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Ayrton, 26 anni fa se ne andava il migliore

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Molte tragedie avevano già colpito il “Circus”: due in particolare toccarono l’immaginario collettivo degli italiani: il primo accaduto nel ’76 al Nurburgring a Niki Lauda, rimasto miracolosamente vivo anche se segnato nel volto e nel fisico per tutta la sua (straordinaria) vita, l’altro a Zolder in Belgio nel ’82, incidente che causò la prematura scomparsa di Gilles Villeneuve. Entrambi in Ferrari, ovviamente.

Si può scrivere di un mito evitando di essere retorici? Difficile dirlo. Per Senna parlano le sue imprese, era il più grande, senza alcun dubbio, almeno fin quando è stato tra noi.

Descrizione di quell’ultimo weekend di Ayrton Senna, a beneficio di chi è troppo giovane per ricordarlo. La morte di Senna commosse il mondo intero, era il più forte ed il più amato di tutti. Cronaca di un evento che ha segnato una generazione di tifosi e semplici appassionati di F1.

Imola 1994. Sono gli anni in cui la F1 entra a piccoli passi nell’era dell’elettronica. Tutto o quasi è ancora affidato alle capacità tecniche e tattiche dei piloti: la differenza tra i team di punta è a volte minima. Così succede che un pilota giovane può farsi notare con vetture di seconda o terza fascia, grazie al talento innato del fuoriclasse.

La leggenda di Senna nasce un pomeriggio del 1984, Gran Premio di Monaco. Lui esordiente in F1 con la “piccola” Toleman arriva secondo sotto il diluvio dietro Alain Prost, ma solo perché la gara viene sospesa nel mentre lui recuperava 6 secondi al giro sul campione francese della McLaren.
Un segno del destino su un circuito di cui detiene ancora il record di vittorie (6), contro l’avversario di mille battaglie future.

Senna rappresentava un unicum nel suo genere. Un Roby Baggio del volante, capace di essere amato trasversalmente da tutti, tifosi e avversari. Cosa che accade di rado e solo ai più grandi.
Godeva di una considerazione diversa anche dai Ferraristi. Brasiliano dal carattere introverso e perfezionista, aveva una certa empatia col pubblico italiano, mentre in patria era considerato un Dio in terra, lui che in Dio ci credeva veramente. Nonostante fosse l’avversario numero 1 della rossa di Maranello, gareggiando con Lotus, McLaren e Williams, Senna era considerato il più forte: il desiderio era di vederlo in Ferrari prima o poi per colmare il gap con Williams e McLaren. Si parlava infatti di probabile approdo al Cavallino per l’anno seguente (il 1995).

Quel weekend che avrebbe portato al Gran Premio di San Marino del 1º maggio 1994 era già stato segnato dal terribile incidente di Rubens Barrichello su Jordan, rimasto miracolosamente illeso, nelle prove libere del venerdì e da quello tragico di Roland Ratzenberger, nelle prove ufficiali del sabato.
Ratzenberger, pilota sconosciuto ai più, era al suo terzo Gran Premio in F1, su scuderia britannica Simtek, non certo una delle più importanti. L’incidente proprio alla curva intitolata a Gilles Villeneuve.

La tragedia sconvolge Ayrton. Raggiunge il luogo dell’incidente, constata con i propri occhi quanto accaduto. Nella riunione seguente tra piloti, chiede il rinvio della gara, ma non verrà ascoltato. Lo spettacolo deve andare avanti. Chi gestisce il Circus non ne vuol sentire, la F1 muove centinaia di milioni e, in fondo, l’incidente mortale di Ratzenberger non è il primo e non sarà neanche l’ultimo.

Ayrton, al termine delle qualifiche del sabato aveva ottenuto la pole position davanti a Michael Schumacher, pilota Benetton e astro nascente della F1, il quale stava dettando legge sin da inizio stagione.

C’è un’atmosfera strana prima della gara, Senna è angosciato dal presentimento. La notte della vigilia l’ha passata a parlare con la fidanzata e a leggere la Bibbia. Anche quella domenica cercò conforto nella fede. La mattina, come d’abitudine, Ayrton aprì la Bibbia su una pagina a caso e lesse un passo in cui c’era scritto che quel giorno Dio gli avrebbe fatto il dono più grande di tutti, cioè Dio stesso.

La telecamera inquadra il brasiliano già seduto all’interno dell’abitacolo della monoposto. Ayrton non indossa ancora il casco, cosa che pochissime altre volte aveva fatto sulla griglia di partenza ed ha uno sguardo perso, sintomo di poca concentrazione e di irrequietezza. Dentro l’abitacolo ha una bandiera austriaca, se dovesse riuscire a vincere la alzerà facendo con essa il giro d’onore omaggiando il povero Ratzenberger.

La corsa comincia ed è subito incidente alla partenza tra JJ Lehto (Benetton) e Pedro Lamy (Lotus), con i rottami delle vetture che provocano il ferimento di alcuni spettatori. La safety car, entrata in pista a seguito dell’incidente, vi rimane fino alla fine del 5º giro. Dopo la ripartenza, durante il 7º giro, l’incidente fatale per Senna che avviene alla curva del Tamburello: la monoposto del brasiliano arriva a 211 Km/h senza apparentemente sterzare, colpendo in pieno il muretto di recinzione. Le immagini rallentate dimostrano come Senna provi a sterzare, ma la vettura non risponde.

Il piantone dello sterzo si era rotto, ma ad uccidere Senna è un braccetto della sospensione, proiettato dall’angolazione dello schianto dritto verso il suo casco, colpendolo mortalmente sopra l’occhio destro. Il corpo di Ayrton non presenterà nessun altra frattura o contusione: se non fosse stato per quel braccetto forse sarebbe rimasto illeso.

Nelle case, davanti alle TV un misto di incredulità e commozione. Il Televideo, all’epoca il mezzo più veloce per avere notizie fresche, fermo sulla pagina che raccontava l’incidente. Le ultime immagini del pilota brasiliano sono quelle dell’elicottero che lo trasporta in ospedale a Bologna.

S’era compiuto ancora una volta la vicenda dell’uomo. Da campione universalmente riconosciuto, mito vivente per molti, a icona immortale, in un pomeriggio segnato dal destino.

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