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La storia del Taranto

Capitolo IX

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Da Fasano a Carelli.

Due miliardi di lire più i cartellini di Roselli e Gridelli. Maiellaro fu la cessione più remunerativa di sempre per il Taranto. Ai tifosi, che alla festa salvezza sulla rotonda del lungomare urlavano ‘serie A-serie A’, il presidente Fasano rispose ambiguamente smorzando un po’ l’entusiasmo collettivo. Maiellaro e De Vitis (ma non solo) erano pezzi pregiati sul mercato e una loro cessione era probabile. Per Maiellaro s’era fatta avanti la Roma, destinazione che avrebbe attenuato l’amarezza dei tifosi. Il Bari però fece la proposta più concreta e Fasano acconsentì al trasferimento. In città fu guerriglia, il trasferimento al Bari fu un insopportabile tradimento. Fu la fine del rapporto col pubblico per Fasano che innervosito dalla contestazione non mancò di lanciare frecciate alla tifoseria accusandola di scarsa presenza allo stadio o di entrare senza biglietto. La squadra comunque ottenne nel ’87-’88 la salvezza con un turno d’anticipo e i tifosi scoprirono due grandi giocatori: il primo Dalla Costa, erede nel ruolo di Maiellaro, il secondo Roselli, mezzala dal buon passato che vivrà una seconda giovinezza a Taranto.

Totò De Vitis, un centravanti formidabile

L’anno seguente De Vitis passò all’Udinese, la squadra fu rivoluzionata con l’arrivo di giocatori sulla via del tramonto (Minoia, Tagliaferri) e altri in cerca della definitiva esplosione (Lerda, Dell’anno). Dopo un girone d’andata buono, i rossoblu crollarono nel ritorno, arrivando penultimi e retrocedendo in C1.

Era già in atto però il passaggio di consegne tra Fasano e Carelli, richiamato a furor di popolo alla guida della società. Carelli fece subito le cose in grande: confermati alcuni atleti della stagione precedente (Spagnulo, Brunetti, Insanguine, Roselli, D’ignazio) aggiunse pezzi da 90 come Agostini, Raggi, Evangelisti, Sasso e Coppola. Per il solo cartellino di quest’ultimo il Taranto sganciò 1 miliardo al Cagliari. La panchina fu affidata a Clagluna, e il campionato fu una cavalcata trionfale: primo posto davanti alla Salernitana, record di punti per il girone B e rientro in cadetteria dopo un solo anno. Nel frattempo lo stadio Iacovone era stato completato così come lo vediamo oggi, e la Nazionale maggiore venne per la prima (e unica) volta a Taranto per un’amichevole di preparazione ai mondiali del ’90. Italia-Ungheria fu 4-0 e bagno di pubblico, 27mila spettatori.

Vittorio Insanguine, la stagione 1989-90 è quella della sua consacrazione

Lo stesso pubblico se non di più si vide nell’ultima in casa nella gara che sancì la promozione contro la Ternana, 2-1 il finale. Ecco il tabellino della partita:
Taranto: Spagnulo; Cossaro, D’Ignazio, Evangelisti, Brunetti, Sasso, Picci,
Roselli (60′ Raggi), Insanguine, Agostini, G. Coppola. A disposizione: Piraccini, Gridelli e Gentilini. Allenatore: Clagluna.
Ternana: Renzi; Cardaio (51′ Crivello), Gori, Forte, Taccola, Pochesci, Benetti, Sciannimanico, Eritreo, Borrello, Cozzella (46′ Chiarella). A disposizione: Dei, Grande e Doto. Allenatore: Tobia.
Arbitro: Bettin di Padova.
Marcatori: 30′ (rig.) G. Coppola, 49′ Roselli, 54′ Eritreo (TE).

Per il ritorno in B Carelli scelse Nicoletti per la panchina, un giovane che aveva fatto bene a Giarre in C1. Attuava schemi mutuati dal basket e un gioco a tratti piacevole. Il compito del mister fu agevolato dall’innesto di giocatori di spessore come Turrini e Zannoni. La bontà dell’organico si intuì in coppa Italia, dove il Taranto ottenne la sua unica storica vittoria contro la Juventus per 2-1. Un Taranto forte a cui mancò una punta prolifica per poter pensare a qualcosa in più di un nono posto e una salvezza non agevole a causa di una classifica cortissima. E fine annata Zannoni, Insanguine, Evangelisti, Brunetti e Spagnulo andarono via. Arrivarono Muro, Lorenzo, Soncin e Ferazzoli. La stagione 91-92 fu sofferta, l’estro di Turrini e Muro e le sgroppate di Soncin tennero i rossoblu a galla ma, a due turni dalla fine, servivano quattro punti per sperare ancora nella salvezza. Una doppietta di Lorenzo stese il Pescara fresco di promozione in A, mentre all’ultima un rigore di Muro piegò il Piacenza a domicilio.

Un miracolo. Ancora una volta sarebbe stato uno spareggio a sancire l’esito del campionato.

Ciro Muro, un 10 cresciuto all’ombra di Maradona

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