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L’urlo di Tardelli, icona mondiale

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C’è un’immagine iconica dell’esultanza di un calciatore dopo un gol, un’immagine che abbiamo tutti ben impressa nella memoria, sia chi l’ha potuto vedere in diretta, sia chi per questioni anagrafiche non c’era ancora o era troppo piccolo.

Stiamo ovviamente parlando di Marco Tardelli e della sua corsa in piena trans agonistica dopo il gol del 2-0 che metteva un’ipoteca solida sul terzo titolo mondiale della Nazionale Azzurra.


Era l’11 luglio del 1982.

Vincere un mondiale è sempre qualcosa di straordinario, qualcosa che va al di là del calcio e dello sport in genere, un momento di coesione sociale spontaneo ed inarrestabile, di rinascita di sentimenti patriottici e di esaltazione collettiva che travalica la fede campanilistica.
È il miracolo della Nazionale, unico fattore aggregante assoluto in un’Italia divisa su tutto.

E quell’Italia viveva uno dei periodi più difficili della storia della Repubblica, con la stagione del terrorismo ancora in atto e, nel campo calcistico, gli strascichi ancora vivi del Totonero del 1980, motivo per il quale proprio Paolo Rossi rientrava da una squalifica di 2 anni giusto in tempo per giocarsi i mondiali spagnoli. Circostanza quest’ultima che farà il paio con le vicende di Calciopoli del 2006.

Il Mondiale dell’82 non iniziò nel migliore dei modi per gli uomini di Bearzot, tre pareggi nel girone eliminatorio contro Polonia, Perù e Camerun ed un passaggio del turno come una delle migliori terze. Le polemiche attorno ad una Nazionale che non entusiasmava erano talmente aspre che Bearzot di concerto con i “senatori” decise per il più famoso dei silenzi stampa di tutti i tempi. Tutti zitti, tranne Bearzot stesso e il capitano Dino Zoff.

La formula di allora prevedeva un secondo turno con 4 gironi all’italiana da 3 squadre, quello degli Azzurri comprendeva i campioni in carica dell’Argentina con un Maradona in più ed un Brasile stellare favoritissimo per la vittoria finale.
L’Italia sembrava la Cenerentola del gruppo, ma come sempre accade in queste circostanze, i giocatori tirarono fuori una rabbia agonistica ed una concentrazione formidabile, riuscendo ad avere la meglio in entrambi gli incontri, regolando 2-1 gli argentini e 3-2, in una partita drammatica il Brasile di Zico, Socrates, Falcao e Junior, con una tripletta del calciatore più contestato fino a quel momento, il rientrante dalla squalifica Paolo Rossi.

La semifinale contro la Polonia più forte di tutti i tempi, orfana dell’ala Boniek per squalifica, fu una formalità per gli Azzurri, 2-0 con una doppietta di Rossi che in tre giorni era diventato per tutti “Pablito“.
Nell’altra semifinale la Germania di Rummenigge ebbe la meglio sulla Francia di Platini ai calci di rigore, dopo che i transalpini s’erano trovati in vantaggio per 3-1 durante i supplementari.

La finale di Madrid contro i tedeschi fu l’ultimo capitolo di un Mondiale che sembrava la trama di un romanzo: rigore fallito da Cabrini sullo 0-0 (ancora oggi ci si chiede per quale motivo sia andato il “Bell’Antonio” sul dischetto), il vantaggio di Rossi per il suo sesto gol in tre partite ed un Pallone D’oro già in bacheca, proprio lui il più contestato e che avrebbe potuto anche non esserci per la squalifica del totonero.
Tardelli per il 2-0, dopo un’azione corale condotta dall’imprendibile Bruno Conti e assist finale di Gaetano Scirea, il tris di Altobelli con il labiale di un presidente Pertini versione “ultrà” che rivolgendosi alle altre autorità sentenziava con un “Non ci prendono più“. Il gol del vecchio Breitner per le statistiche, non rovinò gli ultimi minuti di “melina” in attesa del fischio finale.

L’Italia Campione del Mondo ’82, la corsa e l’urlo di Tardelli che diventa il simbolo di quel Mondiale e, forse, di tutti i Mondiali giocati, almeno per noi italiani.

L’urlo di Tardelli, immagini tratte da YouTube

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