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La storia del Taranto

Cap. XVI

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Il ritorno del duo Bongiovanni-Zelatore, il ripescaggio e il disastro in serie C

L’estate del 2015, iniziata con la speranza del ripescaggio in Lega Pro, aveva improvvisamente cambiato direzione verso un’inopinata crisi societaria dovuta al disimpegno del presidente Mimmo Campitiello.

La svolta per il proseguo della vita del club arriva attraverso la soluzione “interna”, con le quote di Campitiello cedute al prezzo simbolico di un euro al duo Bongiovanni-Zelatore, che assicurano così la continuità del calcio rossoblu. Nel frattempo, l’unica vera continuità col passato si identifica nella scadenza dei termini per un’eventuale domanda di ripescaggio, con la “nuova” società che s’insedia quando i giochi sono ormai fatti. Sarà ancora serie D.

Il duo richiama Francesco Montervino per fare la squadra, ma impone il tecnico e una certa tarantinità tra i componenti della rosa.
Tra Franco Delli Santi (prima scelta del duo) e Pierfrancesco Battistini (opzione del Ds), sbuca a sorpresa Michele Cazzarò, che viene dunque confermato alla guida di una squadra che punta “a posizioni di vertice”. Diversità di vedute che si ripeteranno durante l’intera stagione.

Michele Cazzarò, allenatore del Taranto a più riprese dal 2015 al 2018

Montervino ottiene la conferma di bomber Beppe Genchi, accetta di ingaggiare giocatori tarantini tra cui Nicola Russo e Mauro Gori, e porta in dote una serie di under, tarantini e non, quasi tutti non all’altezza della situazione. Con un problema portieri che si protrarrà per tutta la stagione.

In campionato si inizia bene, ma la stagione prosegue in modo altalenante e, all’undicesima giornata, deflagra l’equivoco-Cazzarò, esonerato all’indomani della sconfitta di Aprilia contro una squadra ultima in classifica.
Montervino cala l’asso per la sostituzione: viene chiamato Salvatore Campilongo, un nome che infiamma la piazza e al quale viene affidata una squadra rinforzata da diversi elementi nuovi, tra cui Beppe Siclari, un vero colpo da 90 per la categoria ed il ritorno di Giampiero Ciarcià, finito in estate alla Virtus Francavilla.

Giuseppe Genchi, 48 gol in due stagioni dal 2014 al 2016, tornerà nel 2019, segnando altri 9 gol in rossoblu

Ma le aspettative vengono presto deluse. Campilongo non lega con i senatori, il Taranto rimedia figuracce e vede dilatarsi il distacco dalla vetta, occupata dalla Virtus, fino al -11 post sconfitta nella cittadina in provincia di Brindisi.
Campilongo rifiuta di dimettersi, si rifugia in Campania e manda certificati medici per non rientrare a Taranto. Arriva l’esonero, con Cazzarò che ritorna al suo posto e Montervino che si eclissa fino a fine stagione.

Salvatore Campilongo, esperienza breve e negativa

A sorpresa il Taranto comincia a macinare punti, mentre la battistrada Virtus Francavilla, dilapida il cospicuo vantaggio accumulato fino ad allora. In 9 giornate i rossoblu passano da -11 a -2, con la possibilità di un clamoroso aggancio alla 31ª , con il quasi retrocesso Serpentara di scena allo Iacovone.

I laziali incredibilmente realizzano l’impresa di battere un Taranto che sembrava lanciatissimo, approfittando di una squadra rossoblu troppo scarica nonostante l’importanza della posta in palio. Finisce con un 2-3 che di fatto chiude ogni speranza di promozione diretta in serie C.

Saranno ancora playoff, il Taranto li affronta senza convinzione e con uno spogliatoio spaccato, come dimostrato dalla polemica social Genchi-Ancora, all’indomani della sconfitta interna contro il Fondi. Contro i laziali, la sconfitta arriva nei minuti di recupero del secondo tempo supplementare, al cospetto di un pubblico indispettito che contesta tutto e tutti.

In estate si apre la solita giostra dei ripescaggi e, complice le nuove strategie della Figc che punta a riempire gli organici, il Taranto scopre d’aver buone chances di rientrare in Lega Pro, previo pagamento di un fondo perduto di 200mila euro.
Il duo Bongiovanni-Zelatore non fa proclami, ma conferma l’intenzione di far domanda, anche alla luce di evidenti segnali provenienti dai vertici della federazione. È uno susseguirsi continuo di classifiche di merito, con il Taranto che appare a volte dentro altre fuori, mentre la società non si pronuncia, alimentando illazioni sulla mancanza di risorse per pagare il fondo perduto.

Bongiovanni-Zelatore, in piazza con i tifosi dopo il ripescaggio in C

Il 4 agosto 2016 arriva l’annuncio definitivo, il Taranto è ripescato in serie C. Almeno in 10mila si riversano per le vie del centro con la proprietà in testa a festeggiare il ritorno tra i professionisti.

Il ritorno in C è una liberazione per tutto l’ambiente, ma presto si dovrà fare i conti con la realtà di un ripescaggio inevitabile da parte della società che si rivelerà non all’altezza di un campionato professionistico in una piazza esplosiva come quella tarantina.

Un’immagine della Curva Nord durante Taranto-Matera
1-1, prima giornata di campionato serie C 2016-17
(foto Aps Taras)

La costruzione della rosa viene affidata a Franco Delli Santi, allenatore di professione, mentre in panchina viene richiamato Aldo Papagni, una garanzia per l’ambiente. L’obiettivo è la salvezza, la squadra costruita è un mix di giovani e qualche giocatore in cerca di rilancio. Il primo impegno di Coppa Italia col Melfi è un bagno di folla, con 8mila tifosi sugli spalti. Finisce 2-1 in rimonta, con una doppietta di un centravanti scuola Atalanta, Simone Magnaghi, che resterà una promessa non mantenuta per il proseguo della stagione.

Simone Magnaghi sigla il gol dell’1-0 contro il Foggia (foto CosmoPolisMedia)

In campionato s’inizia contro il Matera di Colummella, uno strano scherzo del destino visto quanto accaduto nel 2014. Lo Iacovone è tutto esaurito con 12mila spettatori. Mariano Stendardo, un veterano della categoria, porta i rossoblu in vantaggio dopo pochi minuti su punizione, ma la partita metterà a nudo le difficoltà di una squadra non all’altezza delle migliori del girone. Il Matera pareggia su rigore, ma la gara è una sofferenza continua.

Alessio Viola esulta dopo una rete. Uno dei giocatori di maggior talento in rosa ma frenato dai continui infortuni

Nonostante tutto i rossoblu fanno bene nella prima parte di campionato, senza brillare particolarmente, giocando di rimessa e affidandosi ai colpi risolutori di qualche giocatore con maggior qualità, come Mauro Bollino e Alessio Viola. La prima svolta in negativo arriva dopo la sconfitta a Catanzaro, 8ª giornata, con l’esonero a sorpresa di Aldo Papagni, alla 99ª panchina in rossoblu. Viene promosso dalla juniores l’ex capitano Fabio Prosperi. Arriva anche un nuovo ds, Fabrizio De Poli, ma nel mercato di riparazione viene ceduto il giocatore di maggior talento, Mauro Bollino, rimpiazzato da un medianaccio dai piedi ruvidi, Stefano Maiorano. Il Taranto è in caduta libera, viene ingaggiato Pantaleo De Gennaro che affianca Prosperi, al quale manca il patentino. La scelta aggiunge confusione, mentre il Taranto precipita in classifica sprofondando in zona playout. Alla 24ª giornata dopo la sconfitta di Andria arrivata al 90′, si cambia ancora, via Prosperi e De Gennaro, arriva Salvatore Ciullo.

Totò Ciullo, con lui il Taranto aveva imboccato la strada giusta, prima del terremoto del 22 marzo 2017

Il Taranto ha un sussulto. Alla 25ª batte 2-0 il Foggia capolista giocando la miglior partita in stagione, nelle successive tre partite Ciullo ottiene un’altra vittoria col Catanzaro e due pareggi in trasferta. Alla 29ª allo Iacovone è di scena l’Akragas, una squadra in crisi e imbottita di ragazzi. Incredibilmente il Taranto s’incarta offrendo una prestazione inguardabile e perde 0-2. In città girano le solite voci su giocatori che giocano a perdere, la successiva a Messina contro un’avversaria praticamente senza società, finisce 3-1 con un Taranto troppo arrendevole. Un comunicato stampa della società con il quale si attaccano i calciatori rei di scarso impegno è forse la miccia che fa scattare l’aggressione da parte di alcune decine di tifosi alla ripresa degli allenamenti, il martedì successivo (22 marzo 2017).

Elio Nigro in un’immagine che dice tutto sul momento difficile del Taranto in campionato (foto Aps Taras)

Si cercano in particolare tre calciatori, Stendardo, Altobello e Maurantonio, ma solo il primo è presente all’allenamento. La notizia fa il giro d’Italia in pochissime ore, Taranto viene paragonata a Kabul da parte di solerti opinionisti ed addetti ai lavori, la squadra si ammutina e chiede in massa di lasciare la città. Stendardo, Altobello e Maurantonio non rientreranno più, il Taranto perde 9 gare nelle ultime 10 partite, la società sembra non interessarsi più alle sorti della squadra, soprattutto all’indomani della sconfitta interna contro il Monopoli, con gol dell’ex Genchi al 92′. La retrocessione arriva alla penultima in casa al cospetto della Vibonese di Campilongo, in una atmosfera surreale con l’incredibile decisione della dirigenza d’indire la giornata pro-Taranto, nel giorno dell’ultima partita interna con i rossoblu che potenzialmente potevano ancora ambire ad un posto nei playout.

Stendardo, Altobello e Maurantonio, foto Carucci

Un disastro gestionale prima ed un fallimento tecnico poi, con il Taranto che retrocede da ultimo in classifica battendo ogni record negativo in terza serie. E con un futuro in serie D incerto.

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