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IL CLUB

Lecce in A, a Taranto neanche i sogni

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Il Lecce torna in serie A dopo sole 2 stagioni vincendo l’ultima gara casalinga contro il già retrocesso Pordenone.

L’ennesimo capolavoro della società salentina è merito di un territorio che fa squadra e riesce, ormai da decenni, a misurarsi sul tavolo dei grandi clubs di serie A. Dalla politica e dagli imprenditori del territorio, sono le figure istituzionali e professionali di spicco che, lavorando in sinergia e con lungimiranza, conducono per mano un’intera comunità, ormai abituata al palcoscenico più importante del calcio italiano.

E mentre in riva ai Due Mari si discute di elezioni e ci si azzuffa per accaparrarsi la poltrona di sindaco nella città più maltrattata d’Italia, nel ridente Salento si continuano a fare i cosiddetti “fatti”, anche nel calcio.

Il calcio appunto, quella vetrina immediata che può rendere improvvisamente celebre nel globo anche il più sconosciuto borgo di provincia, soprattutto in un campionato seguito a livello internazionale come è quello italiano.

Ci sarebbe molto da imparare dal miracolo Lecce, realtà dalla mentalità pragmatica che fa della squadra di calcio una sorta di Nazionale di tutti i salentini che ha contribuito a creare un’identità riconoscibile distintamente, con un surplus benefico di attività promozionale del territorio e una consapevolezza negli individui che nulla è precluso a chi nulla si preclude a prescindere.

A Taranto restiamo aggrappati ai sogni, anzi da qualche tempo non si osa neanche più sognare. Progetti sempre più al ribasso, come se non fosse mai abbastanza basso il livello del nostro calcio, che dipinge come imprese indelebili la vittoria di una campionato di 4ª serie e una salvezza al limite della decenza in serie C.
Sia chiaro, non è un accusa verso la società attuale che, più o meno, è in continuità, in quanto a risultati ottenuti negli ultimi 30 anni, alle precedenti gestioni, mai capaci di raggiungere obiettivi più ambiziosi della terza serie.

Taranto non è Lecce, è un mondo a sé, una sorta di città-Stato, forse reminiscenza di quel passato glorioso che fu e che si perde nella notte dei tempi della civiltà MagnoGreca. Incapace di fare da collante al territorio di una provincia, seppur dipendente sul piano economico-amministrativo, ma slegata emotivamente dal capoluogo, del quale non ne condivide neanche la forma dialettale. Ciò è anche riconducibile agli insuccessi della squadra rossoblu che, fino a qualche decennio fa, riusciva ad amalgamare il territorio molto più efficacemente di quanto non facessero la politica locale e gli ingombranti e opprimenti complessi industriali della città.

Oggi il Taranto è espressione sempre più ridotta del sentimento popolare: troppi anni di anonimato, fallimenti e delusioni hanno allontanato i vecchi e disinteressato i giovani alla fidelizzazione verso il club rossoblù.
Ciò che accade a pochi chilometri di distanza, qui sembra impossibile possa realizzarsi, anche per il retaggio di un passato recente da incubo che getta le sue ombre su un futuro calcistico che sembra non prescindere mai dalle stesse, cicliche, situazioni.



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