal Brasile. In quella edizione realizza il primo gol contro il Galles, risultando il più giovane marcatore della storia del Mondiale. In semifinale realizza una tripletta nel 5-2 alla Francia.
Con lo stesso risultato il Brasile sconfisse i padroni di casa della Svezia, con doppietta in finale di Pelé, che diventa campione del Mondo a soli 17 anni e 249 giorni.

Nel ’62 Pelé partecipa al secondo Mondiale di fila ma disputa solo le prime due partite. Nella seconda uscita contro la Cecoslovacchia, Pelé subisce un infortunio che lo tiene fuori fino al termine della manifestazione. Si laurea ugualmente Campione del Mondo, grazie alle prodezze di Garrincha e Amarildo.

Nel ’66 in Inghilterra il Brasile fu eliminato al primo turno dopo le sconfitte contro Ungheria e Portogallo.

Nel ’70 in Messico, arriva il terzo titolo del Brasile e di Pelé, record tuttora ineguagliato di vittorie per un giocatore nel Mondiale. Pelé, 4 marcature in totale, realizza la prima rete nel 4-1 in finale contro l’Italia allo stadio Azteca di Città del Messico.

L’ultima gara con la Seleçao è del 18 luglio del ’71 a Rio de Janeiro contro la Jugoslavia.

Pelé portato in trionfo dopo la vittoria in finale al Mondiale di Messico 70

PELÉ E LA NUMERO 10

Prima della Coppa Rimet vinta nel 1958, la numero 10, oggi simbolo del calciatore più talentuoso che sarà di Maradona, Messi, Del Piero, Totti, Neymar, giusto per citarne alcuni, non aveva la stessa importanza simbolica. In Italia c’erano stati Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola, ma fu lui a dare una dimensione universale ed iconica al numero 10… per caso.

Al Mondiale di Svezia, la lista dei convocati fu inviata alla Fifa dalla dirigenza della Seleção priva di numeri, così vennero assegnati in seguito e a caso: al ragazzino Pelé toccò la 10, un segno del destino.

PELÉ E L’ITALIA

Burgnich disse: “Pensai: alla fine è fatto di carne e ossa come tutti noi. Mi sbagliavo…” Nulla potè di fronte all’imperioso stacco del brasiliano nella finale Italia-Brasile di Messico ’70.
L’Italia avrebbe potuto ammirarlo in serie A: pare che Pelé avesse firmato un contratto con l’Inter di Angelo Moratti. Ma in Brasile venne dichiarato “tesoro nazionale” e fu proibita la sua cessione all’estero.

Pelé sovrasta Burgnich per il gol dell’1-0 nella finale Mondiale del 1970

PELÉ ED I MILLE GOL 

Per la Fifa le reti realizzate da Pelé in carriera sono 1.281 in 1.363 incontri, di cui 761 in 821 gare ufficiali (media realizzativa pari a 0,92 gol a partita). Il millesimo sigillo arrivò su rigore la sera del 19 novembre del 1969, al mitico Maracanã in un Vasco De Gama-Santos, match della Taca de Prata, il torneo “Roberto Gomes Pedrosa”. 

Pare che ci vollero quasi 10 minuti prima di battere il penalty, tanti erano i fotografi e i tifosi che vollero appostarsi dietro la porta di Andrada per non perdersi quel momento storico. Dopo il gol ci fu un’invasione di campo di centinaia di tifosi e giornalisti che gli strapparono una dichiarazione che rappresenta l’uomo Pelé: “Non dimentichiamo i bambini poveri brasiliani”

PELE “SANTO, ATTORE E CANTANTE”

Dopo il ritiro, il brasiliano ha spesso alternato la carriera di ambasciatore del calcio e del rispetto dei diritti umani nel mondo a quella di cantante e attore. Recita in diversi film, il più famoso dei quali è sicuramente “Fuga per la vittoria” (1981), ambientato negli anni della Seconda Guerra Mondiale e diretto da John Huston, al fianco di Michael Caine e Sylvester Stallone.
Pelé stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti. Baurù, la città brasiliana dove cominciò a giocare, gli ha dedicato una statua che farebbe miracoli (c’è chi sostiene di essere guarito toccandola).
Oltre cento canzoni (due incise dallo stesso Pelé, nel 1969 con Elis Regina) prendono ispirazione dalla sua favola.
Per non parlare dei murales: si trovano opere dedicate a Pelé in ogni parte del globo, dalle favelas di Sao Paolo ai quartieri più ‘cool’ delle grandi capitali europee.

PELÉ ED I SUOI RECORD

Eletto Calciatore e Pallone d’oro FIFA del secolo – l’unico ad aver vinto tre edizioni dei Mondiali (1958, 1962 e 1970) – Pelè è ancora oggi il migliore cannoniere della storia della Nazionale brasiliana: 77 reti in 92 presenze, meglio di Neymar (che lo ‘tallona’ con 75 gol) e Ronaldo (62). 

PELÉ COME JOHN LENNON

In Nigeria, per un’amichevole, venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perché tutti potessero vederlo giocare. In Colombia fu espulso durante una partita e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Espulsione revocata e rientro in campo del brasiliano, con i tifosi che tornarono disciplinatamente sugli spalti. “Sono conosciuto più di Gesù”, sentenziò anni fa, come fece John Lennon nel periodo con i Beatles: “Anche se è una cosa blasfema – spiegò – c’è una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesù con i suoi valori. Ma il mondo è pieno di gente che crede in altro: in Asia, ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi è Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare…”.

PELÉ E MARADONA

Maradona è meglio ‘e Pelé, dicono a Napoli. Il dilemma del secolo, prima dell’ascesa di Diego non vi erano mai stati dubbi su chi fosse il più grande di tutti i tempi.

Tra l’argentino e il brasiliano non correva buon sangue fino alla storica la “pace” nella trasmissione televisiva La Noche del Diez, condotta appunto dal Pibe de Oro e andata in onda il 16 agosto del 2005. Dopo la morte di Maradona avvenuta il 25 novembre del 2020, Pelé dedicò un messaggio commovente per Diego. “Ho perso un caro amico e il mondo ha perso una leggenda. Sicuramente un giorno giocheremo a calcio insieme in cielo“.

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