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AMARCORD

11 giugno 2006, De Liguori regala l’ultima promozione

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Quando sei destinato a vincere, anche i cross finiscono dritti in porta.

Detto così sembra che hai avuto culo. Invece, probabilmente quel Dio pallone di cui qualcuno paventa l’esistenza, una volta tanto si è mosso a compassione di quei ventimila “core shcattate” ritornati a crederci ancora una volta, per l’ennesima volta.

Ma non fu affatto semplice. Perché quando c’è di mezzo il Taranto, sbuca sempre il Picerno di turno che ti fotte.
All’epoca il Taranto dovette ben presto lasciare i sogni di primo posto ad una formazione al primo anno tra i professionisti, il Gallipoli di Vincenzo Barba, artefice di una incredibile cavalcata dalla prima categoria fino alla serie B nel giro di pochi anni.

Melfi e Rende agguerritissimi avversari nei playoff, furono abbattuti grazie ad una superiorità netta più di quanto mostrato dai risultati.

Perché il Taranto non vince mai facile. Chi tifa per questi colori lo sa ed è avvolto per questo da una sorta di pessimismo intrinseco, quello per intenderci che ti fa aspettare un decimo di secondo in più prima di esultare al gol (con un occhio all’arbitro e l’altro al guardalinee).

Il Taranto è uso a complicarsi la vita, a rendere meno di quanto potrebbe, a incartarsi sul più bello. A dover lottare contro l’imponderabile che puntualmente si presenta a scombinare i piani. Mai una volta che fili tutto liscio, come succede a certe squadre che vincono i campionati in scioltezza magari venendo dal nulla dei tornei regionali o da una serie infinita di stagioni anonime, salvo beccare l’annata incredibile del tutto in una volta.

Il Taranto non fa quasi mai stagioni anonime. I campionati rossoblu sono quasi sempre più di uno nella stessa annata, con la propensione genetica al piazzamento finale. Così fu anche nel 2005-06. Aldo Papagni risollevò un gruppo qualitativamente importante che era entrato in una crisi di risultati prima e di gioco poi, sotto la guida di Raimondo Marino. Fino ad agguantare, con la solita “grande rimonta a metà”, il secondo posto.

L’impresa era già stata fatta col Melfi in semifinale. Il 3-1 ribaltato negli ultimi 20′ con Lele Catania e De Florio. Sempre al limite dell’infarto, ovviamente. Dopo l’1-1 di Cosenza, il ritorno allo Iacovone poteva essere una formalità. Se a giocare quella partita non ci fosse stato il Taranto, però.

La finale di ritorno fu giocata praticamente a una porta con Ambrosi (il nostro) che si mangiò l’impossibile e Ambrosi (il fratello portiere del Rende) a fare miracoli. La discesa di Vincenzino De Liguori sulla sinistra, lato tribuna, verso la Nord arrivò a due minuti dal 90′.
Il cross a cercare qualcuno o qualcosa che spingesse in porta quel pallone che non ne voleva sapere di entrare.

Sarà stata la pioggia che rese tutto viscido, pallone, terreno e guantoni di Ambrosi, che per la verità non riuscì neanche a toccarla la palla. Una traiettoria impossibile che terminò la sua corsa all’incrocio dei pali opposto.

Destinati a vincere? Forse sì, ma sempre e comunque con sofferenza.

il gol di Vincenzino De Liguori

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