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INTERNAZIONALE

F1: la Williams cambia proprietà

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Il team inglese che ha scritto pagine di storia della F1, da Jones a Senna, trionfi e tragedie.

Fonte gazzetta.it, Andrea Fanì
22 agosto 2020


Acquistata da un fondo americano, la leggendaria scuderia di Formula 1 non cambierà nome. Frank Williams l’aveva fondata nel 1966, ha vinto 16 Mondiali ed è stata l’ultima monoposto di Ayrton

Era rimasto l’ultimo team a conduzione familiare, sebbene negli ultimi anni il termine avesse perso le radici di gestione “artigianale”. Ma dopo oltre 50 anni di storia e 45 di F.1, la Williams non è più dei Williams. Ieri con un comunicato il team britannico ha annunciato il passaggio al fondo di investimento Dorilton Capital, piedi a New York, sguardo sul mondo e mani in diversi settori, tra cui salute, ingegneristica e manifatture.

«È la fine della Williams come proprietà familiare. Ma il suo futuro è assicurato. Inizia un nuovo percorso verso il successo», ha sentenziato Claire, la figlia di Frank Williams. Il Grande Vecchio ha detto sì all’operazione, perché la sua creatura — quarto erede dopo i tre figli Jonathan, Jamie e Claire avuti con la moglie Virginia — non poteva più sopravvivere senza un altro “padre”.

OSSIGENO

Tra la prima vittoria in F.1 del 1979 e l’ultima del 2012 sono passate avventure, successi sorprendenti e tragedie leggendarie. Ma nei motori l’era romantica è finita da un pezzo e per Williams il bilancio sostenibile diventava sempre più difficile. Il primo indebitamento del 2008 era diventato così strutturale — il bilancio 2019 si è chiuso con perdite per 15 milioni di euro — da costringere la Williams a rendere pubblico lo scorso maggio un procedimento tecnico di vendita. La crisi economica globale, gli sponsor sempre meno stabili e l’effetto Covid (che aveva fatto scappare anche l’ultimo investitore, Rokit) stavano dissanguando il team. Insostenibile per qualunque società, insopportabile per Sir Frank, che nel 1966 aveva alimentato la sua passione per i motori tanto da arrivare in Formula 1 e vincere 16 Mondiali. «Tutto il Cda ha dato parere favorevole all’operazione —, ha spiegato Claire —, volevamo trovare un partner credibile e abbiamo assicurato il futuro dell’azienda, la nostra sopravvivenza». E siccome gli affari sono affari, la Williams è quotata in Borsa dal 2011 e i soldi arrivano se l’investimento ha un valore (o ne avrà in un ragionevole futuro), Matthew Savage, presidente di Dorilton, ha aggiunto: «Lavoreremo per studiare un piano di revisione e individuare i settori di investimento. Vogliamo riportare il team nei primi posti della griglia, al vertice del Mondiale».

EREDITÀ INCANCELLABILE

I nuovi proprietari hanno confermato che il team manterrà il nome e la sede a Grove (dove la Williams si era trasferita nel 1996 da Didcot), ma con l’uscita di Frank — che deteneva il 52,2% delle azioni — e della famiglia Williams dalla F.1, tutto il motorsport perde qualcosa. Perde, per esempio, l’ultimo uomo capace di creare quasi dal nulla un team di F.1, impresa oggi impossibile. Frank, “sir” dal 1987, aveva fondato la sua Frank Williams Racing Cars nel 1966, arrivando in F.1 nel 1975 per tornarci nel 1978 con la FW06, la prima monoposto disegnata da Patrick Head, ingegnere, amico fraterno, socio e anima gemella di Frank. La Williams era la sua vita, tanto da sacrificarla in nome delle corse: nel 1986 in Francia, tornando dal Paul Ricard, Frank si era rotto la spina dorsale, restando su una sedia a rotelle per sempre. Ma all’epoca la scuderia era già una miracolosa realtà: nel 1979, con la FW07 a effetto suolo (introdotto l’anno prima dalla Lotus disegnata da Colin Chapman), era arrivata la prima vittoria a Silverstone con Clay Regazzoni, seguita a breve da altri quattro successi.

I TRIONFI E I LUTTI

Sì, un piccolo team poteva emergere in quella F.1: e nel 1980 ecco il primo Mondiale con Alan Jones, nel 1985 il primo telaio in fibra di carbonio, nel 1990 l’arrivo di un nuovo progettista, Adrian Newey. Avrebbe fatto la storia, la scrive ancora oggi in Red Bull. Newey progetta auto avveniristiche, con sospensioni attive che si adattano al terreno. I primi Anni Novanta sono un dominio con Nigel Mansell e Alain Prost. La Williams è “la” monoposto di F.1, tanto da spingere Ayrton Senna a lasciare la McLaren. E proprio su una Williams il brasiliano troverà la morte a Imola: Frank sarà accusato di omicidio colposo, ne uscirà pulito ma scosso. Però il dominio non si ferma, e fino al 1997 arrivano due Mondiali con figli d’arte, Damon Hill e Jacques Villeneuve. È l’apoteosi, sarà l’inizio del declino. Negli Anni Duemila la Williams è competitiva ma meno vincente, nel 2008 iniziano i problemi economici ma sembrano solo un momento. Pastor Maldonado vince in Spagna nel 2012 con la FW34, ed è l’ultima volta. Da allora sempre più sofferenza, nonostante i motori Mercedes, nonostante il nome Williams, nonostante la devozione di una famiglia. Nonostante tutto, da oggi si volta pagina. Ma nonostante tutto, la Williams è ancora in pista.

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