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CALCIO

L’ignoranza del pallone

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Dopo otto anni di serie D consecutivi (in realtà sono 7 in 8 anni, ma quell’unica C l’abbiamo cancellata un po’ tutti), viene difficile parlare di blasone quando si parla del Taranto. Anche perché bisognerebbe dare un significato a questa parola: cosa s’intende per blasone.

Viene difficile altresì, in un mondo, quello del calcio, in cui vige un’ignoranza bestiale su cosa rappresenti una squadra di calcio storicamente, a livello nazionale e per la propria comunità, avere contezza per il calciatore medio di quale sia il “peso” della maglia che si va ad indossare.

È un concetto estendibile ad ogni società e ad ogni categoria. La maggioranza dei giocatori ignora completamente la storia della propria società. E non si preoccupa nemmeno di andare ad informarsi su cosa vuol dire essere calciatore in una piazza piuttosto che in un’altra.

La scorsa stagione, intrattenendoci a parlare con un calciatore della rosa rossoblù, gli chiedemmo secondo lui, quanti campionati di B avesse disputato il Taranto nella sua storia.
La prima risposta fu “non lo so”, la seconda “forse 2 o 3?”.

Figuriamoci cosa ne può sapere di Taranto e del Taranto un quasi ex calciatore qualsiasi, riferendosi alla presunta necessità della società rossoblu di farsi pubblicità col suo nome.
Al signor in questione, possiamo rispondere senza ombra di dubbio come non sia corretto utilizzare i nomi di quattro piazze storiche del Sud, conosciute in tutta Italia ed anche all’estero per la passionalità delle proprie tifoserie (al di là di ogni categoria), facendosi, in questo caso sì, pubblicità gratuita. Un giocatore dal passato in A, a fine carriera e in cerca di ingaggio, vista la relativa giovane età (32 anni), accostato, guarda caso, solo a società dal nome altisonante per la categoria.

Quattro piazze che, loro malgrado, sono relegate ai margini del calcio che conta, non certo per la loro storia, gloriosa ognuna a suo modo, ma soprattutto per gestioni errate di gente a volte incompetente se non addirittura in malafede.

Quattro piazze che si sono incontrate decine e decine di volte, con spettacolo di pubblico dall’una e dall’altra parte, da quando esiste il calcio in questo Paese.
Auguriamo al calciatore di cui continuiamo a non fare il nome, sempre per non fargli pubblicità gratuita, di trovare al più presto la sistemazione migliore per lui e in base alla sua percezione del calcio, magari in A o B. In D c’è bisogno di gente che corra e si divori il pallone, soprattutto se ti chiami Taranto e giochi su certi campi dove ti aspettano cerchiandosi in rosso la data sul calendario.

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