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CALCIO

Il calcio riparte, ma solo in A

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Il calcio di serie A continua a progettare la ripartenza, anche se gazzetta.it riporta le perplessità di sette società, che preferirebbero non terminare la stagione.
Chi sono queste società? Quelle i cui presidenti hanno esternato nelle varie interviste il loro pensiero contrario alla ripresa, quindi trattasi di tutte le squadre nelle zone basse della classifica, Cellino in testa (a proposito, auguri di una pronta e piena guarigione), che ha ben validi motivi per non volere il rientro in campo e che accetterebbe, parole sue, di buon grado anche la B per il Brescia.

La proposta di giocare il campionato esclusivamente al sud, è sintomo di come si cerchi qualsiasi soluzione pur di andare avanti.
Per quanto sopra, se per la A è ipotizzabile comunque una ripartenza, con modalità ancora da definire a pieno, è molto difficile che ciò possa avvenire dalla B in giù, soprattutto per le stringenti norme sanitarie e la mancanza di strutture adeguate nei campionati minori.

È chiaro come il motivo che spinga la A al ritorno in campo sia soprattutto economico, per rispettare i contratti in essere con le TV, mentre il mero obiettivo della regolarità della stagione resta più che altro legato all’esigenza di evitare controversie con i clubs.

In realtà sembra ancora molto presto per riprendere, anche in serie A. Ma il dado è tratto: a fine maggio si riparte con le semifinali di Coppa Italia, a seguire i recuperi di campionato ed entro metà luglio la fine della stagione.

Messa a posto la serie A (meno la B), restano la C e i dilettanti.
Le società di C hanno lanciato la loro proposta dichiarandosi d’accordo all’unanimità, salvo poi scoprire a stretto giro che l’unanimità viene meno sull’argomento della 4ª promozione. Stop definitivo ai campionati, promozione per le prime 3 dei rispettivi gironi, la quarta da stabilire tramite sorteggio, blocco delle retrocessioni e dei ripescaggi dalla D, ecco le richieste delle società di C.

Insomma, i clubs di C non rinunciano alle promozioni, anche a costo di sorteggiare la 4ª promossa, ma non trovano un sistema per trovare le squadre da mandare in D, anche a fronte di un’insostenibilità più volte enfatizzata della categoria, per la quale molti clubs dovrebbero accogliere la retrocessione tra i dilettanti come una manna dal cielo.

Non a caso, il commento di Caiata presidente del Potenza, quarto in classifica nel girone C, che riterrebbe opportuno il declassamento della terza serie al livello dilettantistico, vista la difficoltà di portare avanti il discorso relativo al semiprofessionismo.

La serie D intanto resta a parole aperta alla ripresa, ma è evidente che prima o poi qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di dichiarare finito il campionato 2019-20.
Come finirà? Soluzione all’italiana: promozioni garantite, retrocessioni bloccate, ripescaggi aperti a tutti a copertura dei posti vacanti in C e D, che saranno inevitabilmente molti.


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