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Taranto-Lecce “il commento dalla Curva.”

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Torna il derby col Lecce, torna una tifoseria ospite allo Iacovone, in buon numero, ma ben al di sotto delle aspettative, considerato i 9000 abbonati dei salentini e i 1500 biglietti disponibili, oltre alla falla nel sistema automatico che sembra abbia permesso anche ai non possessori di tessera del tifoso di fare il biglietto. Comunque 750 circa gli amici di Lecce, più o meno gli stessi numeri del Francavilla di due domeniche fa.
La trasferta tarantina forse continua a non sembrare agevole, soprattutto sotto il profilo ambientale, anche se ultimamente da queste parti si vince quasi in scioltezza.
Ci rechiamo allo stadio un’ora prima per evitare code all’ingresso, la curva è andata esaurita nel pomeriggio e, nonostante la classifica, si respira aria di impresa. Perché siamo consapevoli che per fare risultati a questa squadra occorre ogni volta un’impresa, a maggior ragione se si incontra una corazzata.
Lo speaker ringrazia a nome della società i 5500 cuori rossoblu che ancora una volta osano sfidare la sorte. Molti restano a casa, presagendo il cappotto. Il numero dei disillusi ha superato di gran lunga quella degli illusi da un pezzo ormai.
I leccesi danno il via alle ‘ostilità’ con il coro sempreverde ”tarantino pdm” dal gusto un po’ retrò, provocando una bordata di fischi cui segue il primo, tanto scontato quanto spontaneo ”chi non salta è un leccese”. Se ne conteranno un altro paio nel corso della gara.
Alla lettura degli schieramenti non capiamo quale possa essere il modulo dei nostri eroi, ma considerato che abbiamo sempre iniziato a tre dietro, anche senza Stendardo, davamo per sicuro col rientro del centrale, il 343, col dubbio di chi potesse agire sulla fascia mancina. Invece il nostro Capitano ci spiazza ancora e vara la difesa a quattro con Nigro centrale destro e Pambianchi terzino sinistro. ‘Speriame ca tene raggione’ frase di ogni prepartita, ormai.

L’inizio è pessimo, il Lecce prende in mano la gara da subito e i nostri, timidi come sempre, cercano di prendere le misure all’avversario. Prima che riescano a capirci qualcosa, Tsonev pesca il jolly da 25 metri. 0-1 e la sensazione che potrebbe non essere l’unico. Qualcuno comincia ad avere dubbi su Maurantonio, ricordando il gol preso a Reggio 7 giorni prima. I leccesi esultano giustamente, e tra loro sbuca uno striscione che allude più o meno alla puzza di pesce che a loro dire emaniamo ancora oggi a distanza di 24 anni dall’ultima volta. Io quell’ultima volta c’ero, e ricordo che anche allora sbucò uno striscione simile, forse sarà stato lo stesso. Nessuna permalosa reazione in curva. Comunque i derby sono belli per questo. Peccato che i nostri in campo non sembrano aver afferrato che partita hanno l’onore di giocare, e il Lecce continua ad imperversare nella metà campo rossoblu. ‘Ce schife’ è unanime il commento a fine primo tempo, i più si chiedono perché non si metta la giusta grinta in campo. ‘A squadre cchiù scarse de l’ulteme vind anne’. ‘No tenime sciueche’, ‘no tenime sciucature’, ‘no tenime allenatore’, praticamente non abbiamo nulla. Inizia il secondo tempo e il Taranto entra con un piglio differente.

La squadra prova ad aggredire finalmente il portatore di palla e il Lecce mostra una certa insicurezza. Potenza sguscia e prova la conclusione, nel frattempo in curva viene acceso un fumogeno che ci annebbia la visuale nel settore, non vediamo nulla, l’urlo del resto dello stadio per un attimo ci fa gridare al gol. Anche arbitro e guardalinee non hanno visto nulla. ‘Era gol’ giurano alcuni. ‘Ladri-Ladri’ e ‘venduto-venduto’ urla la gradinata, mentre i nostri protestano attorno all’arbitro. La partita ora è equilibrata, il Taranto preme, l’ingresso di Viola dà ulteriore verve all’attacco rossoblu. Il pubblico rossoblu ci crede, i nostri provano il forcing finale, Losicco e Viola provano il tiro da fuori e il Capitano fa l’ultimo cambio: Balzano per Magnaghi, con Stendardo che fa il centravanti. Mossa che ai più sa di disperazione e improvvisazione. Finisce col Lecce che guadagna un angolo sotto la Sud che lo festeggia come fosse un gol.

I fischi si mischiano agli applausi tra i tifosi rossoblu, anche sugli spalti sentimenti in confusione. Come le sette formazioni di Prosperi, confusione e sfortuna per lui, oggi un gol-non gol, a Reggio gol subito al 92′, col Francavilla il palo che vanifica il pareggio, ad Agrigento il palo di Bollino. Errori e sfiga spesso viaggiano a braccetto.
Andata anche questa, ultimo posto che s’avvicina, guardiamo avanti e ripartiamo dal secondo tempo di ieri.

Dedicato a Lino.

di Gabriele Franchini

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