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UNA CHIACCHIERATA CON...

Ivano Bordon, “il calcio che piaceva alla gente”

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Una lunghissima carriera, quasi un’era nell’Inter tra il ’69 e l”83, un mondiale vinto da calciatore, un altro da preparatore dei portieri, due scudetti, tre coppe Italia, una finale ed una semifinale di Coppa dei Campioni, quando per giocarla era necessario arrivare primi in Italia.

Stiamo parlando di Ivano Bordon, mitico portiere tra gli anni ’70 ed ’80 di Inter, Sampdoria e Brescia e, ovviamente, della Nazionale.


-Buongiorno mister, partiamo proprio dal tuo rapporto con la maglia azzurra, dopo il mondiale del ’78 Dino Zoff sembrava sul viale del tramonto, invece ha resistito vincendo il titolo piu importante a 41 anni. Hai mai pensato che senza la sua longevità avresti potuto essere tu ad alzare quella Coppa nell”82?

No (sorride), non l’ho mai pensato. Zoff fu attaccato ingiustamente per il gol preso contro l’Olanda in semifinale nel ’78, il ruolo del portiere è difficile perché non permette errori. Si è preso la giusta rivincita nell”82″

-Nel mezzo un Europeo nell”80 in casa ed un’altra semifinale persa contro il Belgio…

In quella partita beccammo un arbitraggio negativo. Un rigore netto per noi per fallo di mano in area, fu tramutato in una punizione dal limite. Passò il Belgio che poi perse la finale con la Germania. Per noi lo scontro in finale contro i tedeschi fu solo rimandato di 2 anni.”

-Una lunga carriera, con una squadra in particolare che ha segnato la tua vita sportiva, l’Inter…

Fu Invernizzi a farmi esordire in prima squadra nel ’70. Invernizzi mi aveva avuto nelle giovanili, quando Heriberto Herrera fu esonerato, prese il suo posto sulla panchina della prima squadra. Da lì iniziammo una grande rimonta e recuperammo 7 punti al Milan. Il sorpasso avvenne con la vittoria a Catania, mentre il Milan perse in casa contro il Varese.”

-Nel 1971-72 la finale di Coppa Campioni contro l’Ajax di Cruijff, che fu marcato da un altro giovanissimo, il 19ennne Lele Oriali, un azzardo forse che l’Inter pagò, vista la doppietta del fuoriclasse olandese.

Giocare una finale di Coppa dei Campioni a 20 anni è stata un’emozione enorme, nulla da dire sul risultato, di fronte avevamo la squadra più forte dell’epoca. Di Oriali, che dire, un grandissimo.

-Nell’80 la semifinale persa contro il Real Madrid, che sarà per alcuni anni la bestia nera dell’Inter nelle Coppe.

Potevamo farcela ad andare in finale, ma al ritorno vincemmo solo 1-0 (all’andata fini 0-2, ndr). L’anno dopo il gol che mi fece Gallego (nel 1982, 1-1 in Coppa delle Coppe, ndr), non è un bel ricordo per me (Bordon si lasciò sfuggire il pallone su di un tiro innocuo, ndr).”

-Che calcio era quello degli anni 70 e 80?

Un calcio diverso, rispetto ad oggi. Si giocava a ritmi meno elevati, anche la preparazione fisica era differente. Era un buon calcio comunque, che piaceva alla gente, i giocatori si riconoscevano in campo, anche senza i nomi dietro le maglie, ma i numeri erano quelli dall’1 all’11, oggi è difficile ricordare tutti i giocatori che passano in stagione in una squadra. Credo che le TV abbiano influito molto nel cambiamento del calcio ed anche dei tifosi.”

-Nel ’79-’80 arrivò il secondo scudetto, con una squadra che, tutto sommato era fatta di giovani, come Altobelli e Beccalossi, che giocatore era quest’ultimo, perché non andò al mondiale?

Si, i più vecchi eravamo io e Marini, avevamo una squadra che già dall’anno prima aveva fatto vedere cose importanti, quando arrivammo terzi. Infatti l’anno dello scudetto rimanemmo in testa dall’inizio alla fine. Beccalossi? Un giocatore che non si capiva se fosse destro o sinistro, talmente era imprevedibile, faceva “girare” la squadra. Ma dietro aveva Oriali e Marini che correvano anche per lui. In Nazionale, Bearzot aveva le sue idee, puntava sul gruppo, già dal ’78 c’era il blocco Juve, più qualcuno del Toro, dell’Inter c’ero solo io.

-Un titolo vinto senza stranieri in squadra, poi si aprirono le frontiere…

E l’Inter prese Prohaska, un buon giocatore, ma forse non ne avevamo bisogno, anche se l’anno dopo vinse lo scudetto con la Roma. La Juve prese Brady, la Roma Falcao…”

-Prima hai nominato Invernizzi, tecnico che t’ha lanciato e che qualche anno dopo arrivò proprio sulla panchina del Taranto. Un Taranto che hai incontrato nel ’75 con l’Inter, 0-1 gol di Mazzola su punizione davanti a circa 30mila spettatori. La ricordi quella gara?

Certo che la ricordo, ricordo tutte le partite che ho giocato. Sono legato alla città di Taranto particolarmente per via di un “Bordon funs club” che mi hanno dedicato là.”

-Dopo l’Inter sei passato alla Sampdoria con la quale hai vinto una Coppa Italia, il primo trofeo in assoluto dell’era Mantovani…

Fu la prima vittoria di un trofeo per la Sampdoria, c’erano due stranieri importanti come Francis e Souness e due giovani che avrebbero fatto strada, Vialli e Mancini.”

-Con la Sampdoria sei ritornato a Taranto (Coppa Italia, 1-4 nel 1985), poi anche col Brescia, 2-1 per il Taranto nel 1988 con doppietta di De Vitis, nonostante quel Brescia fosse pieno di grossi giocatori, come te, lo stesso Beccalossi, Branco, Iorio…

“A Taranto sono stato più volte, ricordo anche una partita con la Nazionale U23 (1974, Italia-Germania Est 0-1). In quello stadio non era facile giocare, la tifoseria si faceva sentire. È un ambiente che carica i giocatori, se le cose vanno bene. Se vanno male, allora lì bisogna tirare fuori quel qualcosa in più da parte dei giocatori stessi.”

-Una volta lasciato il calcio sei passato al “nemico” storico dell’Inter, la Juventus, gestione Lippi, in qualità di allenatore dei portieri, con cui sei ritornato in Nazionale vincendo un altro Mondiale nel 2006…

In realtà ho iniziato questo nuovo percorso nella Solbiatese, dove c’erano già Oriali come Dg e Franco Fontana come allenatore, che mi vollero lì. Poi passai nello staff tecnico di Azeglio Vicini all’Udinese, prima della chiamata di Lippi alla Juventus prima ed in Nazionale poi.

-Proprio la Juve ha vinto domenica il suo nono scudetto consecutivo. Quanto merito stavolta è suo e quanto il demerito delle inseguitrici, Inter e Lazio su tutte?

Penso che il campionato che è ripartito dopo lo stop della pandemia non è stato lo stesso di prima. Tutte hanno avuto più o meno difficoltà, giocare dopo tre mesi, ogni tre giorni, praticamente senza allenarsi, non è stato facile. Però Inter e Lazio avrebbero potuto approfittare maggiormente di qualche risultato negativo della Juve.”

-Non credi che questa poca competitività danneggi l’interesse verso il campionato italiano, non era più bello quando tra gli anni ’70 e ’90 hanno vinto un po’ tutti lo scudetto?

La Juve ha effettivamente preso un vantaggio enorme sulle altre, frutto di una programmazione migliore. Le altre a volte hanno speso anche tanto, ma in certi casi male.

-A proposito di programmazione e di calcio post-pandemico, cosa pensi dell’Atalanta, potrebbe arrivare fino in fondo in Champions?

L’Atalanta sono ormai tre anni che è stabilmente tra le grandi. Gasperini propone un gioco veloce in cui tutta la squadra attacca, fanno pochi passaggi e giocano subito in profondità. Il PSG non avrà vita facile, soprattutto se dovesse prendere sottogamba la partita.”

-Ci puoi indicare due nomi di allenatori che sono stati importanti per te, non solo sotto il profilo sportivo ma anche umano?

Il primo che mi viene in mente è sicuramente Giovanni Invernizzi, devo a lui l’inizio della mia carriera. Poi direi Franco Fontana, con il quale ho iniziato a fare il preparatore dei portieri, che era quello che volevo fare. Ma non posso certo dimenticare Eugenio Bersellini, con cui sono stato sette anni tra Inter e Sampdoria.”

-Hai parlato del pubblico tarantino, ricordando le volte che hai giocato a Taranto. Un pubblico che però da troppi anni riceve poco o nulla in cambio.

Purtroppo è una situazione che si verifica spesso in tante piazze blasonate che in passato partecipavano regolarmente a campionati più importanti. Oggi è difficile fare calcio, i costi sono eccessivi.
Quella del Taranto è una situazione che si vive in altre città, anche del Nord, che non riescono a riemergere. Bisognerebbe stimolare chi ha la possibilità economica ad investire in queste piazze storiche, anche per la funzione sociale del calcio, soprattutto al Sud.”


Ringraziamo Ivano Bordon per la disponibilità con cui ci ha raccontato la sua carriera. Una carriera descritta nel suo libro “In presa alta“, unitamente al lato umano del campione, scritto in collaborazione con il giornalista Jacopo Dalla Palma, in commercio dal marzo 2020.
Lo salutiamo con un arrivederci a Taranto come ai vecchi tempi.

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