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UNA CHIACCHIERATA CON...

Chicca Barbieri, io: la Mister!

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Il calcio si sa è materia semplice, ma è anche come dice il buon Arrigo Sacchi la cosa più importante tra quelle meno importanti. Altra ovvietà sul mondo pallonaro è sicuramente il dato statistico concernente all’identità di genere che segue e fa parte di questo universo. Albert Camus, filosofo e scrittore franco algerino asserì che “Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”. Tutto bello, bellissimo, ma…ma le donne? Esistono donne felici in uno stadio o su campo di calcio? Esistono, esistono e spesso le dimostrazioni sono dietro l’angolo.

“Gioco a calcio da quando ne ho memora. Sono nata in una famiglia a maggioranza maschile e la gioia nell’avere finalmente una donna era immensa. Non ho però mai soddisfatto chi mi regalava Barbie o la Nouvelle Cuisine (si sono nata negli anni 80), al contrario i miei migliori amici di gioco erano penna, quaderno ed il pallone.” Esordisce così Maria Federica (chicca) Barbieri, ex calciatrice tarantina ed oggi allenatrice con patentino di Uefa B, che abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua storia calcistica e per sdoganare finalmente, l’ovvia dietrologia che c’è nel connubio donna-calcio.

LA CRESCITA E LA SCELTA: “Sono cresciuta giocando alla tedesca per strada con mio fratello ed i miei cugini, andando alla scuola calcio del paese, il Real Lama, fino ai Giovanissimi (eravamo solo due bimbe). Quindici anni fa il movimento femminile nel calcio andava ancora delineandosi, le società che offrivano la possibilità di avere una squadra femminile erano poche ma qualcosa iniziava a muoversi. Di contro, la mia famiglia, pur avendo sempre appoggiato le mie passioni, mi spingeva più verso la carriera scolastica e universitaria poi. Dopo il diploma, partii per l’università e dovetti decidere di lasciare il calcio a 11. Nel frattempo però a Taranto stava nascendo una società di calcio a 5 che mi chiamò. E così è iniziata la mia esperienza a calcio a 5, tra Città di Taranto fino alla serie A2, dove ho anche fatto la prima esperienza da allenatore in seconda, e Woman Futsal Grottaglie sempre come allenatore in seconda.”

BELLO IL FUTSAL MA: “La mia passione è sempre rimasta legata al campo verde, agli stadi. Sono sempre stata tifosa del Taranto (una di quelli abbonati, che solo in curva si guarda la partita) ed il mio sogno da ex-calciatrice è sempre stato quello di diventare mister, di una squadra maschile. Sono cresciuta con la passione per il Milan, come il mio papà, che mi raccontava delle gesta di Van Basten, Gullit, il ragno nero Cudicini. E da buona milanista non potevo non amare Shevchenko, Maldini, Kakà. 

L’UEFA B: “Per questo motivo, nel 2019 ho deciso che sarei passata “dall’altra parte” e avrei preso il patentino UEFA B. credo che la prima cosa che mi abbia spinta sia stata la passione verso questo sport, ma suppongo che anche la voglia di cambiare la faccia di questo sport, prettamente maschile, mi dia la giusta determinazione nel continuare con il mio percorso. Soprattutto quando incontro difficoltà sul mio cammino.”

LA RICETTA PER IL FUTURO: “Non ho la formula per il “successo”, qualsiasi esso sia per me, ma so che per raggiungere il mio obiettivo dovrò lavorare tanto, tantissimo probabilmente, non solo dal punto di vista delle mie conoscenze tecnico-tattiche ma anche per farmi “accettare” in questo ambiente. Affermare la mia figura attraverso la mia competenza in modo che, la cosa più ovvia agli occhi (l’essere donna) sia vista come punto di forza e non di discriminazione o peggio ancora pregiudizio. Non mi piace parlare di quanto sia difficile per una donna affermarsi in un ambiente maschile, perché credo che il solo parlarne ci metta in una posizione di svantaggio. Preferisco piuttosto impegnarmi al massimo perché siano le mie preparazione, costanza e determinazione ad essere apprezzate.”


IL PRESENTE: “Ad oggi, sto movendo i miei primi passi da mister. Da tre anni infatti alleno in una società della provincia, Ragazzi Sprint Crispiano, scuola calcio élite, che da subito mi ha supportata e contribuisce alla mia crescita. Alleno il gruppo esordienti da tre anni e quest’anno mi cimento per la prima volta con il settore giovanile. Da questa stagione appunto, ho la fortuna di allenare l’U15 (che ha appena iniziato il primo livello provinciale del campionato regionale) accanto ad un mister che mi sta insegnando tanto e non ringrazierò mai abbastanza.

IL FUTURO: “La strada è ancora lunga, ma un passo alla volta si arriva dappertutto, anche se costa sacrificio, tempo tolto alla famiglia, agli amici, al compagno, incastri impossibili con gli orari lavorativi e occhi cerchiati dalla stanchezza. Ma se hai sempre fisso l’obiettivo davanti a te, il resto conta niente.”

E dato che questo è un articolo iniziato con delle citazioni inerenti alla presentazione del racconto di mister Chicca Barbieri è giusto terminarlo con altri due affermazioni diametralmente opposte che si rispondono però a vicenda.

“Mi dispiace, ma le donne nel calcio non le vedo molto bene”  Gennaro Gattuso.

“Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano” Johan Cruyff

A buon intenditor…

PS: Se ve lo state chiedendo si chiama mister anche una donna che allena e no miss. Nel 1912 l’inglese William Garbutt, divenne l’allenatore del Genoa e i giocatori iniziarono a chiamarlo “mister” come si faceva allora in Inghilterra e questa cosa è stata poi adottata da tutti in Italia per indicare gli allenatori che oltre un secolo fa erano solo uomini…un secolo fa.

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