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Il rigore, 11 metri e 129 anni di storia

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Nati dall’idea di un portiere irlandese, sono diventati in oltre un secolo di storia la variabile più imprevedibile di una partita di calcio, capace di creare grandi eroi e tristi capri espiatori

Una storia lunga 11 metri e… 129 anni. Il 2 giugno cade uno degli anniversari calcistici più significativi dal punto di vista del regolamento: in questa data, nel 1891, fu ufficialmente introdotto il calcio di rigore (dall’idea dell’irlandese William McCrum) per punire i sempre più frequenti falli commessi a pochi metri dalla porta per evitare una marcatura avversaria. Croce e delizia degli appassionati, il tiro dagli undici metri (o dalle dodici yard, come piace dire agli inglesi) in oltre un secolo è diventato uno degli elementi del gioco più discussi e controversi, diventando poi, dagli anni ‘70 del Novecento, strumento decisivo per eccellenza per risolvere le partite finite in parità. Tante volte, nella storia, è stato proprio un tiro dal dischetto a fare la differenza tra l’impresa e la disfatta, tante volte l’Italia (a livello di nazionale e di club) ha dovuto fare i conti con la famosa ‘lotteria dei rigori’.

Stilare una graduatoria dei rigori più importanti, siano essi segnati o sbagliati, è un esercizio estremamente complesso. Ogni appassionato ne ha uno che ricorda con estremo piacere o con profonda tristezza, secondo criteri che non possono non essere soggettivi. Di certo nella memoria collettiva restano i rigori decisivi nelle competizioni più importanti, soprattutto a livello internazionale. l destino della Nazionale, in questo senso, è dipeso più volte dai tiri dal dischetto, negli anni ’90 una vera e propria maledizione: le lacrime di Aldo Serena dopo la semifinale con l’Argentina di Italia 90, lo sguardo chino di Roberto Baggio a Usa 94 dopo l’errore che consegnò la coppa al Brasile, l’errore di Gianfranco Zola nella partita decisiva del girone eliminatorio di Euro 96 contro la Germania, la traversa di Gigi Di Biagio a Francia 98 contro i padroni di casa ai quarti, sono tutti colpi al cuore per i tifosi azzurri. Per fortuna, però, a inizio millennio le cose sono cambiate: a Euro 2000 Francesco Totti riportò in auge il ‘cucchiaio alla Panenka’ nella vittoriosa semifinale europea contro l’Olanda, nel 2006 la vittoria in Coppa del Mondo arrivò proprio ai rigori contro la Francia, con il sigillo finale di Fabio Grosso. In quel torneo, tra l’altro, un altro rigore era stato decisivo, quello che Totti trasformò nei minuti di recupero contro l’Australia, agli ottavi. Dopo la vittoria nel Mondiale, gli Azzurri si sono trovati a fare i conti con i tiri dal dischetto in tre edizioni consecutive degli Europei: nel 2008 andò male contro la Spagna, nel 2012 fu vittoria contro l’Inghilterra, nel 2016 arrivò la dura sconfitta contro la Germania. Ancora oggi i rituali pre-rigore di Graziano Pellè e Simone Zaza contro i tedeschi sono ricordati con amarezza dai fan. Quando si parla di rigori ci sono anche quelli che restano nella storia dei club: il Milan ricorda bene le parate di Dida e lo sguardo concentrato di Shevchenko prima del tiro decisivo della finale di Champions League del 2003 contro la Juventus. I bianconeri, a loro volta, rammentano con immenso piacere la sequenza finale del 1996 contro l’Ajax, chiusa dal rigore vincente di Vladimir Jugovic.

Per quel che riguarda i migliori rigoristi, i nomi sono importanti e spesso coincidono con personaggi che hanno fatto la storia di questo sport: sono tiratori affidabili i due migliori calciatori al mondo, Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, lo sono stati in passato fenomeni, tra gli altri, come lo stesso Totti, Andrea Pirlo, Zinedine Zidane, Alessandro Del Piero, Marco Van Basten, Diego Maradona, Michel Platini, Johan Cruijff, Pelé. Ci sono poi calciatori particolari, che grazie ai rigori hanno ottenuto record più che interessanti: pensiamo ad esempio a Marco Materazzi, che nella stagione 2000/2001 firmò il primato (ancora attivo) di gol segnati in una stagione da un difensore, 12, 7 dei quali dal dischetto. Si ricordano, poi, anche portieri specialisti nei calci di rigore: dai tempi eroici di Lucidio Sentimenti (meglio conosciuto come Sentimenti IV) a quelli più recenti di Josè Luis Chilavert, Rogerio Ceni e Hans Jorg Butt, in più di qualche caso si è proposto lo scontro ‘fratricida’ tra colleghi portieri. A proposito di estremi difensori, alcuni di essi sono entrati nella storia per la loro capacità di neutralizzare i tiri dal dischetto: Gianluca Pagliuca è il recordman in Serie A con 31 rigori parati, davanti a Samir Handanovic, Luca Marchegiani, Gigi Buffon e Andrea Consigli. Ai rigori, poi, sono legati episodi bizzarri e record non esattamente lusinghieri. Evaristo Beccalossi, in Inter-Slovan Bratislava di Coppa delle Coppe 1982/83 ne fallì due, così come ne sbagliò un paio in una stessa partita un rigorista per eccellenza come Pirlo, nel corso di Galles-Italia Under 21 del settembre 1998. In entrambi i casi, però, gli errori furono ininfluenti: l’Inter vinse 2-0, gli azzurrini s’imposero per 2-1. Chi è ricordato come leggenda del rigore sbagliato è però un argentino, Martin Palermo. Nella Coppa America 1999 El Loco sbagliò non uno, non due, ma ben tre rigori contro la Colombia, che vinse 3-0 (e a sua volta ebbe a favore due tiri dal dischetto, uno sbagliato e uno realizzato). Un record inarrivabile ad altissimo livello.

I rigori, infine, possono stimolare la fantasia e la genialità dei fenomeni del calcio. Per veri geni, infatti, è una variabile davvero particolare del tiro dal dischetto, il rigore a ‘due tocchi’. In questo caso, il tiratore sfrutta l’interpretazione letterale del regolamento che non impedisce di passare il pallone a un compagno dal dischetto, purché si calci in avanti e il compagno di squadra parta dall’esterno dell’area. A riuscire a trasformare il pensiero in azione, però, gente come Johan Cruijff e più recentemente Lionel Messi. Campioni pienamente consapevoli delle proprie capacità: per loro un rischio calcolato.

Fonte sportmediaset.it

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