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INTERNAZIONALE

Messi-Barça, un addio non semplice

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Il calciatore al Barça: “Me ne vado subito, gratis”. Battaglia legale sulla clausola. Parte l’asta: Guardiola lo chiama al City, il Psg offre Neymar, l’Inter spera

Fonte: Roberto Condio, lastampa.it, 26 agosto 2020


“Mi vedo più dentro che fuori al Barcellona”. Le parole dette giovedì scorso da Leo Messi e Ronald Koeman, nuovo tecnico dei catalani reduci dal devastante 8-2 incassato in Champions dal Bayern, da ieri hanno tutto un altro peso. Sembravano lo sfogo di un innamorato deluso dall’orribile stagione, dentro e fuori campo, dell’unica squadra della sua meravigliosa vita calcistica, prigioniero però di un contratto onerosissimo. Ieri, invece, un «burofax» che in Spagna corrisponde alla nostra Pec per inviare comunicazioni certificate, ha urlato che la Pulce davvero non ne può più del club che nel 2000 lo accolse tredicenne. Al Barça ha scritto che se ne vuole andare. Subito. Nonostante un contratto da oltre 100 milioni lordi annui fino al 2021, con clausola di rescissione di 700 milioni. Leo intende avvalersi della possibilità, inserita nell’accordo del 2017, di liberarsi a zero dopo tre anni (quindi a partire da questo 2020). Il club blaugrana conferma la richiesta, ma sottolinea che l’ultima data utile era il 10 giugno. Messi controbatte che il Covid ha allungato la stagione dal 30 giugno al 31 agosto e, quindi, è più che mai valida. Sarà questione seria per legali e non a caso ieri sera il presidente Bartomeu ha convocato una riunione straordinaria della giunta direttiva.

Niente visite né allenamenti

Ma la «bomba» è ormai sganciata. E lo storico strappo consumato. Anche perché il sei volte Pallone d’Oro, vincitore di 34 titoli con il Barcellona per cui ha giocato 737 partite e segnato 634 gol, ha notificato di non volersi presentare alle visite mediche di lunedì e al primo allenamento di martedì, che apriranno il 2020-2021 di una squadra in piena tempesta. Perché il Barcellona di oggi continua a essere «més que un club» soprattutto a causa delle lotte interne che lo stanno divorando, aspettando le elezioni presidenziali di marzo. Messi non si diverte più. Nemmeno in campo, con i tre allenatori (Valverde, Setien e ora Koeman) di questo 2020, primo anno senza titoli dal 2007-8. La goccia che ha fatto traboccare delusione e rabbia è stata la vergognosa batosta in Champions. Le sue foto con la testa bassa, piegato sulle gambe, sull’erba di Lisbona e poi con lo sguardo perso nel vuoto, solitario nello spogliatoio, hanno raccontato un disagio non più sopportabile.

A maggior ragione dopo che, l’altro ieri, il suo Barça ha dato il benservito agli amici Suarez e Vidal, oltre che a Rakitic e Umtiti. La Pulce non intende tornare indietro. Da ieri è, clamorosamente ma anche ufficialmente, sul mercato. Chi l’avrebbe mai detto? Dovesse davvero liberarsi a zero, sono comunque in pochi a poterselo permettere. C’è il sogno Inter, con papà Messi che ha spostato residenza e affari a Milano. Ma ben più concrete paiono piste di club da anni abituati ad affari da Paperoni. Roba da sceicchi. Il Manchester City può giocare la carta Guardiola, artefice del quadriennio più spettacolare del Barça e di Leo. Il Psg ha Neymar che scalpita, stufo di vincere solo in Francia: non è più fantamercato, adesso, l’ipotesi di uno scambio con Messi. Sistemerebbe tante cose.

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