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L’Abodi pensiero…

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Anche Abodi, presidente della lega di B, candidato alla presidenza Figc, ha espresso il suo pensiero sul futuro del calcio italiano. 《Incrementare gli standard qualitativi, diversificare gli investimenti su infrastrutture e formazione, redistribuire in modo più equo i proventi tv, in modo da presentarsi con un’immagine internazionale》questa la sua dichiarazione, in una intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Riforma del calcio, attraverso un ripensamento generale del sistema, rispetto a com’è oggi. Senza snocciolare numeri su retrocessioni e promozioni nei vari campionati, né sul totale dei club professionistici.
Una serie A più moderna, che si metta al passo con i maggiori campionati europei. Un’idea condivisibile, visto che il calcio italiano è ormai indietro su tutto. C’è bisogno di stadi nuovi e di proprietà o in concessione pluriennale, oltre a politiche che incentivino la gente a tornare a godere del calcio dal vivo. L’idea di una più equa distribuzione dei proventi tv, renderebbe più equilibrato e avvincente il campionato (c’è ancora una forbice esagerata tra le big e le medio-piccole) magari premiando maggiormente i risultati e le posizioni di classifica, il che spingerebbe all’investimento in prospettiva.

L’Assocalciatori si schiera ufficialmente con Abodi, per bocca di Damiano Tommasi, che si dice contrario ad un ulteriore taglio degli organici. C’è già stato un taglio di due gironi in lega Pro, da quando è stata eliminata la seconda divisione.
La nostra considerazione è che se i problemi restano è forse il caso di riconsiderare altre ipotesi di risanamento, che prescindano dalla mutualità. Sostenibilità del progetto e garanzie economiche solide per chi si iscrive ai campionati. Chi dimostra di avere queste qualità può far parte del mondo professionistico, non può essere sempre una questione di numeri con cui dividere la torta. La mutualità deve essere il di più, legato alla valorizzazione dei giovani, ai risultati e secondo noi anche al bacino d’utenza (leggasi presenze allo stadio) e alla storia di un club, in modo da rendere più appetibile investire nelle grandi piazze.

Intanto il sei marzo si avvicina, fra poco scopriremo il calcio del futuro prossimo: sarà la visione un po’ utopica ma ammaliante di Abodi ad avere la meglio o il programma, forse più concreto ed immediato, di Tavecchio?

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