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TARANTO FC

Il Taranto tra ambizioni celate e il rischio di accontentarsi

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Il Taranto si lecca le ferite. Il solito passo falso è arrivato, puntualissimo, proprio mentre si dovrebbe fare il salto di qualità, come a smentire sul nascere ogni discorso positivo fatto nelle ultime settimane.

Se è vero che nessuno si aspettava nulla di eccezionale da una squadra ancora difficile da inquadrare, è altrettanto vero che la sconfitta col Sorrento lascia l’amaro in bocca per com’è venuta e per quel pizzico di ottimismo scaturito dai risultati (ed in parte anche dal gioco) delle prime 3 giornate.

Evitando di soffermarsi sui singoli, analizziamo brevemente quanto osservato in queste prime 4 gare. Il Taranto arriva poco e male alla conclusione rispetto alla mole di gioco prodotta (fin’ora una sola marcatura su azione, quella di Santarpia a Torre Annunziata) e subisce gol in percentuale altissima rispetto alle occasioni concesse agli avversari. Indice di scarsa vena realizzativa degli avanti (già evidenziata in sede di mercato, visti i curriculum) e di cali di concentrazione ed errori individuali in difesa.

Il Sorrento, forse l’unica campana nel girone con un certo spessore tecnico, ha inflitto il primo schiaffo a mano aperta ad una squadra che mostra, in alcuni elementi, limiti caratteriali prima che tecnici. Seppur evidente l’impegno dei ragazzi e la qualità del gioco espresso, il Taranto pecca in mentalità. Quella mentalità che deve avere una squadra destinata a vincere, che strappa vittorie o comunque non perde in qualunque circostanza, anche la più avversa, a maggior ragione tra le mura amiche, dove i punti lasciati per strada non devono superare le dita di una mano.

Montervino ha scelto dall’inizio di alleggerire la pressione sulla squadra, deviando i riflettori sugli altri clubs, evitando aspettative non alla portata e confidando di sovvertire il pronostico con le intuizioni di mercato, il lavoro di Laterza ed ai favori del caso.
Una scelta strategica che forse permette di gestire meglio una sconfitta, seppur non pregiudicante nel percorso ancora lunghissimo del campionato, ma che è già un campanello d’allarme sul proseguo della stagione.

Per il ds rossoblu, infatti, il Taranto dovrà essere competitivo, fino all’ultima giornata, che, tradotto, significa giocarsi comunque la vittoria del campionato, anche se non lo si può/vuole dire. Una circostanza, quest’ultima, che rischia però di attenuare la voglia d’imporsi dei giocatori, chiamati a Taranto per fare bene e non per vincere, non necessariamente. In un’ottica da piazzamento, con l’obiettivo massimo non percepito come possibile per non dire fondamentale.

Un Taranto che rischia così di perdersi in un limbo, incastrato tra il nascondere le ambizioni per attutire le cadute e l’accontentarsi psicologicamente di ciò che viene, senza coltivare quella volontà ferrea con la quale i vincenti costruiscono il proprio destino.

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