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40 anni fa il trionfo “Mundial”

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Il 3-1 alla Germania Ovest consegnò il terzo mondiale alla Nazionale azzurra dopo un torneo incredibile come la trama di un romanzo.

Ci sono eventi che passano alla storia perché sono fatti eccezionali, che spostano gli equilibri, cambiano le persone, la società. C’è un prima ed un dopo, in certi casi: se oggi pensi al 1982, inevitabilmente ti viene in mente il Mundial…

Quell’11 luglio del 1982, con la vittoriosa finale del Santiago Bernabeu dell’Italia di Enzo Bearzot contro la Germania Ovest di Kalle Rummenigge, si ebbe una svolta decisiva per il calcio italiano, con la serie A che, anche per quel successo, diventerà presto “il campionato più bello del mondo”.

La prima pagina della gazzetta dello sport del giorno dopo

Tutti i più forti giocatori del globo arriveranno prima o poi in Italia, spesso neanche in clubs di prima fascia, oltre a una vagonata di meteore se non proprio bidoni in stile “Allenatore nel pallone”.
Per chi obietterà che non può una partita di calcio essere innalzata al rango di impresa capace di spostare gli equilibri sociali, basterebbe elencare alcuni elementi che hanno reso leggendaria quell’impresa degli azzurri, a cominciare dai 37 milioni di italiani che rimasero incollati alla TV per un sogno inseguito per 54 anni e sfiorato nel ’70 in Messico contro il Brasile di Pelé, proprio dopo un’altra leggendaria partita contro la Germania di Beckembauer terminata 4-3.

Il calcio è senso di appartenenza, dietro i colori di una Nazionale c’è un popolo che, spesso, scopre di essere tale anche in queste occasioni. Tralasciando discorsi che sono appannaggio degli economisti, ma che non sono certo dinamiche secondarie: l’ottimismo aumenta i consumi, il turismo, la voglia di vivere e di fare figli. Ed il calcio, quando si vince, dà una sterzata incredibile all’ottimismo.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in tribuna autorità al Bernabeu

La storia di quel “Mundial”, sembra scritta a tavolino da uno sceneggiatore hollywoodiano per un film sui prodigi dello sport che può stravolgere i pronostici grazie alla tenacia ed al talento. Protagonista una Nazionale italiana arrivata senza alcun credito a giocarsi le sue chances, dopo il terremoto del calcioscommesse che aveva fatto tra le sue vittime anche quel Paolo Rossi che sarà in seguito il principe indiscusso della manifestazione.

Il Mundial di Spagna: l’inizio difficile

Il girone iniziale si concluse con la sofferta qualificazione ottenuta con tre pareggi contro Polonia, Camerun e Perù con polemiche asprissime che colpirono il gruppo e lo stesso Bearzot, colpevole di puntare troppo su di un Rossi fuori forma e di aver lasciato a casa fior di giocatori, come il capocannoniere del campionato, il centravanti della Roma Roberto Pruzzo e il trequartista dell’Inter Evaristo Beccalossi.

Ne seguì un silenzio stampa a metà tra la voglia di fare quadrato all’interno dello spogliatoio e la ripicca contro i giornalisti e l’opinione pubblica. Autorizzati a parlare solo lo stesso Ct e il capitano 40enne Dino Zoff, un’età anagrafica all’epoca non frequentemente raggiunta da nessuno, portieri compresi.

Brasile e Argentina, l’Italia terzo incomodo

Il girone del secondo turno (la formula fu abbandonata dal mondiale successivo) pose gli Azzurri al cospetto dei Campioni del Mondo in carica, l’Argentina di un Maradona ancora non decisivo come lo sarà 4 anni dopo, e i favoritissimi brasiliani di Zico e Falcao, solo per citarne due in una Seleçao tra le più forti di sempre.
Il 2-1 all’Albiceleste, firmato Tardelli e Cabrini sembrò ridimensionarsi all’indomani del 3-0 inflitto dai Verdeoro a Passarella e company, il che metteva l’Italia davanti al difficile compito di aver un unico risultato a disposizione contro il Brasile: la vittoria.

La tripletta di Pablito

La gara del 5 luglio al vecchio Sarrià di Barcellona è ormai storia per certi versi anche più della finale: la tripletta del redivivo Paolo Rossi consegnò la semifinale agli Azzurri e la consapevolezza di aver eliminato i più forti in circolazione, oltre all’immortalità di colui che dal fischio finale di quella gara diventò per tutti Pablito. Nell’immaginario resta anche la parata miracolo di Dino Zoff sulla linea a pochi istanti dalla fine sul colpo di testa di Oscar, con conseguente gesto di no col dito indice della mano destra, cosa che farà anche, per altro motivo, Pertini nella finale contro la Germania.
Pablito piega in semifinale anche la Polonia, orfana di Boniek per squalifica e conduce per mano l’Italia in finale. Nell’altra semifinale, la Francia di Michel Platini, avanti 3-1 ai supplementari si fa incredibilmente raggiungere sul 3-3 per poi cedere ai rigori agli inossidabili tedeschi, mai domi e più abituati a vincere dei transalpini.

La finale più logica

Della finale si è detto tutto, l’avversario è la Germania (ancora Ovest per altri 7 anni), contro la quale le partite ufficiali non sono e non saranno mai banali. Rimangono indelebili nella mente dei flashmob che, anche in chi li ha vissuti all’epoca in diretta, ancora oggi provocano le stesse emozioni:

-Il colpo d’occhio del Santiago Bernabeu dall’alto con 100mila tifosi in stragrande maggioranza italiani giunti da ogni dove;

-il rigore procurato da un Bruno Conti che sarà spina nel fianco della difesa tedesca e ciabattato fuori da Cabrini, rigorista per l’occasione data l’assenza di Antognoni per infortunio;

-l’uno a zero di Rossi, che ci mette la testa intuendo la traiettoria di un cross basso di Gentile in mezzo ad una mischia ad un metro dalla porta di Schumacher;

Paolo Rossi, il Pablito Mundial

-la corsa e l’urlo di Tardelli, il secondo urlo più famoso al mondo dopo quello di Munch, in Italia senza alcun dubbio il più famoso;

-l’esultanza del Presidente Pertini in tribuna che al 3-0 di Altobelli si lascia andare ad un eloquente “Non ci prendono più” con tanto di gesto con l’indice della mano destra;

-l’arbitro Coelho che prende il pallone tra le mani inserendosi nel fraseggio tra Bergomi e Scirea alzandolo in aria al triplice fischio;

-La voce di Nando Martellini che sentenzia “Campioni del mondo, Campioni del mondo”

-Zoff che alza la Coppa del Mondo e il giro di campo con il trofeo;

-Bearzot preso a spalla dai suoi ragazzi.

Ecco di seguito il tabellino della finale:
Italia: Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Bergomi, Conti, Tardelli, Rossi, Graziani (7′ Altobelli, 89′ Causio). All. Bearzot
Germania Ovest: Schumacher, Kaltz, K. Förster, Stielike, B. Förster, Briegel, Dremmler (62′ Hrubesch), Breitner, Rummenigge (70′ Müller), Fischer, Littbarski. All. Derwall

Marcatori: 57′ Rossi, 69′ Tardelli, 81′ Altobelli, 83′ Breitner
Arbitro: Coelho (Bra)
Spettatori 90mila.

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