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L’Uefa non cambia idea, semifinali e finale a Wembley

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Continua la polemica politica in Europa sulla decisione dell’Uefa di non spostare le semifinali e la finale di Euro 2020 da Londra, visto l’aumento dei contagi da variante Delta nel Regno Unito. Una vicenda nella quale non si individua con certezza il confine tra la legittima preoccupazione dei governi europei e le schermaglie politiche del post-Brexit.

Fonte corriere.it

La Uefa non cambia idea. L’Europeo prosegue come inizialmente stabilito: semifinali e finali si giocheranno a Wembley, i quarti nelle sedi già decise. Compreso Inghilterra-Ucraina, sabato all’Olimpico di Roma. Quanto al numero di spettatori che potranno entrare agli stadi l’Uefa prova a scansare le polemiche rimandando la responsabilità alle autorità locali.

Tutte le rimanenti partite di Euro 2020 si svolgeranno come programmato. Le misure di mitigazione adottate in ciascuna delle sedi dell’Europeo sono completamente allineate con le normative decise dalle competenti autorità sanitarie locali— si legge in una nota —. Le decisioni finali sul numero di spettatori che assisteranno alle partite e i requisiti di ingresso nelle nazioni ospitanti e negli stadi ricadono nella responsabilità delle autorità locali competenti, e la Uefa segue tassativamente tutte queste misure».

Daniel Koch, consigliere medico della Uefa, ammette che «non si può totalmente escludere che eventi e raduni potrebbero dopotutto aver portato ad alcuni aumenti locali nel numero dei casi. Questo però non si applicherebbe solo alle partite di calcio ma anche a ogni tipo di situazioni che non sono consentite in quanto parte delle misure di contenimento decise dalle autorità locali competenti». Insomma, è ancora possibile riempire (seppur parzialmente) gli stadi, però se a Wembley per le semifinali e la finale è previsto che entrino 60mila persone è una decisione di Boris Johnson.

È stata proprio l’Uefa prima del via del torneo però a chiedere alle città ospitanti che garantissero stadi al 25% della capienza (e solo Dublino e Bilbao si sono rifiutate). «Le intensive campagne vaccinali che sono state messe in campo in tutta Europa e i controlli alle frontiere — prova a confortare lo svizzero Koch, atteso sabato a Roma per la partita dell’Inghilterra — aiuteranno ad assicurare che non cominci nel continente una nuova grande ondata e non si metta pressione sui vari sistemi sanitari, come è successo con le precedenti ondate di contagio».

Le reazioni non sono mancate. «Considero la posizione della Uefa assolutamente irresponsabile», sono le parole per esempio del ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, critico verso la gestione dell’Uefa degli Europei. «Noi tutti sappiamo che l’evitare i contatti e certe regole di igiene sono indispensabili per bloccare i contagi —, ha detto il ministro in conferenza stampa —. La Germania ha permesso un numero limitato di spettatori nello stadio di Monaco, ma a Londra, nello stadio di Wembley, ci sono stati anche 40mila spettatori. Quando si vedono immagini di «persone molto vicine tra di loro» e che «festeggiano i successi con abbracci», è «prestabilito che questo porterà ad un aumento dei contagi», ha aggiunto il ministro tedesco.

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa questa mattina ha invitato l’Uefa a riflettere: «Spero in una decisione di buon senso dalla Uefa. In Inghilterra non c’è una situazione che permette di affrontare con tranquillità l’evento — le sue parole a Radio Capital — . Siamo in un momento d’emergenza quindi mi auguro che la Uefa prenda anche in considerazione l’ipotesi di cambiare la sede della finale o le regole sulla capienza degli stadi. Se sarà tutto confermato, la Uefa dovrà assumersi la responsabilità di questa scelta». «L’ottusa irresponsabilità dell’Uefa che si rifiuta di spostare le partite degli Europei da città dove esiste un grave pericolo di contagio è inaccettabile— ha invece scritto su Twitter Roberto Burioni, virologo dell’Università San Raffaele di Milano — . Inaccettabile anche che i Paesi sovrani lo accettino, mettendo a rischio la salute dei loro cittadini».



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