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AMARCORD

29 anni fa l’ultima promozione in B

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27 maggio ’90- 27 maggio 2019.

D’accordo, siamo tutti stanchi di leggere amarcord.

Ma il nostro Taranto è talmente avaro di ricordi positivi recenti che ci rifugiamo continuamente in ciò che è stato e che sembra impossibile possa tornare, vista la realtà che viviamo, non solo in ambito sportivo, da 25 anni a questa parte.

Eppure quella città aveva gli stessi problemi di ora, se non addirittura peggiori. Disoccupazione, criminalità, scarso senso civico e inquinamento.
La questione ambientale ancora non sapevamo cosa fosse, almeno non noi studenti delle superiori di fine anni ’80. Ogni tanto si sentiva puzza di gas in città, ma nessuno di noi si poneva domande tantomeno c’erano adulti a sensibilizzarci. Quell’odore strano che proveniva dalla zona industriale era compagno tipico di certe mattine in cui il vento spirava verso Sud. Ma la vita scivolava via normalmente ed il Taranto era la squadra della città tutta e tifata orgogliosamente da tutti.

L’obiettivo di queste quattro righe di ricordi che scivolano inevitabilmente sul personale non è certo annacquare gli occhi di chi ha superato da un po’ i quaranta. L’idea resta sempre una: raccontare a chi non c’era per ovvie ragioni anagrafiche che il Taranto che stracciava gli avversari, di ben altro blasone rispetto a quelli di oggi, non è una leggenda mai esistita, anzi.
La squadra dimessa che prende cinque gol a Cerignola senza opporre resistenza, è l’indegna erede di quei tempi, purtroppo.

Quel Taranto ’89-’90 non è mai stato celebrato degnamente. L’ultimo Taranto ad ottenere la promozione in B conquistandola da primo in classifica e con record di punti. Contro avversari che si chiamavamo Palermo Catania Salernitana Perugia Casertana Ternana e Casarano in un girone in cui il favorito era il Taranto sin dall’inizio.

Il Taranto appena retrocesso dalla B e fresco di cambio di proprietà con Donato Carelli presidente, era la squadra da battere.
E il pronostico fu rispettato, a suon di vittorie, una difesa imperforabile (il record di Spagnulo di 956′ d’imbattibilità resiste ancora) e avversari messi in fila e battuti sistematicamente allo Iacovone, dove nessuno o quasi riusciva a strappare neanche il pareggio.

Il presidente Donato Carelli

Il penultimo turno in casa contro la Ternana, in uno stadio con 30mila tifosi pronti a spingere la squadra verso la vittoria che voleva dire matematica certezza della promozione, fu logicamente vinto dai rossoblu che di queste partite in casa, a quei tempi, non ne avrebbero mai sbagliata una.
L’undici di Clagluna recitava così: Spagnulo, Cossaro, D’Ignazio, Evangelisti, Brunetti, Sasso, Picci, Roselli, Insanguine, Agostini, Coppola.

Giusto per far capire a chi non c’era o non si ricorda, di questa formazione Spagnulo D’Ignazio, Brunetti, Picci, Insanguine e Roselli (…grande capitano) più De Solda e Gridelli, facevano parte della squadra che retrocesse dalla B, Coppola aveva vinto la C l’anno prima col Cagliari, Evangelisti Sasso e Cossaro venivano dalla B (Ancona Reggina e Barletta) e Domenico Agostini dalla A (Ascoli).

A questi aggiungiamo Raggi che l’anno precedente aveva perso lo spareggio per la A con la maglia della Reggina, Giacchetta, già in gol nel Napoli di Maradona, Andrea Mazzaferro, jolly (una volta li chiamavano così i giocatori “duttili”) anch’egli in B col Barletta e per quattro stagioni (tre in B) in riva allo Ionio e Gentilini, giovane centrocampista in prestito dall’Inter.

Insomma, uno squadrone che subì solo tre sconfitte “fisiologiche” ad Ischia (poi retrocessa in C2) e Siracusa all’andata, e con la Casertana nel ritorno.

Faceva da contorno una tifoseria che tornava a sognare grazie ad un presidente, Donato Carelli che faceva le cose in grande, in uno stadio nuovo di zecca da far invidia a molte città che facevano la A. Una tifoseria che non aveva mai visto il Taranto più in giù della C e che era anzi stanca di fare l’altalena con la B.

Se quel giorno di 29 anni fa avessero detto ad un qualsiasi tifoso rossoblu che quella sarebbe stata la nostra ultima promozione in B, non avrebbe avuto dubbi: avrebbe pensato che evidentemente non saremmo mai più retrocessi in C…

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