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INTERNAZIONALE

Andrea Agnelli:”è giusto che l’Atalanta sia in Champions?”

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Mentre il calcio si ferma per il Coronavirus, a Londra si discute il futuro del movimento a livello europeo. Questo quanto raccolto da calcioefinanza.it e rilanciato da tuttocampo.it:

Farà discutere l’intervento di Andrea Agnelli al FT Business of Football Summit, in scena a Londra giovedì 5 marzo 2020. L’evento seguito in streaming su Live Now vedeva tra i principali relatori proprio Andrea Agnelli e Steven Zhang, ma al contrario delle previsioni è un passaggio, registrato da Calcio e Finanza che farà discutere:

“Quello che stiamo facendo è analizzare le dinamiche e capire cosa vogliono i consumatori, non domani, ma tra 10 o 15 anni, cosa potrebbe interessare e quale sia il comportamento della generazione Z. Secondariamente, stiamo discutendo della polarizzazione dei club e come offrire ad un maggior numero di società la possibilità di crescere e diventare grandi. Oggi ci sono posizioni dominanti, dei grandi mercati e delle grandi leghe. Le leghe minori hanno meno possibilità di lottare. Magari si può mantenere il proprio livello internazionale con una determinata posizione minima in classifica, ci sono molti modi. Si può discutere sul fatto che solo perché sei in un grande paese devi avere accesso automatico alle competizioni”.

Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no? Poi penso alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico.

Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi. L’Atalanta quindi avrà meno possibilità di giocare ad alti livelli? Non ho la risposta, si tratta di mettere in campo un processo trasparente per questa decisione. Ci sono squadre che hanno fatto la semifinale di Champions League, che hanno vinto il campionato o la coppa e che guadagnano le qualificazioni solo per il ranking del loro paese. Il punto è come bilanciare, quanto pesa il contributo al calcio europeo e quanto pesa la prestazione di un singolo anno. Non ho la risposta. Quello che va capito è come assicurare ai club sani e quelli che sono limitati dalla grandezza del loro mercato che possano lottare e non siano relegati a crescere i giocatori per le grandi società. Gli ottavi di Champions quest’anno ne sono la dimostrazione, anche la Coppa del Mondo 2018 è stata la dimostrazione del dominio dei paesi europei”.

Una posizione, quella di Andrea Agnelli, un po’ contraddittoria nell’esposizione, ma che lancia inequivocabili indizi sulla visione del calcio del futuro dei grandi clubs Europei (non tutti, gli inglesi sono da sempre contrari a superleghe europee, perché la Premier incassa di più della Champions League), che vorrebbero partecipare alla maggior competizione europea per i trascorsi storici prima che per il diritto sancito dal campo nella propria Lega.

Ci vorrà qualche tempo, ma l’indirizzo è quello, si andrà verso una competizione ad “inviti” ma più che il blasone, saranno sempre i soldi a comandare. Basta vedere come sono cresciuti nel tempo, grazie a sceicchi arabi o magnati russi o americani, clubs che tutto sommato non avevano una grande tradizione europea e, forse, neanche entro i propri confini, come il City ed il Chelsea in Inghilterra o il PSG in Francia. In Germania ecco spuntare il Lipsia, secondo in Bundesliga, squadra fondata dal nulla dalla RedBull. In definitiva, la “colpa” dell’Atalanta non sarà mai quella di non aver titoli per stare tra le grandi d’Europa, quanto quella di esserci riuscita senza comprare Ronaldo o Neymar. Ecco il riferimento di Agnelli alla “salvaguardia degli investimenti” quindi se spendo e non vinco perché qualcun altro è più bravo di me, invece di fallire (come accade a chi gioca in C ad esempio) o ridimensionare gli obiettivi, posso restare per sempre per una sorta di diritto divino tra i migliori. Con la compiacente soddisfazione degli sponsor che coprono d’oro la Champions League.

L’obiettivo di Andrea Agnelli e di tutti i grossi clubs europei è quello di aumentare sempre più gli introiti, pazienza se per far questo si andrà verso un calcio sempre più d’élite, con un’aristocrazia fissa restìa ad accettare l’Atalanta di turno al lauto banchetto regale.

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