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Mario Biondi: “il Taranto più forte? Quello del ’71-’72”

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Oggi compie gli anni Mario Biondi, classe 1946, difensore rossoblu per 9 campionati consecutivi dal 1968 al 1977, poi allenatore in 2ª per diverse stagioni.
L’abbiamo raggiunto telefonicamente per una breve intervista.

-Buongiorno mister e innanzitutto tanti auguri. Tu sei secondo nelle presenze totali con la maglia rossoblu, 285, dietro al tuo ex compagno di squadra Romanzini che ti precede di una sola partita, secondo per presenze in campionato 264, dietro il solo Manzella. Insomma, sei comunque un totem rossoblu…

“Grazie per gli auguri. Sulle presenze però avrei qualche dubbio, sul conteggio di quelle in Coppa Italia (sorride), ma va bene, ad ogni modo sono secondo in entrambi i casi.”

-Abbiamo spulciato un po’ la tua carriera, sei cresciuto nella Juve, poi un anno alla Carrarese nel ’66-’67, mentre la tua avventura in rossoblu sugli almanacchi parte dal ’68-’69.
C’è un anno di buco, il ’67-’68, dov’eri?

“In realtà ero già del Taranto quell’anno, ma non giocai perché facevo il servizio militare. Dopo il CAR a Cuneo, mi assicurarono che avrei svolto il servizio a Taranto, come successe a Romeo Benetti. Invece mi mandarono a Merano e non ci fu verso per tornare giù.”

-Svelato finalmente l’arcano, dal ’68-’69 sei finalmente entrato nella rosa a disposizione del Taranto e fu subito promozione in B…

“All’inizio ho dovuto guadagnarmi il posto tra i titolari, poi sono entrato e non sono uscito più.”

-Letteralmente aggiungiamo noi. Che ricordi hai di quella estate rocambolesca nella quale il Taranto arrivò in B per l’illecito della Casertana?

“Fu qualcosa di incredibile, il Ponte Girevole occupato, la marea di gente davanti all’Ammiragliato. Mandorono me e Caciagli (l’allenatore di quel Taranto, nds) per parlare alla gente, ricordo che mi portarono in trionfo dopo che s’erano calmati gli animi, ma ancora non c’era la sentenza definitiva.”

-Sentenza che arriverà a campionato inoltrato…

“Saltammo la prima giornata in attesa del verdetto. Quando giocammo la prima partita in casa contro il Varese, lo stadio era stracolmo.”

-Hai segnato una sola rete in rossoblu, proprio nella stagione d’esordio in un Taranto-Pescara 1-0 gol decisivo a pochi minuti dal termine, come fu quel gol?

“Fu un gol che arrivò dopo un forcing che durava da inizio partita. Segnai di testa su calcio d’angolo. Fui sommerso dai compagni. Anche quelli del Pescara, quasi quasi s’erano tolti un peso…

-Hai giocato per 9 stagioni, secondo te qual è stata la formazione più forte di quel periodo?

“Credo che la più forte sia stata quella in cui avevamo Cattaneo come stopper (Taranto stagione 1971-72), avevamo una grande squadra, non abbiamo lottato per la A perché ci mancava qualcosa a livello psicologico.”

-Anche il Taranto 1973-74, sulla carta, era costruito per vincere. Era il Taranto di Invernizzi, tecnico scudettato con l’Inter. Che cosa ne pensavate voi nello spogliatoio, credevate nella A?

“Il compianto Invernizzi non era una cima diciamo (sorride). Sì, sapevamo di essere forti e credevamo di poter salire, ma è mancato qualcosa a livello di spogliatoio, qualcuno che tenesse in pugno il gruppo.”

-Chiaramente, qualcosa su Iacovone ce la devi…

“Fui incaricato di informare Fico. Mi chiamò Clemente Salvaggio per dirmi che Iacovone aveva avuto un incidente, chiesi se s’era fatto male, mi rispose: ‘è morto’. Fu terribile.”

-Potevi fare il capitano, però non l’hai fatto, perché?

“Sì, avrei potuto, ma ogni volta che indossavo la fascia quando mancavano Romanzini o Pelagalli, facevo autogol… c’erano altri ho preferito così”

-Dopo il calcio giocato sei stato allenatore in 2ª per diverse stagioni, vincendo altri campionati col Taranto…

“Ho vinto tre campionati col Taranto (1968-69, 1985-86 e 1989-90, nds) non mi posso lamentare…”

Grazie e ancora auguri a Mario Biondi, un pezzo di storia vivente del calcio rossoblu.


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