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CALCIO

La serie A non ci sta

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La Serie A non ci sta, si rivolta e studia le prossime mosse. Vuole una data certa per la ripresa degli allenamenti, ma anche per quella del campionato. Indicazioni che né il governo nel dpcm né Spadafora hanno potuto o voluto (a seconda dei punti di vista) dare. Ieri sera c’è stato un consiglio informale, un’ora e un quarto di chiacchierata con il presidente Dal Pino, l’ad De Siervo, i consiglieri federali Marotta e Lotito, i consiglieri di Lega Antonello, Campoccia, Scaroni e Percassi più il membro indipendente Casasco. Idee molto chiare: la A ha chiesto, come tutte le realtà industriali, una data certa non solo per riaprire gli stabilimenti (i centri sportivi) e la produzione (gli allenamenti), ma anche per tornare in commercio (via alle partite, anche se a porte chiuse). E’ questa la chiave: riprendere le sedute individuali non basta. Anzi, questa concessione da sola (peraltro neppure certa al momento; il governo nel prossimo dpcm che è valido fi no al 17 maggio poteva far poco…) rischia di essere solo dannosa. Cosa succederebbe se le società facessero lavorare sui loro campi i calciatori, spendessero parecchi soldi per gli esami, ma non vedessero ripartire il campionato? Sarebbe clamoroso, perché dovrebbero anche pagare gli stipendi che, in caso di chiusura del campionato, risparmierebbero. Insomma, una doppia o tripla beffa.

Fonte Corrieredellosport. It

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