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SERIE C

Il caso Seregno scuote la C

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Il portiere Fumagalli: “Sembrava Gomorra, mi dissero di salutare mio figlio”

Fonte lacasadiC.com


“Non era una squadra, era una caserma. Sempre in trincea”. Queste sono le parole di Ermanno Fumagalli, portiere del Seregno, ai microfoni della Gazzetta dello Sport. L’estremo difensore bergamasco di nascita ci ha messo la faccia nella vicenda che sta coinvolgendo la sua squadra.  

Il classe ‘82 si è confessato, con le dovute accortezze dato il processo in corso, parlando delle minacce personali arrivate da alcuni “personaggi” e racconta di una vicenda in particolare. “Stava per cominciare l’allenamento e mi si sono avvicinate alcune persone che conoscevo perché bazzicavano attorno alla squadra. “Ti veniamo a prendere a casa, forse non hai capito”; “Non rivedrai più la tua famiglia, stasera saluta Jacopo”. Quando hanno fatto il nome di mio figlio, non ho capito più niente”. 

La paura faceva da padrona dentro lo spogliatoio, ma non solo. “Mia moglie, con due figli in casa, non era più serena. Non era calcio, era Gomorra. È stato devastante”. 


Il presidente del Seregno Erba: “Grave errore portare a Seregno un personaggio come Ninni Corda”

Le precisazioni del presidente del Seregno dopo la divulgazione dell’audio incriminato

Continuano le polemiche extracampo in casa Seregno. Dopo il caos della scorsa settimana, con repliche e denunce tra l’ex dg Corda e il presidente Erba, emergono altri particolari. Nelle scorse ore alcune testate nazionali hanno reso pubblico il testo di un audio del numero uno del Seregno. Quest’ultimo avrebbe esortato i suoi giocatori a “sbranare” e “uccidere” gli avversari.

“Conversazioni che non hanno nessun valore”

Prontamente quest’oggi, tramite una diretta su Facebook, sono arrivate le precisazioni del presidente Erba: “Sono qui anche per scusarmi prima di tutto. Ritengo di aver commesso due grandi errori. Sono stato accusato di aver prodotto quest’audio con queste dichiarazioni molto forti. Non mi sono mai nascosto nella mia vita, l’audio è mio. Non l’ho reso pubblico, ma era riservato solo ad una stretta cerchia di componenti dello spogliatoio. Ho usato un gergo forte, lo ritengo metaforico e iperbolico. Per uccidere l’avversario intendevo battere l’avversario sul campo. Ogni messaggio ha un certo valore a seconda del contesto. Sono conversazioni che non hanno alcun tipo di valore. Sono pentito di questo, perchè non ho mai usato un linguaggio del genere. Dispiace che sia stato strumentalizzato, dopo diverse settimane e sia stato fatto uscire oggi. E’ stato tutto fatto appositamente per nascondere alcuni fatti che hanno rilevanza anche penale”. 

Poi un passaggio anche sul mondo giornalistico: “Probabilmente ciò che dico è ritenuto interessante. Sarebbe stato sufficiente parlare con gli interlocutori, il giudizio andava cercato in loro. Ho chiesto ai miei giocatori se le mie parole potessero essere state offensive. Mi hanno riso in faccia, sono parole da campo e che hanno sentito mille volte”.

La stoccata su Ninni Corda

Non è mancata anche una stoccata da parte di Erba a Ninni Corda: “Devo chiedere scusa ai tifosi, a tutti. Sono una persona garantista, ho sbagliato nel portare un personaggio come Ninni Corda a Seregno. E’ una persona carismatica, ha fatto buoni successi nel calcio. Mi è parsa una persona valida che potesse fare il bene del Seregno. Gli ho dato totalmente carta bianca nel fare le cose. Poi nelle scorse settimane sono stato informato di episodi gravi, ho fatto delle indagini approfondite prima di agire. Posso affermare con certezza che Corda utilizza un metodo totalizzante, volto a spogliare la dignità di tutti. Tranne i suoi due fedelissimi Anelli e Gentile, i quali lavorano sempre a stretto contatto con lui”. Ha concluso il suo intervento ribadendo la fiducia nelle autorità competenti: “Chi ha sbagliato dovrà pagare. Quello che accadrà purtroppo non potrà cancellare la campagna mediatica nei nostri confronti”.



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