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La storia del Taranto

Capitolo XI

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L’era Pieroni.

L’estate del 2000 era appena iniziata quando una novità societaria riportò un rinnovato entusiasmo.

Massimo Silva, il giorno della festa promozione in C1 nell’ultima in casa contro il Catanzaro

Ermanno Pieroni, ex ds ai tempi del secondo Carelli, prese le redini della società con una cordata di imprenditori tarantini. C’era aria di ripescaggio in città. E così fu: a fine luglio i rossoblu, tornati alla denominazione ‘Taranto calcio’, forti del migliore secondo posto di tutti i gironi, furono ripescati in C2. Una sensazione di svolta tra i tifosi che non si respirava da anni: era maturato il momento del ritorno nel calcio che conta. Pieroni era all’apice della sua carriera di procuratore. Proprietario anche dell’Ancona in B, aveva la reputazione giusta, in quel momento storico del calcio italiano, per essere credibile al pubblico tarantino e il ripescaggio all’indomani del suo insediamento né aumentò il credito verso il popolo rossoblu, peraltro mai allontanatosi della propria squadra, come avevano dimostrato i numeri di presenze in partite di serie D. Pieroni sapeva, Taranto è sempre stata una bomba ad orologeria di passione pronta ad esplodere se si toccano gli argomenti giusti, se si assecondano le aspettative dei tifosi, cioè squadra forte, giocatori e allenatori carismatici, gestione da serie A anche se si gioca in D.

Il Taranto 2000-01, vincitore del campionato di C2

Aspettative di una piazza sottodimensionata, che mal digerisce l’approssimazione, anche tra i dilettanti. Pieroni stimolava le corde giuste della tifoseria, parlava di calcio con cognizione di causa e la scaltrezza del navigato, i suoi obiettivi dichiarati erano quelli che la gente sognava da anni. Vincere, tornare in B, e poi serie A. In meno di 9 mesi, anche gli ultimi scettici erano convinti: tanto tempo passò dal ripescaggio in C2 alla promozione sul campo in C1, primo posto davanti al Campobasso, a maggio del 2001. Ancora i molisani, rivali per due anni consecutivi. Il Taranto costruito in estate aveva solo giocatori che venivano da categorie superiori (Sesia, Monza, Terrevoli, Veronese, Wilson, Siroti, Giugliano), tutti tranne uno: Christian Riganò, un ragazzone siciliano prelevato dall’Igea Virtus, in serie D, dove era stato capocannoniere. Sarà lui l’idolo indiscusso nei due anni che trascorrerà in rossoblu. Per la panchina fu scelto il compianto Sergio Buso, che l’anno prima aveva guidato il Bologna in A. Tarantino d’adozione, accettò senza problemi di scendere in C2.

Gianluca Triuzzi, uno dei più forti talenti inespressi del calcio tarantino

Il campionato 2000-01 non ammetteva altro risultato che la vittoria finale. Alla prima in casa col Gela il Taranto s’impose 2-1 davanti a 15mila spettatori. La domenica successiva Riganò si prese la scena con una tripletta al Giugliano per lo 0-3 finale. 2-1 al Tricase alla terza. Sembrava che il viatico fosse quello giusto, ma il Campobasso correva come il Taranto e, alle prime difficoltà degli ionici, i molisani seppur sconfitti a Taranto con gol di Riganò, presero un margine di vantaggio che arrivò a 11 punti in occasione della sconfitta di Gela alla prima di ritorno. Buso fu esonerato e al suo posto arrivò Massimo Silva. Il Taranto cambiò marcia e si rifece sotto arrivando allo scontro diretto da secondi in classifica. A Campobasso fu esodo di tifosi: in cinquemila invasero il Romagnoli, ma la partita terminò 1-0 per i padroni di casa con gol di Corona. Sembrava la pietra tombale del campionato, invece le vittorie in serie del Taranto e le sconfitte anche clamorose di un Campobasso in crisi, consentirono il sorpasso e la vittoria del campionato con una gara d’anticipo: 0-0 a Castellammare e il ritorno in C1 ad 8 anni dalla radiazione. In 25mila festeggiarono la promozione la domenica successiva nello 0-0 col Catanzaro.
Il 2001-02 si preannunciava l’anno del ritorno in B: c’era tutto: società, squadra ed empatia con la città, come mai forse dagli anni ’70 in poi e come mai successivamente. Christian Riganò riconfermato al centro dall’attacco fu affiancato da Gianluca Triuzzi, che giocò una stagione strepitosa, sfornando assist e numeri da prestigiatore. Gli arrivi di Di Bitonto, Bennardo, Marziano, Galeoto, Carriello, Pastore, Pisano si aggiunsero alle conferme di Siroti, Di Nardo, Monza e De Liguori.

Christian Riganò e Aldo Monza festeggiano un gol sotto la Nord

Uno squadrone, nel senso effettivo del termine. In panca, Capuano, giovane emergente che farà parlare di sé in queste categorie. A Taranto pagò forse una certa estrositá che mal si sposa se cominci a perdere qualche partita. Fu sostituito dopo la gara persa 3-1 a Lanciano, da Gianni Simonelli, agli antipodi rispetto al predecessore, un navigato maestro di mille battaglie.

Ezio Capuano, solo 4 panchine in rossoblu

Alcuni punti buttati al vento consentirono all’Ascoli di strappare il biglietto per la B da primo in classifica. Il Taranto secondo dovette fare i playoff. Una novità per i tifosi rossoblu, a cui si dovranno abituare negli anni e venire, spessissimo con esito negativo. Il primo avversario, il Lanciano quinto, fu sconfitto non senza patemi nel doppio confronto, in cui decisivo fu il gol al 90′ di Ciccio Galeoto, nel 3-2 per gli abruzzesi dell’andata. Il 2-1 del ritorno in uno Iacovone tutto esaurito, spalancò le porte della finale col Catania di Gaucci.

Gianni Simonelli ha allenato il Taranto forse più forte degli ultimi 30 anni

Della doppia finale con i siciliani si è detto e scritto di tutto. Gli almanacchi riportano l’esito, il risultato freddo, che sancì la fine di un sogno, o il risveglio da un’illusione. Resterà per sempre nella nostra mente la rassegnazione mista a incredulità negli occhi di chi ha assistito, di chi già a un quarto d’ora dalla fine cominciò ad abbandonare lo stadio. Noi continuiamo a pensare che quel Taranto avrebbe fatto un sol boccone del Catania. Invece così non è stato. Una cosa però è certa: da quel giorno è cambiato il rapporto tra il Taranto e i suoi tifosi, tutti. Alcuni non hanno più messo piede allo stadio, altri hanno continuato a frequentare lo Iacovone o sono ritornati a distanza di anni, con la solita passione, ma molta più diffidenza.

Lo Iacovone in quegli anni raggiunge livelli di presenze pari agli anni ’70, con picchi di 20-25mila spettatori





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