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TARANTO FC

Inutile far drammi, testa alla prossima

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E troppo facile parlare quando si vince. Lo è meno quando si perde, in modo inopinato e vistoso come accaduto ieri.

Ieri i presenti (pochi) dello Iacovone hanno avuto un terribile déjà-vu con la gara dell’anno scorso persa malamente in situazioni atmosferiche simili contro l’Andria per 1-3.
Fu l’inizio del novembre nero che continuò con la sconfitta di Nardò, il pareggio casalingo con la Gelbison, la gara sospesa di Fasano con vittoria sfumata al 93′ nel recupero infrasettimanale.

La tentazione è quella di lasciarsi andare a conclusioni drastiche, sull’onda emotiva del risultato netto, anche fin troppo per quanto visto in campo.
È evidente che il Taranto non è la squadra più forte di tutte e le 4 vittorie consecutive non ci avevano illusi in tal senso. La sconfitta fa tornare a galla dubbi e incertezze sulle reali potenzialità di questa squadra che, ricordiamoci, è stata costruita per stravincere il campionato, ma che ha evidenziato difetti da correggere nella sessione di mercato dicembrina.

I rossoblu continuano ad avere problemi di tenuta psicologica, i fantasmi del passato si materializzano ciclicamente nella testa del tifoso, complice una squadra che, ormai storicamente, fallisce quando c’è da fare il definitivo salto di qualità.
Bisogna però cercare di dare la giusta dimensione alla sconfitta di ieri, forse eccessiva nel risultato, ma che comunque di sconfitta si tratta.

Alla vigilia, c’erano tutti i presupposti affinché si catalogasse come difficile la gara contro il Gravina, squadra esperta, con un Santoro che segna a raffica ed un tecnico preparato come Loseto.
Cosi è stato sin dalle prime battute. Il Gravina l’ha probabilmente vinta sui nervi e con un pizzico di fortuna nell’occasione del rigore fallito da Genchi, episodio spartiacque della contesa.
Il Taranto ha sbattuto sul muro eretto a difesa di Loliva, prestando il fianco inevitabilmente alle sgroppate in contropiede degli avanti murgiani, bravi a capitalizzare quasi tutte le azioni offensive costruite. Un Taranto che ha peccato in concentrazione contro un avversario da battere assolutamente in un contesto quasi surreale, sconfitto prim’ancora dalla sua ansia che dalla qualità di un Gravina decente ma non trascendentale.

Un Gravina che ha studiato la partita a fondo, interpretandola alla perfezione, cercando anche di attaccare nel primo tempo in favore di vento, trovando il gol nell’unica conclusione nello specchio del porta sul finire di frazione e agendo di ripartenza nella ripresa, nella quale il palo di Genchi su rigore ha definitivamente indirizzato la gara a suo favore.

L’equilibrio però continua a regnare in campionato, il Bitonto pareggia a Sorrento, vince il Foggia su rigore contro l’Altamura e si rifanno sotto Cerignola e Casarano.
Ed è l’equilibrio a tenere in corsa un Taranto che deve mettere subito da parte la sconfitta e ripartire in fretta, mantenendo alta la concentrazione in vista della prossima difficile gara di Fasano, dove bisognerà necessariamente recuperare i punti persi in casa, con una condotta umile come quelle viste a Vallo e a Francavilla, in occasione delle ultime due vittorie in trasferta. Inutile far drammi, testa (e cuore) alla prossima.

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