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Patrese ricorda Frank Williams: “un amico, con lui era vietato parlare inglese”

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Il pilota italiano ha corso per lui dal 1987 al 1992: “Persona rigorosa ma trasparente, con lui rapporti ottimi: in una trattativa a forza di chiacchiere mi ha offerto più di quanto volevo chiedergli”

Fonte gazzetta.it

“Con lui mi era letteralmente vietato parlare inglese”. Riccardo Patrese racconta Frank Williams e, pensando alla F.1 anglocentrica di oggi, ti lascia di stucco con quel particolare. Sir Frank non solo sapeva parlare bene italiano (come in francese e in spagnolo), è proprio che col suo pilota pretendeva di farlo. “Sempre, anche quando si discuteva di soldi”. Trattative in cui Patrese era solo, visto che non ha mai avuto un agente. “A fine 1991, per l’anno successivo, a forza di parlare, parlare, parlare in italiano è finita che mi ha offerto più di quel che pensavo di chiedergli…”. Era un’altra F.1, appunto. In cui era più facile costruire rapporti. “Il nostro era ottimo. Frank era un amico, da sempre. Siamo stati bene insieme, tra noi c’è sempre stato molto feeling”.

LA SLIDING DOOR

Sulle sue macchine Patrese ha corso 5 stagioni più una gara, l’ultimo GP del 1987. Ma tutto sarebbe potuto cominciare già nel 1977, per entrambi l’anno dell’esordio: Riccardo 23enne in cerca di un posto tra i grandi, Williams, lontanissimo dall’essere Sir, entrato nel campionato in corsa con la sola auto (al volante Patrick Nève) della nuova scuderia fondata con Patrick Head. “Per il 1978 – ricorda Patrese – Frank aveva trovato un bello sponsor, la Fly Saudia. Ha contattato sia me che Alan Jones, mio compagno alla Shadow. Non che avessimo fiducia, in quella Williams, nessuno dei due”. Anche perché nel 1977 aveva chiuso senza nemmeno un punto. “Solo che – prosegue Patrese -anche nella nostra squadra, in procinto di diventare Arrows, inizialmente c’era l’idea di correre con una sola auto, e confermarono me che ero il giovane”. Così che la scelta della Williams si è fatta da sola: Jones. Bella sliding door: Patrese aveva entrambe le possibilità aperte e con la Williams solo due stagioni dopo, nel 1980, Jones sarebbe diventato campione del mondo. “In quel momento era la decisione giusta. Basta dire che per tutto il 1978 sia noi della Arrows che la Williams abbiamo dovuto fare le pre-qualifiche. E Frank in pista faceva mostrare a Jones il cartello con il mio tempo”. Come riferimento per accedere alla griglia.

Anche se, specie nel 1992, quando il titolo è stato una questione in famiglia, la Williams ha puntato su Nigel Mansell. “Ma non fu favoritismo, fu una precisa scelta strategica. Ed era tutto chiaro, in griglia a Magny-Cours, Head me lo disse: “Guarda che è stato deciso: deve vincere Nigel”. E così fu, con Patrese secondo, dopo i terzi posti del 1989 e del 1991. Senza rancore. “Ci siamo lasciati bene. E siamo rimasti in contatto. Ho sempre ammirato come Frank sia restato nel box per tanti anni nella sua condizione, in carrozzina: dava motivazione a tutti. E credo che sia stata la sua enorme passione a dare a lui la forza di andare avanti…”

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