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TARANTO FC

Il “caos Taranto” e le gite della domenica

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La sentenza sul caso Kosnic arriva puntuale in un altro momento topico, in negativo, della stagione rossoblu.

Il Cerignola ringrazia per la “cortesia” ed incamera altri 2 punti che lo avvicinano alla vetta. Il Taranto scivola a -10 e rimbombano nella mente le parole di resa di Giove al termine della partita col Casarano.

Abbiamo un po’ d’esperienza per comprendere che le parole non vengono dette a caso, come può sembrare di primo acchito, soprattutto se chi le pronuncia ricopre cariche pubbliche, come quella del presidente di una squadra di calcio, importante come il Taranto, sicuramente più importante della categoria nella quale attualmente si dimena da sette delle ultime otto stagioni.


Ma non stiamo certo qui ad interrogarci su cosa realmente pensi Giove o ad interpretare le sue parole, onde scovare significati nascosti tra le righe delle sue dichiarazioni. Anche perché è l’esercizio più inutile che possiamo fare, dato che la ragione ci riconduce allo stato attuale delle cose e non abbiamo la sfera di cristallo per prevedere il futuro.

Sembra però che le polemiche e le contestazioni, verso la squadra e la società, abbiano inciso, in che percentuale non possiamo saperlo, sul rendimento dei giocatori (tutti o quasi dal pedigree importante) a detta del presidente Giove e del ds De Santis. Una sorta di teoria del caos in salsa tarantina, per la quale, le pressioni dell’ambiente (tifoseria iper delusa, stampa infedele e personaggi che vogliono il male del Taranto a prescindere) inficiano il rendimento degli uomini di Panarelli, soprattutto allo Iacovone.
Proprio lo Iacovone che in passato è risultato decisivo affinché i rossoblu agguantassero vittorie insperate grazie alla spinta del popolo sulle gradinate.

Una squadra che, vista da fuori, non sembra avere un’anima, né un’identità riconoscibile. I risultati hanno pesato, in questo caso, perché il calcio è così, se non si vince si perde sicurezza e fiducia in quello che si sta facendo. Ma il discorso vale anche per l’ambiente: se vinci e stai in testa le polemiche scompaiono e la pressione si allenta.
E lo stadio si riempie. Ovunque è cosi, in piazze simili o più grandi di Taranto.

Dunque è davvero tutto finito? Possiamo, noi tifosi, dedicare le domeniche alle famiglie con gite fuori porta in Valle D’Itria o sulla litoranea non appena si avvicinerà la primavera?
Non ancora. Ci si chiede di restare comunque vicino alla squadra, il che è anche condivisibile, ma alquanto contraddittorio dato l’apparente resa della società nella corsa alla promozione.

Apparente. In fondo non si smantella, il gruppo resta questo, fino a fine campionato. Nessuno, a parte Favetta, dice De Santis, ha chiesto di andare via, pochissimi hanno mercato in C.
Noi, per la maggioranza abbonati, potremmo anche ripensarci e abbandonare l’idea di passeggiare la domenica tra i vicoli di Martina o, più in là, del gelato a Campomarino. Saremmo però certamente più stimolati in tal senso da un colpo di coda di questa squadra, finora deludente oltre ogni più pessimistica immaginazione.

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