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Taranto Matera il Commento dalla curva

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Era grande l’attesa per il ritorno in lega Pro. La prevendita è andata a gonfie vele e molti sono tornati allo stadio dopo anni. All’ingresso Curva Nord un signore con moglie a seguito si guarda attorno un pò spaesato e avvicindosi ci chiede come bisogna fare per superare il tornello. Il signore non andava allo stadio minimo dall’era Blasi. Dopo un rapido corso di “inserimento biglietto”, siamo entrati con “calma” alle 1930. Già c’erano più spettatori della media degli ultimi anni.
Tra i volti ho riconosciuto qualche abituè degli anni della C1, che, coerentemente non sono venuti mai allo stadio in D (forse).
Nel frattempo la curva si riempie e tutti preparano i cellulari per immortalare l’ingresso delle squadre. La formazione è quella che ci si aspettava, il Matera però fa un pò paura. Non a tutti però. Qualcuno pronostica un 3-0 per noi.
Minuto di raccoglimento e pronti via col Taranto spigliato che corre su ogni palla e si procura una punizione dal limite con Bollino, sotto la Nord a una ventina di metri dalla porta. ”Quist è gol” è la frase piu comune in questi casi. “Quist è u prime” dice l’amico, quello del 3-0. Tocco di Bollino e botta secca di Stendardo, rasoterra palo-rete. Gol, tripudio e serata che promette bene.
A questo punto però finisce la partita del Taranto ed inizia quella del Matera.
Il bello che mancano ancora 35′ alla fine del primo tempo. Che passiamo quasi interamente nella nostra metà campo, con Maurantonio che sventa, tra le altre, un paio di occasionissime per gli avanti del Matera. “Finalmente tinime nu portier mbort” è la voce di quelli che la serie D se lo sono vista tutta.
I tifosi materani prendono coraggio e intonano “chi non salta è tarantino” che si becca una bordata di fischi e un “pure le pulesce tenene a tosse”.
Il nervosismo in curva serpeggia, Papagni inverte gli esterni, ma si nota la differenza di tasso tecnico tra le due squadre, a cui il Taranto sopperisce col cuore. “No u cange a quidd’ si cominciano a sentire i primi tecnici della domenica che fanno già tre cambi nel primo tempo. “Ma Papagne ha ste vede a partite?” urla un altro CT.
“Speriamo che finisce subito il primo tempo” indice di sofferenza in campo e sui gradoni.
La squadra resiste si va al riposo in vantaggio con la speranza di vedere un’altra partita nel secondo tempo.
Papagni cambia subito Paolucci con Balzano che si posiziona esterno a destra con Potenza spostato al centro. Il modulo adesso è 5-3-2, si serrano i ranghi, si passa alla trincea pura. Il Matera cambia De Rose con Iannini e questo la dice lunga sulla qualità degli avversari. In curva i volti sono tirati, i nostri rincorrono i materani che sembrano superiori anche sul piano fisico. ‘Nonge a fascene cchiù’ il dispendio di energie fisiche e mentali è evidente, il Matera costruisce occasioni a ripetizione e colleziona calci d’angolo. ‘Sonn’à stangá pure lore’ e invece no. Ci tengono in piedi il cuore e l’imprecisione degli avversari che ci concedono un paio di contropiedi mal gestiti e non accompagnati dal resto della squadra che preferisce non sbilanciarsi. Del resto stiamo vincendo. Non si riesce a ripartire palla al piede, è un buttare continuo la palla in avanti o in tribuna. Dai e dai, arriva l’episodio favorevole per il Matera, un rigore per fallo di mano di Nigro. La curva tutta in piedi, istintivamente, quasi dovessimo parare tutti insieme. Infantino non si spaventa e spiazza Maurantonio.
Uno a uno e “U sapeve ije’ e ‘mo pure u seconde pigghiame”. Il pessimismo sale, mentre i materani cantano ‘devi vincere’ escono Potenza e Altobello, stremati, per Magnaghi e Cedric. Quest’ultimo ha subito uno spunto interessante, ma l’atteggiamento della squadra non cambia. Difesa a oltranza e palla spazzata. “Quanto manca?” Rapido sguardo all’orologio ‘Ha finite’ che vuol dire sta finendo.
Non ci accorgiamo del recupero e la gara finisce così all’improvviso. Sospiro di sollievo “N’ha sciute bone”,
“ne vedremo parecchie di partite così quest’anno’ ma anche no ‘mica so tutte forti come il Matera”. Servono rinforzi, è la voce comune, ma è piaciuto lo spirito dei ragazzi che hanno dato tutto e la Curva ha approvato, applaudito. “Undici leoni” è stato il coro finale tributato dalla Nord. Sarebbe stato bello vincere, ma è stato importante non perdere.
Ora siamo ancora un abbozzo di squadra con elementi ancora non in forma e altri che dovrebbero subentrare da qui a qualche giorno.
Punto guadagnato contro un avversario destinato a primeggiare.

 

Gabriele Franchini

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