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TARANTO FC

La vicenda De Santis e la “questione” Taranto

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La vicenda De Santis raggiunge puntualmente la risonanza nazionale dei maggiori siti d’informazione sportiva.

L’ennesima figuraccia scaturita dal solito gesto della mano ignota di qualcuno, marchia un’intera comunità di tifosi, come sempre accade in queste circostanze.

Vincenzo De Santis, a cui ci sentiamo umanamente vicini in quanto gente per bene, come la stragrande maggioranza silente della tifoseria e dell’intera società tarantina, ha espresso alcune considerazioni personali sull’accaduto, sia in conferenza stampa ieri pomeriggio che in serata a 100sportMagazine, nella trasmissione di Francesco Friuli.

Il Ds rossoblu ha parlato di premeditazione, di gesto ragionato in ottica destabilizzante nei confronti del presidente Giove, prima che a lui stesso.
Conoscendo a fondo la piazza tarantina, possiamo condividere solo in parte tale deduzione.
È evidente a tutti che l’avvento di Giove alla presidenza del Taranto abbia sortito solo insuccessi sportivi in questi quasi tre anni di gestione del club.

A quanto sopra si aggiunga il peccato originale, agli occhi di una parte cospicua della tifoseria, di un presidente che in passato ha fatto parte della società che gestiva il Taranto in quel fatidico Taranto-Catania del 2002.

Giove, sempre per questa parte di tifosi rossoblu, ha avuto sin dall’inizio pochissimo margine di errore. Anzi, a dirla tutta, molti di loro non si sono mai più visti allo stadio in questi ultimi anni coincidenti con la sua presidenza.

Il finale della scorsa stagione, oltremodo negativo, aveva alzato la tensione nella piazza, ancora una volta sportivamente umiliata dal paesino di turno sul campo, dalla giustizia sportiva nelle aule di tribunale, a seguito dei fatti di Picerno-Taranto.

Una sensazione d’impotenza pervade l’ambiente da anni, vessato dal ripetersi di situazioni simili, innervosito da gestioni poco lungimiranti quanto poco trasparenti.
C’è chi ha mollato, definitivamente, da diverse stagioni ormai, chi della serie D non ne vuol più sentir parlare. Tra questi anche parte della tifoseria più accesa, ormai convinta di assistere ogni anno allo stesso teatrino con personaggi più o meno uguali a succedersi nella dirigenza rossoblu.

Il gesto sconsiderato dell’altra sera, del quale tutti ci vergognamo per la grancassa negativa che qualcuno (anche questo in malafede) non manca puntualmente di scatenare contro un’intera comunità, non deve scaricare però la bilancia delle responsabilità del fallimento tecnico e sportivo, come sempre accade da queste parti, sulla tifoseria.
Basta guardarsi le immagini dello Iacovone nei momenti in cui ci stavamo giocando ancora qualche obiettivo nelle passate stagioni in D, non ultimo nel campionato scorso (con Giove presidente), per capire che il pubblico è sempre stato valore aggiunto in certe circostanze. In tal senso, le sei sconfitte in casa di quest’anno restano incomprensibili, oltre ad aver pregiudicato ogni ambizione di vertice.

Continuiamo a pensare (e su questo lo stesso De Santis si è chiaramente espresso sin dal suo arrivo) che i problemi del Taranto siano all’interno del Taranto stesso, più di carattere puramente gestionale che tecnico, a dirla tutta.
Nel calcio i risultati non sono mai frutto del caso e, da uomo di calcio qual è, De Santis sa molto meglio di noi che i campionati si vincono prima fuori dal campo e che i dettagli fanno la differenza. In definitiva, la contestazione è figlia dei risultati. Se il Taranto fosse primo, staremmo parlando d’altro, e lo Iacovone farebbe i 10mila ad ogni partita.

Ora, non sappiamo come andrà a finire la “questione ” Taranto, se resteranno Giove e De Santis o se finalmente arriverà Moratti o Agnelli a prendersi la società, o se più semplicemente il calcio sparirà definitivamente da questa città, come qualcuno auspica mentre si guarda la serie A tranquillamente dal divano di casa.

Nel frattempo ci aspettano altri 3 lunghi mesi di campionato, con una squadra sempre più sola e con pochissimi stimoli, con l’unico obiettivo di arrivare quanto prima alla prossima estate. Per De Santis, a cui rinnoviamo il nostro appoggio umano e morale, saranno comunque altri tre mesi di “apprendistato” sulla mentalità (e le frustrazioni) della piazza tarantina.

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