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TARANTO FC

Il Taranto e quelle rincorse mai vincenti

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Il Taranto raccoglie tre punti ad Andria dopo 13 anni, precisamente dalla stagione 2005-06 in C2, quella della promozione in C1 ai playoff.

Un successo che lascia invariato il distacco dalle prime Bitonto e Foggia. Pende comunque sulla testa della squadra la questione tesseramento di Kosnic, che potrebbe allargare a 10 i punti di ritardo dalla vetta.

Intanto oggi alle 19 si chiude il mercato. Il Taranto comunque non dovrebbe effettuare altri innesti per il momento. Infatti i giocatori cercati finora sono per la maggior parte tesserati in C, col mercato dei professionisti che apre i battenti il 2 di gennaio.

Ora c’è la pausa per le festività. Al ritorno in campo previsto per il 5 gennaio, ancora un derby a Brindisi contro un avversario che ha ripreso a marciare e che all’andata inflisse il primo dispiacere stagionale ai rossoblu. Sconfitta che sembrava allora solo un incidente di percorso: la vittoria di Casarano della domenica successiva avvallò l’illusione di un Taranto pronto a macinare avversari.

Così non è stato ed ora bisogna decidere che fare di questo campionato. Pensare di recuperare 9 punti su due squadre attualmente molto più affidabili del Taranto è attualmente esercizio per menti più che fantasiose. Il recente passato ci ha messo di fronte a situazioni simili più e più volte e, seppur macinando punti con vittorie in serie nei gironi di ritorno, mai il Taranto è riuscito a spuntarla.

È stato così nel 2013-14 col Matera (35 punti nel ritorno, 27 all’andata), nel 2014-15 con l’Andria (38 punti nel ritorno, 31 all’andata), nel 2015-16 con la Virtus Francavilla (34 punti nel ritorno, 29 all’andata) e l’anno scorso col Picerno (38 punti al ritorno, 33 all’andata).

Emblematica anche l’annata del trionfo di Ragno a Potenza nel 2017-18, col Taranto che nel girone di ritorno riuscì a sommare la bellezza di 39 punti, 10 in più dell’andata, ma non andò oltre il 4° posto finale, con 68 punti totali. Persino nella stagione post fallimento del 2012-13 il Taranto nel ritorno riuscì a raggranellare 32 punti, 4 in più di quanti guadagnati nel pessimo girone d’andata di quest’anno. Insomma, i gironi di ritorno del Taranto sono sempre migliori dei gironi d’andata, almeno in serie D.

Ci sarebbe da chiedersi il perché non si riesca mai a partire bene ma si accumulano ritardi difficili da colmare, anche a fronte di rimonte estenuanti ma mai premiate dal primo posto finale.

Se c’è un fattore che accomuna tutte le stagioni sono i cambi in panchina: nel 2012-13 si passò presto da Napoli a Pettinicchio, nel 2013-14 da Maiuri a Papagni, nel 2014-15 da Favo a Battistini a Cazzarò, nel 2015-16 da Cazzarò a Campilongo per finire ancora con Cazzarò, nel 2017-18 da Cozza a Cazzarò, nel 2018-19 da Cazzarò a Panarelli a una settimana dall’inizio del campionato e quest’anno, con Ragno rinnegato dopo 8 gare per ripiegare ancora su Panarelli.
Assieme ai tecnici abbiamo assistito spesso a inevitabili rivoluzioni di organico a dicembre di ogni anno.

È dunque un problema che si può benissimo individuare nelle scelte iniziali inadeguate o poco supportate, di tutte le gestioni che si sono susseguite negli anni, sia nell’individuazione della guida tecnica che nella costruzione della rosa, spesso con calciatori non sufficientemente empatici, se così si può dire, con la piazza, se non addirittura non all’altezza della situazione.

Che fare allora in presenza di simili prospettive? Bisogna provarci comunque, non vi è altra scelta. Scendere in campo per vincere, sempre, non può non essere prerogativa di una squadra che porta il nome del Taranto. In fondo questa squadra non ha più nulla da perdere.

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