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TARANTO FC

Panarelli, un anno in più da sfruttare al meglio

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Sei punti in due partite, contro avversari non di prima fascia ma comunque ostici. Il secondo Taranto di Panarelli resta agganciato alle prime con un ritrovato spirito di squadra e un pizzico di buona sorte.
Le vittorie aiutano, i risultati fanno da benzina psicologica per un gruppo che stentava ad amalgamarsi, nonostante la presenza di sette elementi della stagione scorsa.

Un Taranto in balia di equivoci tattici e gestionali, i cui risultati negativi hanno aumentato i dubbi di tifoseria, stampa e in ultimo della squadra stessa, ha cambiato repentinamente marcia, con il ritorno del tecnico della passata stagione, dimostrando anche prontezza atletica per tutti i 90′. Al di là del risultato, è la prestazione che è piaciuta, cazzuta e convincente, in quasi tutti gli elementi schierati.

Il recupero di uomini decisamente ai margini del progetto con Ragno (Pelliccia e Oggiano), il riposizionamento di D’Agostino nello scacchiere tattico, libero di agire in lungo e in largo per il campo, uniti al cambio di modulo più adatto alle sue (ma anche a quelle di altri) caratteristiche, sono alla base del miniciclo positivo aperto due domeniche orsono.

Quanto sopra resta comunque un giudizio sommario. Il vissuto nelle esperienze recenti, con l’abitudine dei nostri, negli ultimi anni in D, di squagliarsi proprio sul più bello, ci consiglia di restare cauti ed evitare i facili entusiasmi.

È successo anche l’anno scorso. Il Taranto del primo Panarelli partì benissimo salvo subire una flessione improvvisa a metà girone d’andata con due sconfitte evitabilissime con Andria in casa e Nardò fuori ed il pareggio in casa contro la Gelbison.
In seguito, dopo una rimonta importante con le vittorie con Bitonto, Cerignola e Savoia, ancora Andria segnò l’inizio di una nuova crisi che portò a tre sconfitte esterne nelle ultime quattro trasferte di campionato.

Panarelli ha un anno in più di esperienza sulla panchina rossoblu, una squadra più forte dello scorso anno (detto da lui in stesso nella conferenza stampa di presentazione) e capisce, come solo un tarantino può, gli umori di una piazza (ai più) apparentemente ingestibile, sempre in bilico tra la voglia di riaccendersi e la disillusione di chi pensa di rivivere lo stesso film già visto e rivisto.

Un film che Panarelli conosce a memoria e del quale anche lui ne ha fatto parte come attore protagonista, nel penultimo capitolo: un vantaggio che dovrà sfruttare per evitare gli errori, anche suoi, che portarono alla mancata promozione, compreso quei cali di tensione (e fisici) contro avversari che in campo (e fuori) hanno dato tutto (e anche di più) contro il Taranto.

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